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Santa Ildegarda e la sessualità - Salute e cura del corpo maschile e femminile
MARIA DI AGREDA E LA VISIONE DEL CRISTO RISORTO Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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lunedì 21 settembre 2026

MARIA DI AGREDA E LA VISIONE DEL CRISTO RISORTOViene riportato il racconto che fa la venerabile D’Agreda di ciò che avvenne dopo la resurrezione di nostro Signore, in particolare riguardo alle anime dei defunti. La «Mistica Città di Dio» (vita della Madonna) fu iniziata nel 1637 da suor Maria D’Agreda, pur ricevendo il plauso di re Filippo IV di Spagna e dei teologi da lui interpellati, l’opera, in parte già scritta, fu bruciata dall’autrice nel 1645, per ordine di un temporaneo confessore. Nel 1650, passata sotto la direzione spirituale di padre Andrea da Fuenmayor, ebbe l’ordine di riscrivere la vita della Madonna e anche la propria autobiografia, con la descrizione delle singolari grazie ricevute da Dio.  ...

 

 

L’opera fu completata nel 1660 e approvata poi nel 1686 dall’Inquisizione spagnola, proprio grazie al suo rigore teologico e ai suoi edificanti contenuti. Ecco come la venerabile suora ci presenta la resurrezione di Gesù: “Nel medesimo istante in cui l’Anima santissima del Signore si riunì al suo corpo e gli diede vita immortale, restò vestito delle quattro doti di gloria, cioè chiarezza, impassibilità, agilità e sottigliezza: doti che il corpo di Gesù ebbe dal momento del suo concepimento per l’unione ipostatica ma che rimasero come sospese affinché il suo corpo potesse patire.

Con tutta questa bellezza e gloria si alzò il nostro Salvatore dal sepolcro e alla presenza dei santi e dei patriarchi promise a tutto il genere umano la resurrezione universale, come effetto della sua nella medesima carne e corpo di ciascuno dei mortali e come pegno di questa resurrezione ordino la Divina Maestà alle anime di molti Santi che si riunissero con i loro corpi e risuscitassero a vita immortale, e questo avvenne per S. Anna, S. Gioacchino, San Giuseppe, san Giovanni Battista e altri degli antichi Padri e Patriarchi che si distinsero nella fede per aver maggiormente sperato nell’Incarnazione del Verbo ed aver maggiormente pregato perché questa si adempisse e come premio si anticipò la resurrezione gloriosa dei loro corpi.

Nel medesimo istante in cui l’anima di Cristo entrò nel suo corpo risuscitandolo, Maria santissima ricevette il gaudio e lo splendore che la lasciò tutta trasformata, togliendo da lei ogni pena, dolore e tristezza lasciandola nell’allegrezza e colma di splendori e segni di gloria.

Quando Gesù entro nel cenacolo per presentarsi alla sua Santissima Madre, accompagnato da tutti i Santi e Patriarchi, la Regina del cielo lo accolse prostrandosi a terra e adorando il suo Figlio Santissimo, allora Gesù l’alzò da terra e l’abbracciò, e in questo contatto fu come se il corpo del Figlio racchiudesse in sé stesso quello della madre, come se un globo di cristallo ricevesse in sé il Sole e con la sua luce ne fosse riempito di bellezza e splendore.

E Maria sentì una voce che le disse: Amica sali più in alto e vide la Divinità intuitiva e ricevette in questa visione beatifica tutto quello che possa ricevere una pura creatura, volendo la Divina Maestà ricompensarla dei dolori e tormenti della passione che furono i medesimi che soffrì Gesù Cristo e così alle pene corrispose il gaudio.

La Regina delle virtù e Maestra dell’umiltà si prostrò a terra e diede ai Santi la dovuta riverenza, questo permise il Signore perché, benché fossero inferiori nella grazia erano però superiori nello stato di Beati.

Maria restò nel cenacolo tutti i quaranta giorni che precedettero l’Ascensione di suo Figlio al cielo, e Gesù quando non appariva ad altri stava sempre con la sua Santissima Madre, e sempre veniva accompagnato dalle anime che aveva liberato dalla morte.

Maria Santissima conobbe tutte le opere, i meriti, i benefici, i favori e i doni che ciascuno di loro aveva ricevuto dall’Onnipotente e li sollecitò a lodare e glorificare Sua Maestà per tutto ciò che aveva in loro operato.

