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Etica, economia e sviluppo: ecco la Caritas in Veritate PDF Stampa E-mail

Etica, economia e sviluppo: ecco la Caritas in VeritateL’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, e deve essere un’etica amica della persona. No ad uno sviluppo che sfrutta i lavoratori e la natura e non rispetta l’uomo e il diritto alla vita. L’aborto e il controllo delle nascite sono a volte imposti ai Paesi Poveri. La tecnica rischia di diventare una nuova ideologia. La necessità di una nuova governance internazionale. L’emergere del non profit e dell’economia sociale, in particolare dell’ “Economia di Comunione” del movimento dei Focolari. È una riflessione a largo raggio, quella della Caritas in Veritate, la prima enciclica sociale di Benedetto XVI: 127 pagine, sei capitoli, con un incipit che rappresenta il senso profondo di quello che è la Dottrina Sociale della Chiesa per Benedetto XVI. Perché la finanza, il mercato, i rapporti internazionali e quelli interni ad ogni singolo Paese, il rispetto dei diritti, da quello alla vita a quelli di chi lavora, l’uso e il non abuso della natura, in una parola lo sviluppo umano, ...

...  per essere integrale, hanno bisogno della carità nella verità. Il binomio tra carità e verità è indivisibile: “La verità – scrive il Papa – è la luce che dà senso e valore alla carità” e “senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo: l’amore diventa un guscio vuoto da riempire arbitrariamente”. È attorno a questo principio che ruota la Dottrina Sociale della Chiesa, della quale Benedetto XVI sottolinea in particolare la giustizia e il bene comune.

E lancia una sfida al mondo: "Serve garantire a tutti l'accesso al lavoro, e anzi: a un lavoro decente. Bisogna rafforzare e rilanciare il ruolo dei sindacati, combattere la precarizzazione e - a meno che non comporti reali benefici per entrambi i Paesi coinvolti - la delocalizzazione dei posti di lavoro". Papa Ratzinger non nega, in linea di principio, la delocalizzazione, ma, ricorda, "non è lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento". 

Il Papa invita a improntare l'economia mondiale ai criteri etici ("Non di un'etica qualsiasi, bensì di un'etica amica della persona") ed è preoccupato per l'aumento del divario tra poveri e ricchi: "La povertà ha un impatto negativo sul piano economico e mette a rischio la democrazia''. Benedetto XVI non dimentica gli immigrati, che "non possono essere considerati come una merce o una mera forza lavoro. Non devono essere trattati come qualsiasi altro fatto di produzione. Servono politiche di cooperazione internazionale".

Un capitolo dell'enciclica è riservato alla denuncia della "sistematica pianificazione eugenetica delle nascite". Le biotecnologie, l'aborto, l'eutanasia, la clonazione sono segni di una "cultura di morte sempre più diffusa che apre scenari inquietanti per il futuro dell'umanità". Per Papa Ratzinger, ''stupisce'' che da una parte si condanni il degrado sociale ed economico, e dell'altra si tollerino ''ingiustizie inaudite'' in campo bioetico.

Il Pontefice conferma i no della Chiesa all'aborto talvolta promosso da organismi dell'Onu nei Paesi più poveri. In varie parti del mondo, avverte Benedetto XVI, c'è "il fondato sospetto che gli aiuti allo sviluppo vengano collegati al controllo delle nascite". Accuse pesanti, che il Pontefice rivolge anche alle organizzazioni umanitarie: "Capita talvolta che chi è destinatario degli aiuti diventi funzionale a chi lo aiuta e che i poveri servano a mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche". L'indice è puntato contro l'Onu e le Ong, a cui chiede maggiore trasparenza. Ed è la prima volta che un Papa, parlando di trend demografici, illustra la saggezza della morale cattolica, perché il declino delle nascite ha un risvolto negativo in ambito economico, perché “riduce la disponibilità di lavoratori qualificati” e diminuisce le intelligenze sulle quali le nazioni possono contare per il loro sviluppo.

di Andrea Gagliarducci

 
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