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Il Papa lancia il grido d'allarme sul Canada PDF Stampa E-mail

Il Papa lancia il grido d'allarme sul Canada"La libertà non può essere invocata per giustificare certi eccessi", che potrebbero portare a "un regresso nel concetto dell'essere umano", soprattutto su questioni come la vita e la famiglia. Benedetto XVI, nel ricevere Anne Leahy, il nuovo amabasciatore del Canada presso la Santa Sede. È un grido d'allarme, quello del Papa, riguardo la situazione del Canada. Un grido d'allarme che ha lanciato già durante il sinodo, quando ha ricordato che dal primo annuncio del Vangelo "scaturirono comunità cristiane inizialmente fiorente, che sono poi scomparse e sono oggi ricordate solo nei libri di storia". Ed ha aggiunto: "Non potrebbe avvenire la stessa cosa in questa nostra epoca? Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l'influenza deleterie e distruttiva di una certa cultura moderna". Facile immaginare che, tra le comunità di cui Benedetto XVI aveva parlato, ...

... c'era anche quella Canadese. Il fatto che il Papa abbia affidato al cardinal Marc Ouellet, cardinale del Quebec, il compito di introdurre e chiudere i lavori del sinodo con i lavori generali ha un certo significato.

Il Quebec è la provincia più estesa del Canada: è grande cinque volte l'Italia e contiene Montreal, tra le più grandi città canadesi. Fino alla metà del secolo scorso, la regione (francofona) conservava una forte impronta cattolica: fiumi e villaggi portano nomi di santi, numerosissime sono le Chiese, le scuole e gli ospedali sono quasi tutte sorti per iniziativa religiosa, e fiorenti erano le vocazioni.

Il crollo c'è stato a partire degli anni Sessanta: una "revolution tranquille", che ha fatto del Quebec una delle regioni più avanzate della secolarizzazione. Così, pian piano, sono diminuiti i battesimi, la frequentazione religiosa (meno del 5 per cento dei cattolici vanno a Messa la domenica), i funerali religiosi (che ora sono invece in gran parte civili).

Ma c'è di più: quest'anno, nelle scuole statali e private del Quebec - primo caso al mondo - è stato imposto un corso obbligatorio di "etica e cultura delle religioni", con docenti cui è vietato presentarsi come credenti e appartenenti a una comunità di fede. Nel corso si danno informazioni sulle principali religioni del mondo, e si discute di temi "etici" come l'aborto e l'eutanasia, con l'obbligo di non prendere posizione in un senso o in un altro.

"E' la dittatura del relativismo a partire dalle scuole materne", ha denunciato il cardinale Ouellet. È rimasto solo: se l'80 per cento delle famiglie continua a chiedere l'insegnamento della religione cattolica, solo la Lodola High School di Montreal ha fatto ricorso alla corte suprema contro il corso obbligatorio ora imposto per legge".

Da notare che la svolta "laicista" del Quebec è stata definita e varata da maggioranza non radicali, ma moderate. Basti pensare che la legge sull'insegnamento obbligatorio di "etica e cultura delle religioni" è stata approvata da un governo conservatore, e il progetto del nuovo corso è di Georges Leroux, cattolico. Il quale sostiene che "è ormai tempo di pensare alla trasmissione della cultura religiosa non più come fede, ma come storia, come patrimonio universale dell'umanità".

E la rivoluzione "tranquille" è diventata ostile. "Ho avuto una prova di questa avversione quando recentemente ho scritto una lettera aperta ai media, in cui fra l'altro chiedevo perdono a nome della Chiesa canadese per ciò che abbiamo sbagliato. Quella lettera ha suscitato una reazione di vistosa ostilità", ha raccontato il cardinal Ouellet.

La rivoluzione laica punta anche a cambiare alcuni aspetti della tradizione culturale canadese: il crocifisso in Parlamento, le croci agli angoli delle strade, persino i tradizionali auguri natalizi, che devono essere cambiati in "Buone feste" in luogo di "Buon Natale" per non urtare suscettibilità religiose diverse da quella cattolica.

Ouellet è stato chiaro: "La mia convinzione è  che la crisi dei valori e la ricerca di significati sono così profonde e urgenti in Quebec da avere delle ripercussioni gravi anche sulla salute pubblica, e questo genera costi enormi per il sistema sanitario. La società del Quebec si poggia da quattrocento anni su due pilastri, la cultura francese e la religione cattolica, che formano l'armatura di base che ha permesso di integrare le altre componenti della sua attuale identità pluralista. Tuttavia, questa armatura è resa fragile dall'indebolimento dell'identità religiosa della maggioranza francofona".

Una situazione che il Papa aveva ben presente quando ha ricevuto il nuovo ambasciatore del Canada presso la Santa Sede. Alla quale ha ammonito che è necessaria "una ridefinizione del senso di libertà", sempre più percepita come "un diritto intoccabile dell'individuo", mentre si ignorano "l'importanza delle origini divine e la sua dimensione comunitaria". "In base a questa interpretazione - ha spiegato il Papa - l'individuo potrebbe da solo decidere e scegliere la fisionomia, le caratteristiche e le finalità della vita, della morte e del matrimonio". Mentre, ha aggiunto, "la vera libertà si fonda e si sviluppa in Dio. E' un dono che è possibile accogliere come un germe, e far maturare in modo responsabile per arricchire realmente la persona e la società".

Articolo del dott. Andrea Gagliarducci ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )

 
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