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L’omosessualità è una patologia, difesa da lobbies potenti PDF Stampa E-mail

L’omosessualità è una patologia, difesa da lobbies potenti Ancora una volta, l’omosessualità, e tutte le implicazioni che gravitano attorno ad essa, ha tenuto banco. Con giusta ragione, la Santa Sede ha detto no ad una proposta francese che mira ad una specie di condono generalizzato sui temi della morale sessuale. Abbiamo chiesto il parere, sul tema, al noto psichiatra e criminologo Francesco Bruno. “La Santa Sede ha ragione e da vendere , ci mancherebbe altro”. Si ferma un attimo e spiega: “Io non ho nulla di discriminatorio contro gli omosessuali ai quali vanno riconosciuti tutti i diritti civili e il rispetto. Del resto anche la Chiesa parla di un obbligo di delicatezza nei confronti degli omosessuali, ma, detto questo, occorre fare chiarezza”. In che senso? “Cedendo terreno davanti a proposte francamente  impossibili come quella francese, corriamo un rischio serio: da una parte tollerare una discriminazione al contrario, poi sovvertire l’ordine delle cose “. Che cosa vuol dire? ...

... “Io ho conosciuto  e conosco, per motivi professionali, molti omosessuali anche famosi. Intellettuali, professionisti. Cercano sempre di convincermi dell’idea della loro normalità e non è così. Con tutto i rispetto verso questi amici, sostengo che l’omosessualità non appartiene alla sfera della normalità”.

Insomma è una patologia? “Va inquadrata tra le patologie, negli stati fuori della norma. Insomma, la natura ha creato l’uomo e la donna, biologicamente, quindi non esiste in natura un terzo genere. Arrivare a legittimare la tesi della normalità ci porta alla conseguenza, sbagliata di cambiare le regole della stessa natura, alterandola”. Esiste anche il rischio di fare cadere le barriere tra il bene e il male: “Ecco, io questo lo ho sempre detto. Una eccessiva tolleranza verso stati di anormalità, e l’omosessualità tale va considerata, ci porta alla conclusione che la gente si confonda e non capisca più cosa è il bene e che cosa è il male”.

Insomma, si rischia di cadere nel relativismo etico! “Esattamente. Ognuno pensa di fare come gli pare. Che ogni condotta, anche eticamente disordinata, sia lecita e che quindi non si possano mettere freni e divieti. Quello che oggi sta accadendo dappertutto. Quando i colleghi americani hanno sdoganato l’omosessualità dalle patologie, hanno fatto un grave danno e io sono contrario a quanto sostiene l’Organizzazione Mondiale della sanità. L’omosessuale, al quale va dato ogni rispetto, è clinicamente un malato, ovvero soffre di un disturbo patologico che lo altera. Inutile che questi signori vogliano convincerci che i normali siano loro. Ma sono sostenuti, parlo fuor di metafora, da lobbies potenti e forti”.

Da medico: omosessuali si diventa o si nasce? “Si diventa nella maggior dei casi e generalmente per disturbi o problemi di relazione con la famiglia e i genitori”. In conclusione d’accordo con la Santa Sede? “Condivido e sottoscrivo. Bisogna restituire principi fermi e stabili, sia in tema etico che di autorità”.

di Bruno Volpe

 
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