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SAN MICHELE ARCANGELO PATRONO DELLA POLIZIA DI STATO Di don Stefano Peretti PDF Stampa E-mail
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sabato 03 luglio 2021

SAN MICHELE ARCANGELO PATRONO DELLA POLIZIA DI STATOIl  nome Michele deriva dalla liturgia ebraica ( Mi Ka’ el) e significa “ chi come Dio” ed è un grido di guerra in difesa dei diritti dell’Eterno. Il nome ricorre cinque volte nella Sacra Scrittura. Michele è uno dei capi supremi che viene in aiuto del profeta ( Dn 10,13); testo simile in Dn 10,21, mentre in Dn 12,1 vien detto “ capo supremo” dell’esercito celeste in difesa dei giudei perseguitati da Antioco IV. Nell’Apocalisse, a capo degli angeli fedeli a Dio combatte e scaccia gli angeli ribelli: anche qui Michele appare quale capo supremo degli angeli e principe. ...

 
Infine, Gd 9 presenta la lotta con satana per il corpo di Mosè; soltanto in questa sta pericope Michele è detto “ o arcanghelos”, termine che già senza il nome proprio e senza articolo adopera S. paolo in 1 Ts 4,16: “ Il Signore al segnale dato dalla voce dell’arcangelo scenderà  dal cielo”. la Chiesa fin dai tempi più antichi gli ha riservato un culto particolare. Michele., con la sua corazza d’oro, la sua spada invincibile, in un alone di luce, che si riflette nello splendore delle ali e su tutta la sua figura celeste, è vindice dell’onore della gloria di Dio contro gli angeli ribelli, considerandolo sempre presente  che si combatte e si combatterà contro il male fino alla fine dei tempi. Michele il forte custode di Israele, militare e guerriero, è rappresentato ed è una personificazione della potenza di Dio atta a stabilire il bene e la giustizia tra gli uomini. Tutto l’oriente, fin dai primi secoli del cristianesimo, era popolato di chiese dedicate al santo Arcangelo. In occidente all’inizio del secolo quinto il culto era abbastanza diffuso e attestato a Spoleto, Ravenna, Perugia, Piacenza e Genova. Il sacramentario veronese, il 30 settembre sotto il titolo Natale basilicae S. Angeli in Salaria, contiene cinque formulari di Messa, tre dei quali si riferiscono  alla dedicazione della chiesa menzionata, sulla via Salaria a sei miglia a nord di Roma. I sacramentari Gelasiano e Gregoriano hanno a loro volta una dedicatio basilicae S. Michaelis, ma senza la specificazione “ in via Salaria”, posta al 29 settembre. Tralasciando il problema se si tratti della stessa basilica, la data del 29 settembre da anniversario di dedicazione divenne l’attuale festa di S. Michele e come tale fu accolta in tutte le nazioni occidentali. L’altra festa all’Arcangelo S. Michele veniva dei Longobardi a Siponto ottenuta per intercessione dell’arcangelo l’otto maggio del 663. Ad una data consimile dell’anno 492 o 494 S. Michele sarebbe apparso in una caverna del monte Gargano nei pressi Manfredonia. Il santuario ivi edificato acquistò notevole fama ed il culto si irradiò nel sud dell’Italia e, tramite i Longobardi, in Lombardia e nel ducato di Benevento. Nel 709 in Normandia a Mont_Saint-Michel venne fondato un altro celebre santuario che diffuse in tutto il nord Europa il culto dell’Arcangelo. In omaggio a queste apparizioni, Pio V chiamò la festa dell’otto maggio “ Apparitio S. Michaelis”. Venne soppressa nel 1960 con la riforma del calendario da parte di Giovanni XXIII. La liturgia romana attribuisce a S. Michele una duplice funzione:

a) quello di essere guida delle anime del Cielo.

