| PADRE PIO CONFESSORE PER AMORE DELLA MADONNA Di don Marcello Stanzione |
| Scritto da Amministratore | |
| sabato 01 novembre 2025 | |
|
Padre Pio dichiara umilmente: «Io, docile strumento nelle mani della Madonna, durante tutta la vita ho voluto fare un po’ di pulizia nelle anime; queste anime ho voluto adornarne di buoni propositi, sia assolvendo, sia negando l’assoluzione». Padre Pio, inoltre, ci rivela, con estrema semplicità e chiarezza, alcuni particolari del modo in cui svolge il suo ministero di confessore. Da una parte si vede la Madonna che, come una madre premurosa, accompagna per mano al confessionale i suoi figli bisognosi di perdono, mentre dall’altra un servo obbediente che asseconda tutte le richieste della sua Mamma amorevole. Afferma padre Pio: «Lei mi accompagna nel confessionale, per mettermi a disposizione fratelli e mi mostra, sempre coperte dal velo della sua pietà, le anime innumerevoli in attesa di un’assoluzione distruttrice di ogni male e creatrice di ogni bene. Per merito e volere suo ho la gioia di contemplare questo fenomeno di grazia con i miei occhi ed ho anche la gioia di vedere interpretato come vuole Lei il significato delle mie assoluzioni e di tutte le opere che vengono appresso». Con questa ultima espressione il santo cappuccino conferma che il suo compito di confessare non terminava con l’assoluzione. Infatti egli rimaneva vicino alle anime appena confessate, per seguirle con l’amore e l’attenzione di un padre, diventando in tal modo il loro accompagnatore, seguendole sempre come «la loro ombra». Anche durante la confessione ella lo assiste mentre con i suoi occhi misericordiosi avvolge il cuore ferito dei peccatori: «E, se nel momento di dare l’assoluzione io non avessi dinanzi gli occhi la Madonna, seduta - come soltanto una madre sa sedere in tribunale - nella poltrona di presidente, io l’assoluzione non la darei mai a nessuno, e non tanto per la indegnità dei penitenti, quanto perché assolvere mi sembrerebbe un furto, un inganno». Da quanto detto non ci si meravigli nel riscontrare che quanto succedeva nel confessionale era una confessione fuori dagli schemi comuni. Quando padre Pio, ad esempio, allontanava i penitenti con rigore, tanto da essere accusato di essere burbero e di poca sensibilità, egli sapeva bene quello che faceva ed a chi affidava quelle anime, «pregando tanto» per loro. Questa assistenza di Maria padre Pio non l’avvertiva solo quando amministrava il sacramento della confessione, ma in tutte le cose da lui compiute. Basti pensare al piccolo ospedale inaugurato a san Giovanni Rotondo nel 1925 intitolato a san Francesco per venire incontro alle prime esigenze della popolazione, fino ad arrivare alla grande opera di Casa Sollievo della Sofferenza, per la quale egli amava ripetere: «Se non mi sentissi a fianco la Vergine Santissima, intenta a dispensare grazie a piene mani, io mi considererei un povero filantropo, e allora sì che sarei un “pover omo” determinato ad unum, cioè un povero deficiente indegno di premio e di castigo, non imputabile, irresponsabile». Se nella programmazione delle molte opere a volte mancava la copertura economica, c’era sempre la voce della Consigliera celeste. Diceva padre Pio: «A me bastano i suggerimenti e gli sguardi della Mamma Celeste per darmi ogni possibilità e tanto coraggio nella carità verso i fratelli. Si dice che qualsiasi amore naturale fa compiere gesta eroiche e mirabili. Che cosa allora non deve esserci di strabiliante, se si considera questa sorgente di carità che è la Mamma Celeste? Io ho l’impressione che sia Lei che si mette a far tutto al mio posto. Il suo sorriso materno mi incoraggia a rimanere sempre in servizio in questo mondo, da cui vorrei uscire. Rimango – e mi auguro sempre attivo – per la forza che attingo da Lei». |
|
| Ultimo aggiornamento ( sabato 01 novembre 2025 ) |