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Euro pride 2011 e l’esaltazione dell’omosessualità. Altro che "omofobia" qui c’è solo CATTOFOBIA PDF Stampa E-mail

Euro pride 2011 e l’esaltazione dell’omosessualità. Altro che "omofobia" qui c’è solo CATTOFOBIADurante i giorni di preparazione  alla manifestazione omosessuale a Roma un gravissimo atto di intolleranza religiosa anticattolica è avvenuto a Milano. Nella parrocchia di San Giuseppe Calasanzio, retta dai Padri Scolopi, si sta celebrando la santa eucarestia presieduta dal vescovo ausiliare Marco Ferrari, i concelebranti sono don Vittorio De Paoli e il religioso Scolopio Padre Alberto Magrone. La Chiesa è gremitissima anche perché la celebrazione è in onore della Madonna Pellegrina di Fatima. All’improvviso una ventina di persone con uno striscione entrano in Chiesa ed urlano : “ Padre Alberto curati tu” interrompendo così violentemente la celebrazione della Messa e compiendo un atto gravissimo sacrilego. I balordi sono allontanati dai fedeli che però sono terrorizzati al punto che una persona presente in chiesa ha uno svenimento. Di che si tratta? Padre Alberto, il prete contestato, tiene la catechesi ai vari gruppi parrocchiali e in un recente incontro si è parlato di omosessualità ed ... 

...  il sacerdote ha affermato che tale malattia si può curare psicologicamente.

La reazione dei circoli omosessualisti di Milano non si è fatta attendere e hanno dato fastidio in chiesa con urla, spintoni contro i fedeli e frasi di odio e di minaccia contro i cattolici riuniti in preghiera.

Comunque gli atti di intolleranza e di scherni volgari e osceni contro i cattolici sono di ordinaria amministrazione  ai vari gaypride.

Anche ad Europride Roma 2011 c’è da aspettarsi la solita banda di pervertiti travesti da papi, vescovi, preti e monache che scimmiottano i riti sacri cattolici, come anche i cartelli contro i cristiani esibiti dagli ateisti dell’UAAR.

Tutta la confusione odierna sull’omosessualità inizia grazie anche al rapporto sulla sessualità dell’americano Kinsey.

Come scrive chiaramente la dottoressa Dina Nerozzi nei suoi testi sulla storia dei movimenti omosessualisti, il dottor Kinsey aveva come scopo proprio quello di ribaltare la mentalità corrente e rompere quello stereotipo di sessualità che aveva come obbiettivo finale, anche se non dichiarato, la protezione della vita nascente ponendola all’interno di un rapporto di coppia stabile che rappresentava la maggior garanzia di tutela per la nuova generazione (l’interessa del figlio, considerato soggetto debole da proteggere era considerato prioritario rispetto all’egoismo dei singoli individui).

Dal rapporto emergeva la frequenza con cui venivano intrattenuti rapporti prematrimoniali, la percentuale non trascurabile di persone in cui la gratificazione sessuale era autoindotta e, soprattutto, veniva pubblicizzata la grande diffusione dei rapporti omosessuali, aspetto considerato marginale e trascurato fino a quel momento.

Il fatto che una parte consistente del rapporto si sia soffermato in modo particolare proprio su questa forma di sessualità lascia il dubbio che l’obbiettivo reale del rapporto fosse proprio quello di promuovere l’accettazione del comportamento omosessuale tra il vasto pubblico. Non meraviglia il fatto che il rapporto Kinsey sia stato accolto in maniera alquanto controversa sul finire degli anni Quaranta e che contini a creare dibattito anche oggi. Lo strumento utilizzato per l’indagine, e risultato l’arma vincente, è stata la “scala Kinsey”.

La nuova scala di valutazione invece di prendere in considerazione le tre categorie classiche che dividono i comportamenti sessuali in maniera chiara (eterosessuale, omosessuale, bisessuale) prendeva una suddivisine tra zero e sei. Lo zero significava completamente eterosessuale e il sei prevalentemente omosessuale.

Il numero uno aveva il significato di prevalentemente eterosessuale con qualche esperienza incidentale omosessuale, il numero due per lo più eterosessuale con esperienze omosessuali più consistenti, il punto tre perfettamente bisessuale,  e così via.

In questo continuum comportamentale si può scorgere il tentativo di inquadrare il problema del comportamento sessuale in una sorta di curva gaussiana in cui gli eterosessuali puri sono una minoranza, così come gli omosessuali puri, mentre la massa rientrerebbe in un quadro indefinito in cui il comportamento sessuale  può assumere le forme più variegate.

Il dato che fece maggior scalpore fu quello secondo il quale il 10% dei maschi americani intervistati avevano dichiarato di essere completamente omosessuali, almeno nella parte adulta della loro vita. Judith risma, presidente dell’Istituto per l’Educazione dei Media, ha scritto un libro in cui mette in seria crisi tutta l’impostazione del rapporto Kinsey e la politica che ne è seguita.