Maria santissima poi sapeva che se il Figlio si tratteneva ancora nel mondo era principalmente per lei, per assisterla e consolarla perciò ella si prodigò perché non mancassero in terra quelle lodi e onori che gli stessi Santi gli avrebbero dato in cielo, così che nella casa del cenacolo risuonavano cantici e inni e si innalzavano lodi all’Altissimo non meno che in cielo. Un’altra grande meraviglia avvenne in quei giorni nel cenacolo: le anime dei giusti che terminarono il corso della loro esistenza in quei quaranta giorni, tutte andavano al cenacolo, quelle che non avevano debiti per essere lì beatificate e quelle che dovevano scontare il purgatorio passavano nel cenacolo quei giorni che mancavano per essere degne di vedere il Signore, e durante questo tempo la Madre della Misericordia soddisfaceva per loro con genuflessioni, prostrazioni e altre opere penali e soprattutto con il suo ardentissimo amore con il quale pregava perché fossero a loro applicati i meriti infiniti di suo Figlio e con questo soccorso veniva abbreviata e ricompensata la pena del danno che avevano in quei pochi giorni in cui non potevano ancora vedere il Signore, (poiché non vi fu la pena del senso in quei quaranta giorni), finiti i quali venivano beatificati e collocati nel coro dei santi.

Pochi giorni prima dell’Ascensione apparvero a Maria Santissima nel cenacolo l’Eterno Padre e lo Spirito Santo in un trono di ineffabile splendore sopra il coro degli Angeli e dei Santi e subito si unì a loro il Verbo umanato, ordinò poi l’Eterno Padre a due angeli di chiamare Maria santissima, la quale condotta dagli Angeli si pose ai piedi del Trono e l’Eterno padre di nuovo le disse: amica sali più in alto e Maria fu sollevata e posta nel Trono con le tre Divine Persone, provocando la meraviglia dei santi nel vedere una semplice creatura innalzata  a tale gloria.

Parlò il Padre e disse: Figlia mia la Chiesa che il mio Unigenito ha fondato e la nuova legge di grazia che ha dato al mondo, e il popolo che ha redento, tutto affido a te e te lo raccomando.

Disse allora lo Spirito Santo: Sposa mia eletta tra tutte le creature, io ti comunico la mia sapienza e grazia affinché depositati nel tuo cuore i misteri, opere e dottrina e tutto quello che il Verbo umanato ha fatto nel mondo, a tua volontà tu ne disponga.

Il Figlio parlò e disse: Madre mia amatissima, io me ne vado al Padre e ti lascio al mio posto, ti incarico della parola della mia Chiesa, ti raccomando i miei figli così come il Padre li raccomandò a me.

Disse poi la Santissima Trinità ai cori dei Santi: Questa è la Regina di ogni cosa creata nei cieli e in terra, è la protettrice delle creature, è la Signora delle creature, è la Madre della pietà, Mediatrice per i fedeli, Avvocata dei peccatori, Madre del bell’Amore e della santa Speranza, la Poderosa per piegare la nostra volontà alla clemenza e alla misericordia. In lei sono depositati i tesori della nostra grazia, il suo cuore fedelissimo sarà le Tavole nelle quali resta scritta e impressa la nuova legge e in lei si racchiudono i misteri che la nostra onnipotenza ha operato per la salvezza del genere umano. Questa è l’opera perfetta delle nostre mani, nella quale si è comunicata e già riposa la pienezza della nostra volontà senza che alcuno possa impedire in lei il flusso delle nostre Divine perfezioni. Chi di cuore la chiamerà non potrà perire, chi conseguirà la sua intercessione otterrà la vita eterna. Quello che Lei ci chiederà le verrà concesso e sempre faremo la Sua volontà, ascoltando le sue preghiere e i suoi desideri, perché pienamente si dedicò tutta al nostro beneplacito.

Udendo Maria santissima questi ineffabili favori, si umiliò e abbassò fino alla terra tanto quanto più la destra dell’Altissimo la esaltava sopra tutte le creature umane ed angeliche, e come la minima di tutte le creature, adorando il Signore, si offrì come serva fedele per lavorare nella Chiesa Santa, come madre amorosa di tutti i suoi figli.”

(La Mistica città di Dio, libro VI, capitolo XXVIII)

 

 
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