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San Gabriele araldo della buona novella (seconda parte) PDF Stampa E-mail

San Gabriele araldo della buona novella

Tali fatti non appartengono esclusivamente ad un lontano passato, e Gabriele non si riserva più l'esclusività nel dispensare dei fiori agli amici di Dio. Il 13 luglio 1923, a Palermo, chinandosi sulla culla della sua piccola Maria Carmelina nata la vigila, la signora Leone nota qualcosa di insolito: Grandemente meravigliata, ella trovò a lato della bambina un soldo d'argento, qualche mezza lira di nickel ed un mazzolino di rose. L'evento sorprese tutti, poiché nessuno in famiglia era capace di spiegarne la provenienza: era questo un dono delicato e discreto di qualche vicino, oppure era questo un dono di Dio, della bontà di Gesù, che manifestava e annunciava a tutti la futura santità della bambina? L'incidente non rimase isolato: "Lo stesso evento (...) si rinnovò quasi tutti i giorni, e, benché fosse sull'allerta, sorvegliando chiunque veniva, era sempre la stessa storia".

Si fece constatare questo fatto strano alla signorina Maria Ragusa, maestra alla scuola elementare, che era la proprietaria dell'appartamento in cui abitava all'epoca la famiglia Leone. Le rose esalavano un profumo d'una soavità fuori dal comune, era questo il segno di qualcosa di soprannaturale? Quanto al denaro, "esso arrivava in punto per dare sollievo alla nostra esistenza, che si migliorò di giorno in giorno - afferma ancora la mamma - poiché la situazione finanziaria era allora molto cattiva, il che ci angosciava, e finalmente noi potemmo così uscirne". Molte persone sono del parere che si tratta d'un intervento degli angeli. Questo sarebbe del tutto nelle maniere di Gabriele, verso cui MARIA CARMELINA LEONE (1923-1940), morta in odore di santità a diciassette anni appena, nutrirà una particolare devozione. Non sarebbe la prima volta che l'angelo agirebbe così. Nel corso dei suoi giri di predicazione, l'alcantarino ANTONIO VELA (+ 1616) fu ospitato una notte da un bravo curato di campagna.

Al mattino, quando il religioso ebbe preso congedo, il parroco scoprì con meraviglia che il letto - non disfatto - era ricoperto di rose bianche e rosse. Con questo prodigio, Dio aveva voluto segnalare la santità e lo spirito di penitenza di fray Antonio; questi attribuiva questa attenzione delicata all'angelo Gabriele, al quale egli era molto devoto. Confessore dei Santi Pasquale Baylon e Andrea Hibernon, amico di Santa Teresa d'Avila, fra Antonio era reputato per le sue estasi e la sua intimità col mondo angelico. Presso la mistica francese Sinforosa Chopin, l'angelo Gabriele si fece un dovere nel rinnovare i fiori del vaso posto davanti alla statua di Nostra Signora di Lourdes, come appassivano quelli che portano i visitatori. Talvolta, San Michele lo sostituisce in questo ufficio, per rendere omaggio alla Regina degli angeli. Incomparabilmente più belle e profumate delle nostre, i "fiori del cielo" - delle rose e dei gigli -, durano anche più tempo, ma essi non si conservano: quando qualche devoto indiscreto ha preteso di custodirne i petali seccati a titolo di ricordo, essi si sono rapidamente corrotti. Come se gli angeli vegliassero nel tagliare corto ad una devozione mal compresa.

