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Fratel Gabriele Taborin ed il Curato d'Ars PDF Stampa E-mail

Fratel Gabriele Taborin ed il Curato d'ArsGabriele Taborin nasce a Belleydoux il 10 brumaio, anno VII della Repubblica Francese (1 novembre 1799). Gli abitanti del suo villaggio, privati dei loro preti, oppongono una resistenza attiva ai principi della rivoluzione, infatti conservano le tradizioni religiose cattoliche alle quali sono legati. Questa presa di coscienza di laici cristiani, costituisce il clima caratteristico della prima infanzia di Gabriele. All’età di 7-8 anni, il fanciullo deve già badare al gregge. Ben presto primeggia tra i suoi compagni, pastorelli come lui, e diventa il loro leader spirituale. Questo gli permette di organizzare con loro varie attività religiose: costruzioni improvvisate di piccole cappelle, messe mimate, processioni e preghiera vera del rosario. Ancora giovanissimo, Gabriele si prende l’impegno di tenere la chiesa parrocchiale in perfetto ordine. Collabora con il suo parroco facendo recitare il catechismo ai bambini. Nel 1811, dopo la sua prima comunione, con l’incoraggiamento dei suoi ... 

... genitori e del parroco vede nel suo futuro la vocazione al sacerdozio. A Piagne (1812-1813) e alla scuola presbiterale di Chatillon de Michaille  (1813-1816) perfeziona l’istruzione ricevuta e apprende le prime nozioni di latino. Affina la sua devozione, nutrendola soprattutto con la lettura della vita dei santi. Ma improvvisamente nel bel mezzo del terzo anno interrompe bruscamente i suoi studi e ritorna a Belleydoux, deludendo non poco i suoi genitori. Gabriele si era convinto che la sua vocazione non era il sacerdozio ma la vita religiosa, più tardi scriverà: “ La Provvidenza aveva altre vie su di me. La lettura della vita dei santi aveva suscitato in me un’attrattiva fortissima verso la vita religiosa, soprattutto per quella dove ci si consacra in modo del tutto speciale all’istruzione della gioventù e alla cura dei santi altari”. Nel 1824, in Francia è tempo di Restaurazione. Gabriele lascia il suo paese e parte alla ricerca di una forma di vita che coniughi le sue aspirazioni religiose con la sua passione per le mansioni di istitutore, catechista, cantore e sacrestano in una parrocchia di campagna. Le circostanze e l’appoggio del clero lo convincono a fondare una congregazione religiosa sua: i Fratelli di San Giuseppe. A più riprese arriva a costituire una comunità di alcuni Fratelli di San Giuseppe, che si dedicano all’insegnamento primario e al servizio della parrocchia.

Ma ogni volta il tentativo fallisce, la comunità si soglie e Gabriele rimane solo, più tardi egli dichiarerà: “Ho preso solennemente il santo abito religioso nel 1824, la seconda domenica di ottobre, nella chiesa dei Bouchoux. Quel giorno fu senz’altro uno dei più belli e dei più consolanti della mia vita. Mille circostanze si presentarono in seguito per distogliermi dalla mia vocazione: ma, lo dico con forza, avevo giurato sinceramente di appartenere a Dio per sempre e niente ha potuto distogliermi…”. Due eventi hanno segnato questo periodo della vita di fratel Gabriele, eventi che costituiscono una seduzione nella sua esistenza: la tentazione di una vita agiata nel castello di Champdor (1830) e la tentazione di fuga nella solitudine della Trappa di Tamiè (1832). La nascita dei Fratelli della Sacra Famiglia nel 1833 è frutto della forte convinzione di fratel Gabriele e del discernimento del vescovo di Belley mons. Devie. Il sostegno del curato d’Ars a fratel Gabriele fu grandissimo durante i dieci anni che precedettero la sua morte. Oltre agli aiuti materiali egli indirizzo numerose vocazioni verso questo istituto e contribuì grandemente a valorizzare la vocazione di fratello nella sua parrocchia. La stima che il curato nutriva per questi religiosi è dovuta al fatto che il santo vedeva nell’umile programma dei Fratelli una realizzazione maggiormente accessibile di quell’ideale religioso al quale poteva tendere un buon numero di giovani che andavano a consultarlo. In mezzo alle prove che fratel Gabriele ha dovuto sopportare, l’amicizia del curato d’Ars gli fu un autentico viatico.

