| SAN MICHELE: IL PORTASTENDARDO DI DIO Di don Marcello Stanzione |
| Scritto da Amministratore | |
| venerd́ 15 agosto 2025 | |
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E in realtà oggetti e simboli religiosi non dovrebbero mai venire usati in situazioni in cui ci si sente superiori agli altri. Le riflessioni sul trionfalismo dovrebbero tuttavia essere approfondite, poiché in realtà la croce è un simbolo di vittoria, un segno del trionfo sul peccato e sulla morte. E’ legittimo oppure no dare espressione a questo trionfo? Il rischio per ciò che riguarda simboli di questo tipo non sta nel loro intimo significato, ma nel loro uso esteriore. Il fatto che nella morte e risurrezione di Gesù il male e la morte siano stati sconfitti, dovrebbe essere per il cristiano motivo di gioia, ma non di trionfo. E tanto meno di trionfo su chi la pensa diversamente. Condurre guerre e riportare vittorie in nome della croce non dovrebbe apparire oggi ad alcun cristiano come un compito affidatogli a Gesù. A questo punto allora lo stendardo ecclesiastico diventa un buon motivo per meditare suo nostro essere cristiani. Nella leggenda riguardante l’imperatore Costantino (IV sec.), si narra che egli abbia visto in sogno, nella notte precedente la battaglia presso il ponte Milvio, la visione dell’arcangelo Michele che gli indicava il segno della croce, con la promessa “Con questo segno vincerai!”. Questa leggenda, che riguarda il riconoscimento ufficiale del Cristianesimo da parte dell’imperatore Costantino dopo la sua vittoria sulle truppe di Massenzio, vuole narrare, sullo sfondo della politica militare di quel tempo, come la croce abbia iniziato la sua marcia trionfale. E con questo avvenimento la croce ha perso la sua genuinità come segno di vittoria religiosa. Si è trasformata in un segno di vittoria politica. Gli stendardi della chiesa purtroppo ci richiamano questo. Nonostante ciò non dovremmo però lasciare da parte questi segni, ma dovremmo portarli in modo consapevole e autocritico. Come segni della vittoria di Cristo e non del nostro trionfo umano ed ecclesiastico. San Michele è dunque realmente il portastendardo di Dio in questa lotta grandiosa, "signifer Michael"; egli è il Capo degli eserciti celesti che si raggrupparono nell'obbedienza al loro Creatore, "Princeps militiae caelestis". Nel libro dell’Apocalisse gli angeli fedeli sono chiamati i suoi angeli, "Michael et Angeli eius". Chi non intravede fin da ora la grandezza e la bellezza di questo spirito di luce, il cui nome esprime un vittorioso movimento d'adorazione e d'amore. In quel momento magnifico furono trascinati verso Dio tutte le armate del Cielo. |