Scrive la Reisman: “1948 Una boma: dopo decenni di preparazione clandestina e una campagna pubblicitaria serrata, Kinsey lanciò quella che veniva definita la bomba Kinsey. Rivestitosi con il manto della scienza Kinsey e la sua statistica fraudolenta sembrò dare all’americano medio la “prova” di far parte di una nazione di ipocriti sessuali, bugiardi e deviati nascosti, e ciò nonostante il fatto che i dati di Kinsey non trovassero alcuna conferma nei dati ufficiali sulla salute pubblica allora a disposizione.

L’America media restò profondamente turbata dai dati di Kinsey.” Sempre secondo la Reisman, per inquadrare correttamente lo studio in questione bisogna ricordare che quando Kinsey e collaboratori raccoglievano i loro dati, gran parte degli americani abili si trovavano all’estero impegnati nei teatri della Seconda Guerra Mondiale in Europa e nel Pacifico.

C’era poi un altro aspetto da tenere in considerazione rappresentato dall’atteggiamento morale dell’epoca che non consentiva alle persone di parlare apertamente della loro vita sessuale, ragion per cui i ricercatori non venivano accolti molto bene in molti campus universitari.

Fu questo il motivo per cui a Kinsey non restò altro da fare che fondare una parte consistente dei suoi studi su una popolazione carceraria (1929 per l’esattezza), di cui la maggior parte (1400) in carcere per reati sessuali. Sempre secondo Judith Reisman, “Kinsey ha tirato il suo  10% da un unico campione, dando per buona la valutazione di intervistatori bisessuali e omosessuali che decidevano che un soggetto era da considerarsi omosessuale sia se aveva avuto delle esperienze omosessuali sia se aveva avuto un qualsiasi pensiero di tipo omosessuale che i ricercatori di Kinsey definivano come “reazioni psicologiche”.

Pertanto anche chi pensava in maniera negativa o ricordava un’aggressione omosessuale entrava a fra parte di quel 10% di omosessuali. Una valutazione del genere è ridicola e fuorviante”. Il rapporto Kinsey è stato il pilastro su cui è stato costruito tutto il lavoro di Harry Hay, un personaggio di dichiarata fede comunista, padre del movimento per i “diritti civili” degli omosessuali, fondatore della Mattachine Society.

Questa associazione, che aveva preso il nome da una setta segreta medievale francese e intendeva rappresentare la ribellione contro l’autorità, aveva il compito di dimostrare che gli omosessuali non dovevano essere visti come coloro che operavano atti di sodomia, ma come una minoranza del 10% della popolazione e dunque una forza politica con cui bisognava fare i conti. Ancora oggi gli attivisti omosessuali citano Kinsey come l’uomo che ha reso possibile la realizzazione del movimento omosessuale e la Mattachine Society come la prima organizzazione degli omosessuali militanti americani.

Il rapporto Kinsey  ha lasciato uno strascico che è ancora in atto.

Infatti è attualmente in corso negli Stati Uniti un’indagine, la H. R. 2749 (“The Child Protection and Ethics in Education Act”), che cerca di capire come siano stati ottenuti i dati della famosa tabella 34 in cui sono riportate le frequenze degli organismi di infanti e bambini e i tempi testati per ottenere dati sulla sessualità dei bambini, gli educatori andavano ripetendo le sue conclusioni e cioè che i bambini esprimono una sessualità fin dalla nascita, ragion per cui diventava obbligatoria l’educazione sessuale nelle scuole, stile Kinsey”.

La domanda che si è posta la Reisman è la seguente:” Come ha fatto Kinsey a mettere insieme quella statistica sulla sessualità dei bambini[…] che avrebbe dovuto rivoluzionare le scuole, le aule di tribunale, le redazioni dei giornali e le camere da letto? Detto in parole povere, il gruppo di ricercatori guidati da Kinsey ha partecipato all’abuso su 317 infanti e bambini?”.

Lo studio Kinsey sulla sessualità infantile aveva lo scopo  di dare una dimostrazione “scientifica” della validità della teoria di Fliess secondo cui la sessualità è presente fin dai primissimi mesi di vita degli infanti e corroborare in questo modo le più note teorie freudiane sulla sessualità infantile.

Questo poneva anche le basi per l’accettazione della pedofilia perché, se è vera l’ipotesi che i bambini sono “sessuali” fin dalla nascita (tanto che Freud parla di masturbazione del lattante), allora il problema della pedofilia sarebbe un falso problema dal momento che non esiste il pericolo di corrompere l’innocenza dell’infanzia, che tanto ripugna le coscienze, perché questa innocenza sarebbe solo uno dei tanti miti inventati dalla religione.

La metodologia seguita da Kinsey è stata più volte messa sotto accusa per invalidare i risultati dell’indagine. Infatti il gruppo di persone oggetto dello studio era composto quasi esclusivamente da americani della classe media, sotto i 35 anni di età, bianchi, con grado di educazione di scuola media superiore.

