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In ricordo di Don Enzo Quaglia nel decennale della morte PDF Stampa E-mail

In ricordo di Don Enzo Quaglia nel decennale della morte“Don Enzo Quaglia, parroco di San Domenico per ben 62 anni, ha inciso profondamente nella comunità parrocchiale con la sua vita intemerata….” Così 10 anni fa scriveva mons. Gerardo Pierro, arcivescovo di Salerno, sul settimanale diocesano “Agire”. Io ho frequentato don Enzo per ben 25 anni e posso dire di averlo ben conosciuto. E’ stato il parroco della mia adolescenza e della mia gioventù e a san Domenico a Salerno sono stato ordinato prete. Don Enzo era un prete stile “vecchia maniera” di quelli che lungo i secoli hanno reso grande il cattolicesimo e forse proprio la mancanza di preti formati con quello stampo è all’origine della decadenza attuale. Ma veniamo ai miei ricordi. Don Enzo portava sempre la talare anche col caldo estivo, non gli piacevano i preti che non erano identificabili anche esternamente. Don Enzo recitava sempre il breviario, per anni insieme abbiamo detto prima della messa delle 9,00 le lodi e poi dopo l’ora media andavamo insieme al bar dove ...

...   mi offriva sempre il cappuccino ed il cornetto…oggi mi sto sdebitando per tanti soldi che ha speso in decenni per la mia colazione celebrandogli le sante messe in suffragio. Dalle 7 alle 12 stava in chiesa poi rientrava a casa ma già alle 15,00 riapriva la chiesa e tante volte l’ho sorpreso in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Fino alle 20,00 rimaneva in parrocchia e poi si ritirava tranquillo a casa sapendo che il viceparroco rimaneva a fare apostolato con i giovani. Ha inciso moltissimo sulla mia vita, ad esempio è stato lui a trasmettermi la devozione a san Giuseppe, ricordo che il vescovo di allora prendeva tempo nell’ordinarmi ed egli mi disse di stare sereno e di pregare san Giuseppe ed infatti fui ordinato diacono proprio il 19 Marzo…Era antico su certe cose ma moderno su altre per esempio era entusiasta dei diaconi permanenti e la sua parrocchia ne arrivò a contare molti, se io ho voluto i diaconi nella mia parrocchia di santa Maria La nova a Campagna è perché lui mi ha fatto scuola. Era un prete che coltivava le sane devozioni cattoliche ad esempio mi insegnò a celebrare il lunedì la messa in onore degli angeli, al mercoledì in onore di san Giuseppe e al giovedì ricordo faceva l’adorazione eucaristica per le vocazioni. Era innamorato della Madonna e quando l’accompagnavo alla libreria delle suore paoline comprava sempre molti testi sulla Vergine, nella sua biblioteca aveva centinaia di testi di mariologia e non solo comprava molti libri per tenersi aggiornato anche se poi ne leggeva solo qualche capitolo, perché non aveva il tempo. Non l’ho mai sentito parlare male del vescovo o di altri preti… se proprio era impossibile parlarne bene, preferiva tacere… Ricordo che una volta lo vidi molto triste e gli chiesi il motivo e lui mi rispose che era morto un parrocchiano senza che l’avessero chiamato per portargli l’unzione degli infermi, mi disse che quando era giovane sacerdote mai nessuno in parrocchia era morto senza ricevere i sacramenti ma da qualche tempo nonostante il suo impegno diversi cristiani morivano senza l’olio santo e questo lo rattristava molto. In tanti anni che sono stato con lui vedevo che tutti i giorni veniva gente povera o che faceva finta di esserlo a chiedergli soldi ed egli, anche se poco, perché la parrocchia era povera, dava sempre qualcosa a tutti. Era un prete totalmente dedito alla sua chiesa e alla pastorale parrocchiale e non andava mai in vacanza per lui era inconcepibile dare le dimissioni per raggiunti limiti d’età preferiva morire in battaglia che ritirarsi in pensione. Certamente era un prete “fortunato” perché aveva la famiglia della sorella che lo accudiva in tutte le sue necessità materiali, inoltre c’erano sacerdoti di santa vita come un don Federico Aquaro e un don Michelino Gargano che lo aiutavano pastoralmente ed ha sempre avuto dei viceparroci di valore come ad esempio un don Claudio Raimondi e un don Franco Fedullo, inoltre poi c’erano le suore, i diaconi permanenti e tanti ottimi laici che si mettevano a sua disposizione. Gli ultimi anni della sua vita sono stati di malattia ma rallegrati dal fatto che numerosi giovani della parrocchia avevano abbracciato lo stato sacerdotale e di questi, 20 anni fa, grazie a lui, io fui il primo ad aprire la serie…

Don Marcello Stanzione

 
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