Il Vianney rappresenta i numerosi preti semplici, non certo alla ricerca di prestigio pesonale, ma interessati unicamente alla vita spirituale dei loro parrocchiani che fanno domanda per avere i Fratelli insegnanti, li apprezzano e se li tengono gelosamente. Il curato d’Ars e tutti questi pastori sconosciuti hanno in tal modo approvato e legittimato l’opera del Tabarin: furono per lui preziosi alleati e garanzia degna di fede.  

Nella deposizione fatta al processo ordinario per la beatificazione del S. Curato d’Ars, Fr. Gabriele così racconta il suo primo incontro con il santo Curato: "Ho sempre pensato che salutandomi, mi abbia chiamato col mio nome e che dopo aver chiesto mie notizie, egli si sia informato della situazione della piccola Congregazione della Sacra Famiglia. "Ma, Signor Parroco, - ripresi io tutto emozionato, - come fa a conoscermi? - "Oh - rispose con un sorriso gentile -  gli amici del buon Dio devono ben (ri)conoscersi" (Deposizione di fratel Gabriele Taborin al Processo dell'Ordinario per la beatificazione di Giovanni Battista Vianney, 12 settembre 1864).

Gli studiosi, in base ai documenti esistenti, si trovano in difficoltà per indicare la data esatta del primo incontro, che potrebbe essere tra il 1837 e il 1842. Ad ogni modo, da quel momento e fino alla morte del Santo Curato avvenuta il 4 agosto 1859, Fr. Gabriele porta nel suo cuore l’amicizia del Curato d’Ars e il curato d’Ars l’amicizia di Fr. Gabriele. È un’amicizia che poggia su fatti concreti e su parole che non saranno mai più dimenticate dai Fratelli. Parole che saranno una preziosa eredità spirituale.

Tra i “fatti”, uno dei più significativi avviene nel 1847 quando Fratel Gabriele, su richiesta dello stesso Curato d’Ars,  mette a disposizione tre Fratelli per gestire la scuoletta per i ragazzi e per occuparsi della sacristia. Il Santo Curato, da parte sua, sostiene la nascente e poverissima Congregazione di Fr. Gabriele con denaro offerto dai pellegrini di Ars e con paramenti sacri molto belli e pregiati che riflettono l'idea condivisa dai due che il Signore merita ciò che di più bello esiste. Inoltre, il dono più prezioso fatto dal Curato a Fratel Gabriele è stato l'invio di una quarantina di postulanti.

I Fratelli amano ricordare la definizione che il Santo Curato ha dato di Fr. Gabriele “gli amici di Dio si riconoscono”. Nella memoria collettiva dell’Istituto questa definizione è come una fonte di inesauribili altre intuizioni.

Una domanda rimane persistente: cos’è che permette di riconoscere una vera amicizia? Certamente il S. Curato aveva il dono di “leggere” nel cuore di molte persone. Tuttavia, se cercassimo a livello universale “che cosa” fa scattare una vera amicizia, forse potremmo costatare che si intravvede qualcosa come si costata in fisica. Nell’ambito musicale, per prendere un esempio da tutti conosciuto, quando una corda di una chitarra suona l’altra corda che è sulla stessa lunghezza d’onda si mette a vibrare e le restituisce il suono. Si genera una “sintonia” data dalla stessa lunghezza d’onda. E la lunghezza d’onda tra il Curato d’Ars e Fr. Gabriele era un’armonia su quattro note: l’amor a Dio, l’umiltà, lo zelo apostolico, la santità. Ma le due dominanti si riconoscono subito nell’umiltà e nello zelo apostolico, espressioni del loro amore di Dio e della santità.