Secondo S. Gregorio di Tours S. Michele aveva presentato a Dio le anime di Adamo e Eva e quelle persino di S. Giuseppe e di Maria Santissima. La credenza negli angeli conduttori delle anime fu presto accolta nel culto della Chiesa e fissata in testi antichi epigrafici ed eucologici. Uno di questi assai famoso, è contenuto nel testo dell’antifona di Offertorio della Messa dei defunti e riguarda la funzione di psicopompo di S. Michele: “ Signifer sanctus Michael repraesentet eas ( animas) in lucem sanctam”. In comunità con questa attività dell’Arcangelo di trasportare le anime si incontra anche la raffigurazione di S. Michele con una bilancia nelle mani nell’atto di pesare le anime. In uno dei piatti è posta l’anima; mentre l’altro piatto, che si pensa contenga il peso morale delle colpe e delle opere malvagie, viene sollecitato dal diavolo perché la bilancia pieghi dalla sua parte. L’altra funzione attribuita a S. Michele è quella di difensore del popolo cristiano. I testi della liturgia si ispirano alla sacra Scrittura, che designa S. Michele come capo delle milizie angeliche che combattono contro Satana, il nemico Dio e del suo popolo, e lo invocano perché difenda la sua Chiesa nelle sue lotte e le anime dei fedeli nelle difficoltà della morte e del giudizio. La tradizione cristiana ha eletto, pertanto, il santo arcangelo a patrono delle città, delle province e dei regni dei sovrani cattolici. Spesso lo stendarlo era portato in prima fila nelle battaglie o una sua statua sormontava le rocche o i castelli delle città, come a Roma sul Castel Sant’Angelo. La tradizione lo ha prevalentemente raffigurato vestito da guerriero, coperto di corazza, con la spada in mano, mentre combatte ed uccide il dragone infernale che si accascia ai suoi piedi. Le mistiche visioni di Isaia o quelle dell’apocalisse accennano spesso alla presenza di un angelo che officia tenendo in mano un turibolo aureo e la tradizione ha ravvisato in questo angelo S. Michele. La tradizione ha poi inventato il fatto che Michele celebrasse la Messa in cielo ogni lunedì. Raterio a Verona nel X secolo ricorda questa strana superstizione e non si risparmia di deriderla con il suo sarcasmo. Dice il suo citato vescovo di Verona: “ Essi dicono che alla seconda feria ( cioè al lunedì) Michele Arcangelo celebra a Dio la Messa. O cieca stoltezza! Per quale ragione secondo te per noi esiste una prima e una seconda feria ( cioè il lunedì e il martedì)? Non è forse perché il sole sorge e tramonta? E quale altro sole c’è in cielo se non il sole di giustizia? E in quale tempio canta la messa S. Michele, se Giovanni nell’Apocalisse dice: Non ho visto in essa ( nella Gerusalemme) alcun tempo?” La leggenda, tuttavia, ha lasciato una traccia nella liturgia medievale, perché nella serie dei formulari delle messe votive settimanali, quella del lunedì era generalmente dedicata a S. Michele capo delle schiere celesti. Nel ventesimo secolo Papa benedetto XV nel 1921 fissò una propria festa liturgica anche per ciascuno degli altri arcangeli, fissando al 24 marzo quella di S. Gabriele e al 24 ottobre quella di S. Raffaele. Con l’ultima riforma liturgica tutti e tre gli arcangeli vengono celebrati il 29 settembre, data tradizionale liturgica del solo S. Michele. San Michele è patrono di molte categorie di persone e di lavoratori tra questi anche gli agenti della Pubblica Sicurezza, solamente però dal 1949. Numerosi sono i patronati della figura dell’Arcangelo tutti, in qualche modo più o meno pertinente, legati all’attività di Michele come combattente  per il bene: gli spadaccini, i doratori ( perché generalmente rappresentato con corazza dorata; i commercianti ( per il fatto che Michele usa la bilancia per pesare le anime), e anche di tutti i mestieri che si servono della bilancia; in Italia è, inoltre, patrono anche dei radiologi. Nel 1949 il Santo Padre Pio XII proclamava san Michele Arcangelo patrono della Pubblica Sicurezza e della Polizia con la bolla “ Providentissimi Dei est”. La bolla del Papa mette in evidenza il secondo degli aspetti di cui abbiamo fatto cenno sopra, ossia San Michele esprime e manifesta la potenza di Dio. Egli è il santo che difende e protegge. Anzitutto difende il genere umano rappresentato da Adamo ed Eva quando Dio caccia dal Paradiso terrestre Satana da Adamo ed Eva quando Dio caccia dal Paradiso terrestre satana e lo condanna all’Inferno secondo il racconto del testo genesiaco. Inoltre l’Arcangelo protegge la donna vestita di sole di cui parla l’ Apocalisse e che rappresenta la Chiesa nella sua lotta contro il male e l’errore e dalle insidie dei Principe delle tenebre. Anche la città terrena degli uomini avverte il bisogno di sicurezza, ordine e giustizia. Dice il Papa: “ nulla di strano quindi, che coloro che in Italia sono preposti  alla pubblica sicurezza, considerando attentamente il grave e severo compito delle forze di Polizia per il bene comune e l’interesse dei cittadini, e preoccupati soprattutto della loro tutela fisica e spirituale, abbiano avuto sempre presso Dio San Michele Arcangelo come Patrono nel controllo della sicurezza pubblica”.

 

 
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