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Le estasi angeliche di Santa Gemma Galgani PDF Stampa E-mail

Le estasi angeliche di Santa Gemma GalganiGemma Galgani nacque il 12 marzo 1878 a Borgonuovo di Camigliano, in provincia di Lucca. Il padre, Enrico, svolgeva in paese l’attività di farmacista, assistito dalla pia moglie Aurelia. Gemma era la quinta di otto figli, dei quali però solo tre riuscirono a sopravvivere. Il padre, per meglio provvedere all’educazione della prole, decise di trasferire la sua famiglia a Lucca. Gemma venne affidata, insieme all’amatissimo fratello minore Gino agli insegnamenti scolastici e religiosi di Ersilia ed Elena Vallini. Gemma ricevette la cresima il 26 maggio 1885 e la mamma Aurelia fece appena in tempo ad assistere al sacramento della prima Eucarestia della figlia e nel settembre del 1886 morì. Un’altra durissima prova per Gemma fu la morte del fratello Gino ad appena 18 anni, poco dopo essere entrato al seminario maggiore. Le sofferenze , l’abbandono della casa, i lutti continui ( il padre morirà l’11novembre del 1897) e la malattia che la colpì, furono davvero le ...  

... tappe di una dolorosissima Via Crucis. I giorni della malattia furono alleggeriti dalla lettura della biografia del venerabile passionista Gabriele dell’Addolorata, che apparve a Gemma chiamandola affettuosamente “ Sorella mia”. La grave infermità la colpì alle vertebre lombari, causandole indicibili sofferenze e portandola in breve tempo alla paralisi completa delle gambe. Ma il suo angelo custode non aveva mai cessato di vegliare sul suo corpo e sulla sua anima, ingaggiando per lei, furiose battaglie col demonio. Riporto  alcune estasi angeliche di Santa Gemma, riprese dai suoi scritti e dalla sue varie biografie, durante le quali ella parlava al suo Angelo Custode. Le sue parole sono state trascritte dalle persone presenti.

“Ho paura… Oh, perché mi lasci sola?” (il diavolo tentava di indurla a non andarsi a confessare).
“Non è vero, lo sai, che tu eri qui; mi sono guardata intorno così tante volte e non ti ho visto.”
“(Tu mi domandi) se io sarò sincera con il confessore? Naturalmente, gli dirò tutto”.
“Lo so, lo so qual è la prima cosa (che gli dirai), ciò che è successo ieri.”
“Non è così; quella è la prima cosa…Non confondermi adesso!”
“Sì, comprendo bene: la prima è quella di ieri, riguarda Frate Germano… Sincera e ubbidiente? Capisco tutto adesso. Oh si! Non gli ho prestato attenzione, ma era vestito come te. Non dargli mai più i tuoi abiti! Lascia che vada vestito come il diavolo; quasi gli ho creduto… Gesù desidera nient’altro?”
“Dopo la Confessione, stai tornando per dirmi se sei soddisfatto?”

Non c’era niente nella sua condotta che sfuggisse qualche volta all’attenzione del suo Angelo Custode; ogni pensiero segreto, ogni piccola distrazione nella preghiera veniva punita immediatamente e severamente dall’angelo. Allo stesso tempo la tenera cura che l’angelo aveva della sua anima e del suo corpo era ammirabile. Spesso la stimolava a mangiare un po’ in più, poiché ella mangiava così poco e soffriva così tanto. In una di queste occasioni, il 28 Agosto 1900, (dal suo Diario), dopo una di quelle occhiate severe che l’angelo le aveva rivolto, come descritto prima, perché ella aveva nascosto alcune delle manifestazioni straordinarie al suo Confessore, vergognandosi di parlare di sé stessa, ella scrisse, dopo una nuova Confessione, “appena sono uscita dal confessionale egli – l’angelo – mi guardava e mi sorrideva, con un’aria di soddisfazione: ritornai di nuovo dalla morte alla vita. Più tardi egli mi parlò (io non avevo il coraggio di chiedergli nulla); egli mi chiese come stavo, perché non mi ero sentita bene la notte prima. Gli risposi che egli era l’unico che poteva curarmi; si avvicinò e mi accarezzò, dicendomi di essere buona. Io gli chiesi ripetutamente se mi amava come prima, o se mi amava ancora di più. Allora egli rispose: non mi sono vergognato di te oggi, ma ieri si.”

Un giorno nostro Signore stesso punì Gemma per alcune piccole mancanze privandola della compagnia visibile del suo Angelo Custode. Ciò avvenne circa nel mese di aprile del 1901. Gesù le aveva detto che per alcuni mesi non avrebbe visto il suo Angelo. Adesso il 5 aprile 1901, Frate Germano non essendo a conoscenza di questa proibizione, come al solito mandò il suo Angelo Custode a benedire Gemma. Ella era in estasi quando l’Angelo le apparve, e questo è ciò che fu sentito dalle persone presenti:


“Sì…ma se il mio Padre avesse saputo della punizione che Gesù mi ha inflitto, non ti avrebbe mandato qui”
“Naturalmente, sono contenta… Ma tu sei sicuro che ti manda veramente il mio Padre? Perché altrimenti!…”
“Oh bene… quando torni da lui, bacia il suo cuore (l’emblema della Passione), la sua veste e le sue mani.”
“Sì, sì, farò ogni cosa per ascoltare i suoi ammonimenti… Farò tutto ciò che potrò per compiere ciò che egli mi ordina di fare.”
“Ma Gesù? Parla a Gesù…E’ ancora dispiaciuto con me? Digli che Lo supplico di perdonarmi.”
“Ma il Gesù del mio cuore, dov’è?”
“Sì, lo sento! Ma sei venuto qui senza dire niente a Gesù? Preparati ad un rimprovero, perché Gesù mi aveva messo in punizione!”


L’angelo si trova in quasi tutte le pagine del Diario di Santa Gemma; viene menzionato di frequente nelle sue lettere e nelle sue estasi. La sua grande familiarità con l’Angelo può essere spiegata solo dal fatto che ella stessa aveva vissuto come un angelo, con il suo cuore e i suoi desideri rivolti più verso il cielo che qui sulla terra. Il 21 settembre 1902 Gemma si ammala gravemente di tubercolosi ed affronta la malattia con grande serenità e muore a soli 25 anni il sabato santo dell’11 aprile 1903. Gemma Galgani viene canonizzata dal papa Pio XII il 2 maggio 1940.

di Don Marcello Stanzione

 
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