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Iconografia Angelica di San Domenico PDF Stampa E-mail

Iconografia Angelica di San DomenicoSono svariate le opere d’arte che raffigurano con angeli S. Benedetto ed altri santi  abati di monasteri benedettini o derivati dal ceppo benedettino.  Questi abati sono assimilabili a vescovi e alla ricerca degli angeli dei vescovi e degli abati non ci siamo impegnati. Abbiamo già visto che S. Francesco d’Assisi  fondatore del  grande Ordine mendicante dei Frati minori, da lui detto francescani, non fu prete. Lo fu invece S. Domenico di Guzman (1170-1221) fondatore dell’ altro  grande Ordine mendicante, quello dei Frati Predicatori da lui detti domenicani. S.Domenico volle che i suoi frati fossero soprattutto sacerdoti. Nella sua vita si leggono più volte episodi in cui questo sant’uomo ebbe a che fare con angeli, episodi a cui vari artisti si sono ispirati. Innanzitutto un’ opera nel Chiostro Grande di  S. Maria Novella a Firenze di Santi di Tito da Sansepolcro. Realizzata negli anni 1582-84,  mostra due angeli che provvedono il pane a san Domenico e ai suoi frati. Si ispira ad un episodio ... 

...    raccontato per prima volta da Costantino da Orvieto nella sua Legenda sancti Dominici  (1244-46)  e poi nel 1256 da Umberto di Romans, quarto successore del fondatore alla guida dell’ Ordine dei Frati Predicatori. L’episodio è questo.

Nel tempo in cui S. Domenico trascorse un po’ di tempo a Roma tra i suoi frati nel convento di S. Sisto accadde un giorno che non ci fosse nella dispensa nulla da mangiare.

Usciti alcuni frati per la questua non ne riportarono che pochissimi pani. Fu detta la cosa a S. Domenico il quale senza in alcun modo scomporsi ordinò ai religiosi di recarsi lo stesso in refettorio  e di mangiare i pochi pani avuti in elemosina.

Non ne sarebbe toccato che un pezzettino a testa ma i frati dovevano lo stesso esser  lieti. Ubbidirono senza esitazione i religiosi contenti della penitenza che Dio dava loro e S.Domenico non dovette affaticarsi a confortarli.  Chiedeva forse in cuor suo all’ Altissimo di premiare la docilità di quegli uomini.

Ecco che si videro  all’improvviso in quel refettorio due giovani che  portavano appese al collo ciascuno una bisaccia colma di pani freschissimi.  Li deposero sul tavolo e poi scomparvero. “ Orsù mangiate - disse S. Domenico ai suoi frati ammutoliti - che Dio ci vuole bene”. E obbedendogli ancora i frati, mai gustarono pane più fragrante.

Ma chi erano quei giovani? Com’erano entrati lì? Dov’ erano andati ? Erano forse un’allucinazione? Se quei giovani erano un’ allucinazione lo erano anche i pani che avevano loro lasciato e di cui si erano saziati!  No, quei giovani erano due angeli mandati da Dio in loro soccorso, sacerdoti così ubbidienti e che tanto zelavano il Suo onore. Non hanno le ali gli angeli usciti dai pennelli di Santi di Tito. Si ergono davanti al tavolo al quale siedono san Domenico e i suoi frati. 

Prima di Santi di Tito avevano rappresentato questo miracolo il beato Angelico, pittore, domenicano anche lui, in uno dei quadretti che abbelliscono la predella della sua “Incoronazione della Vergine ” del 1435 oggi al Louvre di Parigi e Giovanni Antonio Sogliani nel 1536 nell’affresco del cenacolo del convento di San Marco a Firenze. Sogliani viaggiò molto ma trascorse la maggior parte della sua vita a Firenze.

L’apparizione degli angeli al refettorio dei domenicani di S.Sisto è considerata la sua opera principale. In essa entrambi gli angeli sono vestiti, hanno le ali spiegate perché chi guarda l’affresco li riconosca come angeli mentre i frati videro solo due giovani senz’ali. L’angelo che si vede a destra è tutto intento a guardare il sacco che contiene i pani.

Ai nostri giorni  nel Calendario di Frate Indovino del 2007, tutto dedicato agli Angeli, lo abbiamo trovato illustrato dall’artista  Severino Baraldi nella pagina del mese di luglio. Gli angeli del Baraldi sono color oro nella carnagione, nelle ali e nella veste, riconoscibili subito come creature di un altro mondo. C’è poi un affresco  nel Chiostro Grande di  S. Maria Novella a Firenze di Cosimo Gheri che raffigura S. Domenico protetto dagli angeli un giorno in cui i diavoli decisero di scagliargli una grossa pietra sul capo.

Questa volta gli angeli provvedono al solo san Domenico e non anche ai suoi frati. Sono due, vestiti ma scalzi, in volo. Protendono le mani a fermare la pietra che i diavoli stanno per scagliare addosso al santo sacerdote.  Nato nel 1560, attivo alla fine del Cinquecento e agli inizi del Seicento, Cosimo Gheri era allievo di Santi di Tito.

Antonio Adinolfi

 
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