I dati raccolti erano il frutto di interviste che dovevano restare confidenziali di cui non era, pertanto, possibile controllare la veridicità e l’accuratezza. Anche il questionario adottato non era esente da problemi in quanto erano inseriti termini come “sesso in uscita, normalità omosessuale, sessualità infantile”, e la famosa scala di Kinsey che ampliava molto la possibilità di reperire un qualsivoglia atteggiamento di tipo omosessuale. Come già rilevato in precedenza, riportando i commenti della Reisman, la metodologia adottata per portare a compimento lo studio presentava lacuna soprattutto sul metodo adottato per la selezione del campione usato nella ricerca, problema difficile da superare in un contesto che voglia operare entro i canoni della metodologia scientifica.

Le critiche vertevano principalmente sulla sovra rappresentazione di alcuni gruppi particolari poco indicativi della popolazione generale: il 25 %  di quelli che si erano sottoposti all’intervista erano, o erano stati, detenuti in carcere per reati di pedofilia e il 5 % erano prostituti maschi. Altro problema era la preparazione specifica degli intervistatori definiti “osservatori preparati che hanno fatto interviste molto accurate”, ma non esistono notizie su quale fosse stata la loro preparazione professionale, né su chi abbia ritenuto idonea la loro preparazione per lo studio che doveva essere effettuato. Nella recensione di un libro apparsa nel 1991 veniva riportato quanto espresso sulla rivista medica “The Lancet”. “Kinsey non solo era stato il padre della rivoluzione sessuale, come hanno detto Hugh Hakner e altri, ma anche della rivoluzione omosessuale. Seguendo la strada intrapresa dal movimento per i diritti civili dei neri, Hay, un organizzatore del partito comunista di lunga militanza, ha detto che il 10% era una forza politica che poteva trasformarsi in una “minoranza sessuale” che cercava solo i “diritti delle minoranze”.

L’Istituto per la Ricerca Sessuale dell’Università dell’Indiana, la corporazione non profit fondata da Kinsey, sopravvissuto alla morte del suo ideatore nel 1956, continua il suo lavoro ancora oggi. Per dare una risposta alle numerose critiche che erano comunque emerse nei confronti del rapporto, Paul Gebhard, il successore di Kinsey all’Istituto per la Ricerca Sessuale, ha trascorso lunghi anni e speso molte energie nel tentativo di correggere i dati originali cercando di eliminare tutto il materiale proveniente dalle prigioni.

Nel 1979 ha pubblicato, insieme ad Alan B. Johnson, “The Kinsey Data: Margianl Tabulations of the 1938-1963 Interviews Conducted by the Institute for Sex Research”, in cui veniva riaffermata la validità della ricerca anche dopo l’eliminazione dei dati più controversi.

Così come i lavori “scientifici” di Freud avevano il compito di dare una veste nobile al movimento di liberalizzazione sessuale in generale, e dunque nascondevano un fine sociopolitico, il rapporto Kinsey aveva lo scopo di far accettare l’omosessualità alla massa eterosessuale, che guardava con sospetto a questo tipo di comportamento sessuale, e dunque aveva lo stesso fine socio-politico. Kinsey era stato affiancato nel suo lavoro da uno dei discepoli più affezionati , quel Hugh Heffner che nel 1953 inventò (Playboy”, una rivista patinata definita come porno soft. Secondo lo stesso Heffner, Kinsey era il ricercatore e Heffner era il suo editore. Lo schema filosofico seguito dagli editori di “Playboy” era quello per cui gli uomini erano i “playboy” e le donne e i bambini erano le “playthings”.

La vasta audience ottenuta da “Playboy”m che si presentava in maniera accettabile per la bellezza delle immagini femminili rappresentate con molto charme, ha fatto sì che le idee e le manipolazioni di Kinsey venissero propagandate a intere generazioni.

Sottoposta al duplice assalto soft di “Playboy” e dell’ideologia di Kinsey, la società americana è andata incontro a un degrado morale lento, graduale e probabilmente inevitabile e da lì la malattia si è diffusa in tutto il mondo.

La rivoluzione sessuale veniva portata avanti principalmente attraverso i media e la scuola (specialmente le università) che seguiva i dettami della nuova impostazione rivoluzionaria per cui castità e modestia andavano viste come manette sessuali e l’autodisciplina sessuale come una “insalubre repressione sessuale”.

La vecchia scuola di Freud aveva fatto proseliti e soprattutto era divenuta inattaccabile perché portata avanti sotto l’egida della salvaguardia della salute e con il crisma della “scientificità”.

La pornografia gradualmente divenne materiale sempre più esplicito e la concomitante comparsa sul mercato di farmaci in grado di controllare la fertilità diede ai giovani l’illusione di poter accedere a un’esaltante gratificazione sessuale esente da rischi che veniva definita come “pianificazione familiare responsabile”, mentre la licenziosità sessuale si trasformava in “liberazione”.

Don Marcello Stanzione

 
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