| PRODIGI DI SAN RAFFAELE Di don Marcello Stanzione |
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| Scritto da Amministratore | |
| venerdì 04 settembre 2026 | |
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L'ultimo giorno di viaggio, una vettura particolare le conduceva alla loro comunità. Questa vettura, comprata d'occasione e ridipinta a nuovo, aveva imbrogliato degli occhi esperti. In una discesa ripida, tra due precipizi, il fondo dell'equipaggio si apre, le quattro ruote si separano, il tettuccio trattiene solo l'avantreno. ...
La superiora cade prima sulla strada, ma in ginocchio, gridando: Dio mio, abbiate pietà di noi! Le altre quattro rotolano davanti la carrozza. Se il cavallo si fosse mosso, le quattro povere religiose sarebbero state schiacciate ma egli restò immobile come una statua di marmo; tutte le religiose poterono uscire in mezzo alle ruote. Esse si guardarono con inquietudine; ma non una aveva una scalfittura ed il cocchiere, era stato proiettato lontano, ma era anche lui sano e salvo. L'angelo dei viaggiatori, scelto come loro protettore, le aveva custodite. Siamo fedeli alle raccomandazioni della Santa Chiesa che invoca l'arcangelo Raffaele nella preghiera ch'essa ha composto per i viaggiatori sotto il titolo: Itinerario. Non manchiamo mai, prima d'intraprendere un viaggio, di metterci sotto la protezione del celeste arcangelo. La città di Pozzuoli, in Italia, aveva nel passato, una devozione speciale a san Raffaele. Un muratore di questa città, chiamato Gennaro Di Pietro, lavorava nel rinforzare un muro della chiesa dedicata al santo arcangelo. Il lavoro era arrivato ai pilastri e quasi finito. I muratori si trovavano dunque ad un'altezza considerevole. Era un sabato, 3 marzo; il sacerdote incaricato della chiesa ornava l'altare maggiore di san Raffaele. D'un tratto il piede mancò di sostegno al mastro muratore ed egli fu precipitato dal più alto delle impalcature. Il sacerdote sentendo il rumore, guarda con terrore questo spettacolo spaventoso e sente dire nello stesso tempo che il disgraziato era già morto senza aver potuto ricevere alcun soccorso spirituale. Comunque, pieno di fiducia, egli cade in ginocchio davanti all'altare e prega con fervore. Tutti gli assistenti recitano con lui nove Gloria Patri in onore dei nove Cori celesti. L'arcangelo sentì le loro suppliche. Appena il nono Gloria era finito, ecco che il morto riaprì gli occhi, sospirò, si alzò sui suoi piedi e camminò. Il miracolo fu proclamato ad alta voce e la riconoscenza per san Raffaele raddoppiò quando ci si accorse che Gennaro Di Pietro non aveva né fratture, né ferite, né contusioni. Egli ritornò, pochi giorni dopo, al lavoro, ringraziando, con lacrime, il santo arcangelo del beneficio di cui era stato oggetto. Si legge il seguente estratto in un'opera pubblicata nel 1751, dal padre Gesuita Giuseppe Richa che vi era a Firenze un monastero di Benedettine molto devote a san Raffaele. Il loro confessore, padre Albizzo, dell'Ordine dei Carmelitani, era lui stesso pieno di fiducia verso il santo arcangelo. Queste buone religiose subirono una grande prova che minacciò la reputazione del loro monastero. L'affare era arrivato fino alla Santa Sede ed esse erano in una grande ansietà. Un giorno verso l'ora nona esse sentirono bussare a grandi colpi alla porta del convento. La portinaia accorse e si trovò in presenza di un pellegrino che chiedeva l'elemosina. Vado a Roma, disse, là vi aiuterò, ed al mio ritorno, vi porterò buone nuove; che la comunità reciti durante nove giorni in onore degli angeli i tre salmi: Caeli enarrant, Saepe expugnaverunt e De Profundis, che faccia anche bruciare nove ceri di cera bianca in onore dei nove cori angelici. Il confessore accorse a sua volta; anche lui era stato consolato da un'apparizione di san Raffaele che tranquillizzava le monache sull’esito positivo delle loro preghiere. Qualche tempo dopo, la domenica 1° ottobre verso le 6 di sera, la madre badessa si trovava con altre religiose quando un giovane arriva e dice loro: Buona novella, buona novella. Poi si ritira con la stessa fretta. In effetti, il loro problema era stato risolto a Roma ed esse furono liberate dal pericolo di infamia che le minacciava. Per riconoscenza la madre badessa, Margherita Macci, fece rappresentare l'arcangelo in abito di pellegrino come gli era apparso, e tutte le sere le religiose stabilirono l'uso di recitare dopo la compieta i tre Salmi richiesti dall'arcangelo. In più durante nove giorni, cominciando dalla festa di san Matteo al 21 settembre, esse facevano bruciare nove ceri bianchi, omaggio al santo arcangelo, loro protettore. Da allora i tre salmi indicati da san Raffaele entrarono d'ordinario nelle Novene in suo onore. San Giovanni di Dio, dedito al servizio degli infermi e destinato a fondare un nuovo ordine per aiutarli, fu il privilegiato dell'arcangelo Raffaele che lo soccorreva in tutte le sue difficoltà. Un giorno, le provvigioni alimentari erano insufficienti nel suo ospedale di Granata; non vi era neanche il pane per tutti i poveri, ed il cuore del servo di Dio era nell'angoscia. Subito apparve l'arcangelo Raffaele; tutti quelli che erano presenti gioirono della sua visione. Egli era vestito con abiti simili a quelli di san Giovanni di Dio e portava una cesta colma di pane. Il santo riconobbe subito il suo celeste protettore che l'aveva già assistito. L'angelo gli disse con voce dolce ed affettuosa: Fratello mio, noi formiamo un solo ed unico ordine, si trovano degli uomini che sotto un grossolano abito possono essere uguali agli angeli. Ricevete questi pani che vi invia il cielo per sovvenire ai bisogni dei vostri poveri. Poi, dandogli la cesta, l'arcangelo sparì lasciando al cuore di Giovanni una gioia e delle consolazioni che nulla di terreno saprebbe dare agli afflitti. Grazie alla protezione accordata al santo fondatore, l'Ordine fondato da san Giovanni di Dio, i Fatebenefratelli, guarda l'arcangelo Raffaele come suo patrono speciale e celebra la sua festa con solennità. |
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