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IL CULTO DEGLI ANGELI IN TURCHIA NEL PROTOCRISTIANESIMO Di Leonardo Guerra PDF Stampa E-mail
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domenica 14 agosto 2022
IL CULTO DEGLI ANGELI IN TURCHIA NEL PROTOCRISTIANESIMO

Occidente ed Oriente: due mondi distanti e vicini, ognuno con le peculiarità della sua storia, della sua arte, dei suoi costumi e della sua religione. Questa percezione si avverte immediatamente quando sei a Istanbul ( non permetterti di chiamarla Costantinopoli, perché sarebbe come rinnegare ai suoi abitanti almeno sei secoli di vita e di attività), l’antica Bisanzio, una città divisa dal Bosforo, che unisce il continente asiatico alla parte Sud orientale dell’ Unione Europea. ...

 
Superate le vicende storiche, che portano Costantinopoli ad essere la capitale dell’Impero Romano d’Oriente e poi  caposaldo dell’Impero ottomano ( 1453), la Turkiye richiama la nostra attenzione per alcuni eventi e personaggi legati ai primi secoli dell’evangelizzazione cristiana. Come afferma Lattanzio nel De mortibus persecutorum ( cap. XLVIII), Costantino consente nel 3136 ai “ Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede”. In ossequio alla sua “ rivoluzione, l’atto più audace mai compiuto da un autocrate in ispregio alla grande maggioranza dei suoi suddoti” ( J. B. Bury), con il Concilio di Nicea ( oggi in Turchia) del 325 l’ Invictus Flavio Valerio sarebbe autore del cambiamento della storia della Chiesa, facendo prevalere, contro la dottrina di Ario, che nega la divinità del Figlio, il principio dell’homooùsion ( Cristo ha la stessa sostanza del Padre). Costanzo II completa poi l’opera del suo predecessore nel concilio di Efeso del 431 in cui, contro la teoria di Nestorio, Patriarca di Costantinopoli, si conferma la tesi dell’unione delle due nature di Cristo e, nel contempo, si afferma che la Verfine Maria non è solo Christotokos ( Madre di Cristo), ma anche Theotokos ( Madre di Dio). In campo teologico, la Turchia ha grandi meriti, essendo il paese in cui si afferma la Chiesa primitiva grazie all’opera di predicazione dottrinale di san paolo ( ad Efeso) e dei grandi padri della Chiesa ( Basilio, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo), che prescelgono come centri di residenza le chiese rupestri della Cappadocia. La Turkiye, inoltre, è la Terra che ha ospitato nei loro ultimi anni di vita la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni e da cui Sant’Elena è partita per ben due volte per andare alla ricerca della vera Croce di Cristo. Ai fini del culto degli Angeli, questo è l’aspetto che ci interessa di più e la nostra attenzione cade immediatamente sulla  chiesa di san Salvatore in Chora. Con il nome turco di Kariye, san Salvatore sopravvive a un lungo passato in cui hanno un notevole rilievo l’impero romano d’Oriente, l’Impero Bizantino, la lotta per l’iconoclastia ( VIII-IX secolo) e l’Impero ottomano. Fatta costruire da Costantino I ( 324-337) e da Giustiniano ( 527-565), la Kariye si trovava un tempo nell’area rurale ( Chora significa appunto “ fuori città”), mentre oggi è all’interno delle mura di Istanbul ed è importante sia per la struttura architettonica sia per i mosaici e gli affreschi. Divisa in tre corridoi, con le immagini che sono raffigurate sui muri, sulle volte e sulle cupole, più che una chiesa sembra una galleria d’arte, in cui sono rappresentati episodi della vita della Vergine Maria e della vicenda terrena e celeste di Gesù  Cristo. Gli affreschi sono stati realizzati tra il 1261 e il 1350 e rivelano chiaramente l’influsso del mondo occidentale. Gli angeli hanno un ruolo fondamentale e mostrano, nella volontà degli autori, di obbedire a un disegno preciso preesistente nella mente di Dio. La loro presenza si fa vedere in quasi tutti gli episodi raccontati per rappresentazioni, ma la brevità dello spazio ci induce ad esaminare le parti di maggiore interesse. Molto significativa ci sembra la scena della morte di Maria ( Koimesis), sulla porta della navata centrale, con la Vergine in Dormitio su un cataletto, il Figlio, al centro, con l’anima della Madre avvolta in fasce, san Pietro con funzione di turiferario e gli altri apostoli e gli angeli che partecipano emotivamente all’evento del trapasso.  I  diversi piani di rappresentazione e la ricerca degli effetti coloristici di grande rilievo, con notevole uso dell’oro, testimoniano di un gusto artistico alquanto raffinato che solo un pittore del XIII7XIV secolo poteva realizzare. In alto e in posizione più arretrata, un serafino, con le ali aperte, sembra dominare tutto l’episodio. Alquanto maestosa e di grande effetto coloristico la rappresentazione dell’Anastasis ( Resurrezione), nel parecclesion ( cappella laterale), in cui si dà grande rilievo al Cristo che, in una nuvola e rivestito di bianco, tira fuori dalle tombe, prendendole per mano, le anime di Adamo e Eva; e destra si offrono alla vista le figure di un angelo, di Abele e di altri uomini giusti; a sinistra quelle di san Giovanni Battista, dei Re- Profeti e di un gruppo di religiosi. Significativa, sotto i piedi di Cristo, la raffigurazione del diavolo legato con una corda e della porta dell’Inferno scardinata e rotta. Il parecclesion mostra una notevole presenza degli angeli anche nel medaglione del centro della cupola, in cui si rappresenta una Vergine con Bambino che, con le mani alzate in atto di benedizione, è adorato da dodici spiriti intelligenti raffigurati in dodici spicchi separati da fasce di luce colorata e omogenea, utilizzate per creare effetti di sicura suggestione, anche per il piacevole  cromatismo di cui si ravviva tutta la parte superiore della cappella, in cui è significativa la segnatura di un’ epigrafe con il nome di San Michele. La parte più interessante del culto degli angeli mi sembra tuttavia la scena del Giudizio ( Deesis), raffigurata nella grande cupola davanti all’arco dell’abside. I vari episodi rappresentati in questa parte costituiscono un unicum e fanno vedere nel seguente ordine:

1. Gesù seduto su uno scranno e circondato da un alone, tra la Vergine e San Giovanni che gli chiedono di salvare l’umanità e, alle sue spalle, una larga teoria di apostoli seduti e di angeli in piedi; la grande varietà cromatica dà risalto a tutte le figure e mira a rendere l’idea di un’ atmosfera di pace largamente diffusa.

2. il quadro contiguo appare di grande intensità coloristica e di grande concitazione e movimento: gli angeli appaiono nell’atto di pesare con una bilancia l’anima di un peccatore, mentre le altre anime già destinate all’Inferno, del tutto ignude, sono condotte dal demonio verso il luogo del castigo eterno.

3. più in basso, si ammira l’immagine di san Michele che, con il tipico volto angelico e sereno, gli abiti eleganti di tipo orientale e il globo in mano, sembra voler presiedere a tutta la scena precedente.     

 
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