| DON DOLINDO RUOTOLO E L’ABBIGLIAMENTO INDECENTE Di don Marcello Stanzione |
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| Scritto da Amministratore | |
| lunedì 21 settembre 2026 | |
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Conobbe san Pio da Pietrelcina al quale spesso fu assimilato, ma se quest’ultimo mostrava visibilmente sul suo corpo i segni del Calvario di Cristo, Don Dolindo li serbava nell’animo e per questo venne anche identificato come “un novello Apostolo del dolore interiore”. Entrambi subirono a più riprese gli attacchi del Santo Uffizio con l’impedimento di officiare la messa in pubblico per un certo tempo, ebbero il dono della profezia, il carisma della massima ubbidienza alla Chiesa ed accettarono in tutto e per tutto la Volontà Divina nella più profonda umiltà. Con lo pseudonimo di Dain Cohenel fu un instancabile e raffinato letterato (si ricorda soprattutto il poderoso Commento alla Sacra Scrittura di ben 33 volumi), inoltre fu pure un brillante musicista, cantore e organista, un fantastico predicatore, un servo di Dio che spese tutta la sua vita in povertà per il prossimo, privilegiando i ceti meno abbienti soprattutto di una città tanto problematica come Napoli dove trascorse la maggior parte della sua esistenza, portando avanti il suo ministero in quasi tutte le parrocchie dove fu comandato. Le sue giornate cominciavano alle 2,30 del mattino per terminare verso la mezzanotte, scandite da tanti rosari e preghiere, dallo studio dei testi sacri e dalla scrittura, dall’immancabile sostegno a tutti quelli che glielo chiedevano tra cui molti poveri e ammalati dai quali correva anche in piena notte con qualsiasi condizione climatica, dimentico spesso dei suoi stessi mali cronici e passeggeri. Fondò “L’Apostolato Stampa” una editrice che ancora oggi, tramite i frati francescani dell’Immacolata, si occupa della divulgazione dei suoi scritti e formò diverse figlie spirituali con il compito di approcciare i soggetti più renitenti alla chiamata di Dio e con quello di educare le nuove generazioni. Innamorato della Madonna, sosteneva di aver ricevuto tramite la sua intercessione i doni dell’intelletto e della sapienza quando era al ginnasio, in seminario, disperato per le continue bocciature e privo delle necessarie basi culturali per poter procedere negli studi che si era intensamente manifestato in lui già in tenerissima età. Il 19 novembre 1970 morì per una broncopolmonite in concetto di santità. Attualmente è in corso l’iter per la sua beatificazione a seguito di diversi eventi miracolosi e di testimonianze sulla sua santità. La sua salma riposa nella Chiesa dell’Immacolata di Lourdes e San Giuseppe dei Vecchi a Napoli, ormai meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Don Dolindo Ruotolo, nel 1939 editò un libro contro l’abbigliamento indecente che s’intitolava La moda e il decoro cristiano. Ostentare il corpo Giustamente l’Autore, già nel 1939, notava che “i vestiti mostrano troppo spesso la preoccupazione di ostentare la carne, e in non pochi casi, tendono più a spogliare che a vestire”. L’Autore metteva in guardia dai vestiti troppo attillati, trasparenti, corti, scollati, che evidenziano troppo il corpo. La tattica del Comunismo in Spagna (1936-39) Nel 1939 era appena finita la guerra civile spagnola in cui si erano avuti migliaia di Martiri, che avevano sacrificato la loro vita per testimoniare la Fede. Ora il Comunismo, chiosa don Dolindo, aveva utilizzato in Spagna la tattica di servirsi dell’immodestia e della impurità come testa di ariete per abbattere il Cristianesimo: “E’ storicamente accertato che il Bolscevismo spagnolo, prima di iniziare la sua opera di scristianizzazione e di distruzione, reclutò le donne più strafottenti perché preparassero, con la corruzione, la via al Comunismo”. Occorre notare che oggi la moda ha colpito anche il mondo maschile oltre che quello femminile; ora, questi articoli risalgono a 80/30 anni fa e i loro autori non avevano ancora visto le ulteriori degenerazioni della moda in ogni campo e genere. Le donne cristiane che vestono male diventano le collaboratrici del Maligno Che dire, dunque, di quelle donne che, pur professandosi cristiane, diventano, in pratica, con il modo di vestire le prime collaboratrici di Satana e del Comunismo? “Non si riesce a capire come possano credersi senza colpa grave, quando è chiaro a tutti che le loro esibizioni, inducono a peccati di desiderio”. Prima del peccato originale l’uomo, innocente, non aveva bisogno di coprire il suo corpo, in lui tutto era ordinato a Dio, ma dopo il