 Molte cose, soprattutto di ordine spirituale, sono comprensibili se le leggiamo dalla conclusione. E la conclusione è che il S. Curato ha avuto sempre una grande stima e un grande amore per Fr. Gabriele perché era “un fratello”, semplicemente fratello, disposto a collaborare con tutti e soprattutto rimanendo saldamente sul terreno solido dell’umiltà. A questo livello di umiltà voleva e pretendeva riconoscersi anche il S. Curato, che si stimava l’infimo dei suoi confratelli sacerdoti. Vi era come se ci fosse stata una gara tra i due in fatto di umiltà, e, curiosamente, si dà quello che Paolo dice di Gesù (e quindi di ogni suo discepolo quando lo imita) “che si abbassò fino alla morte e per questo Dio l’ha esaltato”! (cf. Fil 2,5-12).

Dei Fratelli che Fr. Gabriele conduce ad Ars, due eccellono in modo grandioso: Fratel Atanasio e Fratel Girolamo. Il primo è colui che ci permette di conoscere un’infinità di dettagli sul santo Curato tramite la sua corrispondenza con Fratel Gabriele, l’altro, un santo fratello, considerato come l’ombra del Curato d’Ars che era sacrestano e come la guardia del corpo del Santo. L’ultima parola del Curato d’Ars su terra fu “Frère Jérôme”, un cantico di riconoscenza a questo Fratello nelle cui braccia spirò.

I due Fratelli sono come la presenza attiva di Fr. Gabriele presso il suo amico sacerdote che permette loro di esplicitare tutte le possibilità apostoliche sognate da Fratel Gabriele per sé e per i suoi Fratelli: la scuola, la catechesi, la collaborazione con i parroci come sacrestani, cantori, e ogni sorta di opere buone. Fratel Atanasio, oltre ad essere buon educatore, era anche segretario del S. Curato, segretario comunale, animatore liturgico. “Un cerimoniere vivente ed impeccabile” come dirà di lui il vescovo di Belley, Mons. de Langalerie !

Ma, per l’appunto, se il S. Curato “scartato dai costruttori”, e inviato in un paesetto sperduto,  divenne “testata d’angolo” di santità per la sua umiltà non si stancava di ringraziare Fr. Gabriele per i Fratelli che aveva ricevuto e che amava e che invitava a mantenersi, come lui, nell’umiltà. E qui ricordiamo un altro consiglio del S. Curato, un consiglio che si è rivelato efficace e vitale per i Fratelli:  “Siate umili, siate semplici; più sarete semplici ed umili, più  farete del bene”.

Mons. Fourrey, Vescovo di Belley, che nel 1959 scrisse il famoso libro “Le curé d’Ars authentique” fa notare che la stima del Curato d’Ars per Fr. Gabriele e i suoi Fratelli deriva dal fatto "che il santo vedeva nell'umile programma dei Fratelli di Belley la realizzazione facilmente accessibile dell'ideale religioso al quale poteva tendere un buon numero di giovani venuti a consultarlo". E Fr. Enzo Biemmi nella tesi di dottorato alla Sorbona di Parigi ricorda che:“L'atteggiamento del curato d'Ars nei confronti di fratel Gabriele, in mezzo alle opposizioni che costui deve sopportare sia da parte del governo che da parte della Chiesa ufficiale, resta un'eccezione, ma un'eccezione di qualità. D'altronde, non è l'unica. Un grande numero di parroci, lungo tutto il corso della vita del Taborin, gli richiedono dei Fratelli e, quando li ottengono, li apprezzano e li custodiscono gelosamente. Si tratta per lo più di pastori semplici, preoccupati non tanto del proprio prestigio personale, ma della vita cristiana della propria parrocchia. La preoccupazione pastorale è il terreno di intesa che li unisce a fratel Gabriele e che fa superare tutti i limiti personali e le barriere istituzionali. Ed è da questi uomini di Chiesa che ha sempre incontrato sulla propria strada, che fratel Gabriele prende la forza e la sicurezza per continuare il suo servizio alla Chiesa di Francia”.

Don Marcello Stanzione

 
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