peccato di Adamo Dio, misericordiosamente lo rivestì. Satana invece cerca, per odio contro Dio, di spogliare la creatura umana, che ha perso l’innocenza e sente la rivolta delle passioni per spingerla più facilmente al peccato e alla dannazione. La moda spoglia della vera femminilità La moda moderna ha fatto perdere alle donne la loro vera femminilità, che consiste nell’essere persone intelligenti, libere, fatte a immagine di Dio, madri e spose, rendendole puri oggetti di concupiscenza. Si capisce, così, il terribile fenomeno del cosiddetto “femminicidio”, diventato quasi abituale oggi, proprio quando il femminismo col pretesto di liberare la donna l’ha degradata e l’ha resa un oggetto da possedere come fosse una semplice cosa da poter anche distruggere, se non può essere ottenuta. Il rispetto umano Uno dei motivi che spinge le donne sedicenti cristiane a seguire la moda è il rispetto umano o timore di ciò che direbbe la gente qualora si vestisse decorosamente e non secondo i dettami della moda immodesta. Don Dolindo commenta: “Non vogliono apparire diverse, temono di essere prese in giro, non vogliono sembrare fuori dal tempo” Che male c’è? Un ritornello ripetuto dalle donne che seguono la moda immodesta e che vorrebbero conciliare Cristo con il Mondo è il seguente: “Che male c’è?”. Don Dolindo commenta: “Un carbonaio abituato ad avere le mani nere, crede normale la sua sporcizia (non colpevole); mentre le donne che seguono la moda e dicono: “Che male c’è?” dimostrano di avere un cuore già corrotto e un’abitudine alla sporcizia morale”. “Guai a chi dà scandalo” Infatti, dare scandalo, ossia fare in modo che il prossimo si trovi in occasione di cadere in peccato per il nostro comportamento, è un peccato grave; inoltre, i peccati di desiderio, se sono pienamente avvertiti e se vi è materia grave, sono peccati mortali. Ora la moda indecente incita gli altri al peccato contro il 9° Comandamento: “Non desiderare la donna d’altri, e la materia del 6° e del 9° Comandamento è sempre grave. Quindi, la moda indecente spinge oggettivamente gli altri al peccato mortale. Per quanto riguarda lo scandalo Gesù ha detto che sarebbe meglio cavarsi l’occhio o tagliarsi la mano o finire in fondo al mare con una pietra al collo piuttosto che dare scandalo (Mc., Ix, 42-47). Don Dolindo commenta: “Le donne che si esibiscono con una moda provocante diventano l’occasione di molti peccati di pensieri e questo è già un male gravissimo” Trionfo della materia sullo spirito La moda invereconda è anche il trionfo della materia sullo spirito, è un guardare più al corpo che all’anima, anzi è quasi negare l’anima a favore dei capricci del corpo. Il cardinal Giuseppe Siri diceva: “Più si vede il corpo, meno apparisce l’anima”. Il corpo mal vestito è un idolo Don Dolindo paragona coloro che seguono la moda invereconda a chi ruba le anime a Dio, poiché le distoglie da Lui e le concentra nella materia e nel fango. Il corpo mal vestito è simile a un idolo che cerca di prendere il corpo di Dio, come quando gli ebrei costruirono e venerarono un vitello d’oro mentre Mose parlava con Dio sul Monte Sinai. Satana vuol distruggere la somiglianza della creatura femminile con Dio La donna è una creatura di Dio, fatta a Sua immagine e somiglianza. Ora, Satana con la moda immodesta cerca di sfigurarla avvilendo l’immagine divina che si trova in lei e sostituendola con la sua immagine resa brutta e ridicola dal trucco eccessivo e dalla moda smodata. Don Dolindo dice alla donna: “Tu sei un capolavoro della creazione, un’opera d’arte di Dio e Satana cerca di profanarti ricoprendoti di miserie e di bruttezze. Un trucco troppo appariscente deforma la tua armonia, ti fa perdere la tua vera espressione e diventi ridicola. Gli uomini che pensano a te sognano l’usa e getta e tu neppure lo sospetti. L’ammirazione che fingono per te è puramente sensuale perché non è rivolta alla tua persona, ma al tuo corpo e ti guardano come un oggetto di piacere”. Ora, il corpo senza l’anima è un cadavere, la persona è un corpo vivificato dall’anima in cui il primato spetta all’anima, che deve essere padrona e dirigere il corpo e non diventare la sua schiava. Al corpo si apre la tomba, all’anima il Cielo Inoltre come diceva don Dolindo: “Devi pensare che al corpo si apre la tomba e all’anima deve aprirsi il Cielo”, mentre Pio XI insegnava: “Quando pensate al vostro abbigliamento, o donne, pensate anche a come vi ridurrà la morte!” (ivi). E’ insensato curare ciò che si dissolve a detrimento di ciò che permane in eterno.
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