La stigmatizzata MARIA CONCETTA PANTUSA (1894-1953) beneficia di paragonabili delicatezze da parte del Cielo. Il 24 marzo 1939, allora giorno della sua festa, San Gabriele effonde su di lei delle rose bianche, poi passa la mano: Dei fiori caddero su di lei, nella sua magione di via Santa Caterina. Essi rassomigliavano a larghi fiocchi di neve che cadevano dal soffitto (totalmente chiuso), posandosi su di lei e nelle pieghe dei suoi abiti. I testimoni di questa prima manifestazione furono suor Speranza ed i fanciulli dell'orfanotrofio, che batterono le mani alla vista di quello spettacolo insolito. I fiori erano effusi su di lei dal suo angelo custode, essi lo furono poi ugualmente da Santa Gemma Galgani, da San Paolo della Croce, da Santa Maria Goretti, da Gesù stesso. E, se non è a Gabriele in persona che Madre Yvonne-Aimée di Gesù deve gli spettacolari apporti di fiori di cui ella beneficiò più d'una volta, a colpo sicuro i suoi simili si sono fatti gli strumenti di quei segni tangibili dell'amore che il Signore testimoniava alla religiosa: Il 19 gennaio 1928, alle 20, Madre Maddalena e Magre Angelo Custode, aprendo la porta della cella di Suor Yvonne-Aimée che, molto stanca, veniva dal mettersi a letto, trovarono questa distesa e piombata nel sonno, con la braccia incrociate sul petto. La cella era decorata a profusione di fiori freschi, mazzetti di violette, cesti di rose, garofani di ogni tinta, margherite e ranuncoli. Un profumo di incenso galleggiava al di sopra di quei fiori. In piena guerra - febbraio 1943 - sono "degli aromi, dei tulipani e dei lilla bianchi" che, a profusione, ricoprono il letto di Madre Yvonne-Aimée. Sarebbe interessante sapere se si sono potuti conservare alcuni di quei fiori, seccati, oppure se essi hanno subito la stessa sorte di quelli di Sinforosa Chopin.

Gabriele, l'angelo che ama i fiori, ha comunicato il suo gusto - sempre molto sicuro, basta vedere le composizioni floreali che realizza - ai suoi fratelli angeli ed ai santi del cielo. Ma senza dubbio lo ha lui stesso dalla Vergine Maria, la Rosa Mistica. Almeno glielo avrà ispirato quando, non volendo, la prima volta, presentarsi davanti a lei con le mani vuote, ebbe l'idea di offrirle un ramo di giglio. 2 - UN ANGELO TUTTOFARE Ogni cristiano fervente onora e prega gli angeli, il suo angelo custode in particolare, ma anche i tre arcangeli, Michele, Gabriele, Raffaele. La beata ANNA MARIA TAIGI (1769-1837), un'umile madre di famiglia romana, era favorita da Dio dei carismi più stupefacenti. Il suo angelo custode la istruiva in permanenza d'una maniera straordinaria e sensibile, ad anche non disdegnava di darle una mano nei compiti domestici, affinché fosse assicurata la buona condotta della casa. E' vero che ella aveva molto da fare, col suo bravo marito Domenico, una buona pasta d'uomo, ma zuppa al latte come se ne vedono poche, e tanto più esigente che rimase sempre molto preso dalla sua Nannetta. Questa intratteneva coi tre arcangeli una delicata familiarità. Ella aveva un piccolo debole per Gabriele, perché era l'angelo dell'Annunciazione. Quando ella fu sul punto di morire - tre o quattro giorni prima -, egli le manifestò la sua sollecitudine, così come lo riporta il confessore della beata: Avevo celebrato la messa per lei, che era malata, nell'oratorio privato della casa. Appena si fu comunicata, ella fu in preda ad una violenta convulsione seguita da una sincope mortale. Ella vide allora apparire davanti a lei un personaggio d'una formidabile bellezza che le mise la mano sulla bocca per trattenere il suo soffio, come se volesse impedire al suo spirito di lasciare il corpo. Poi gli indicò il giorno preciso della sua morte, che si verificò puntualmente, tutto prodigandogli il suo conforto in vista delle angosce che accompagnerebbero il suo passaggio all'eternità. Mai, dacché la conoscevo, l'avevo vista così gioiosa e pronta come quando evocò la sua morte, dopo avermene annunciato la data. Penso che il personaggio celeste fosse San Gabriele, spirito di forza, che io avevo pregato per lei affinché le desse forza e coraggio durante la sua malattia.

Dio aveva permesso all'angelo Gabriele di portare ad Anna Maria l'annuncio del suo passaggio nell'eternità e gliene indicò anche la data precisa: gioiosa notizia per lei, ma Domenico ed i bambini risentirono crudelmente la perdita della loro sposa e madre, quantunque li confortava la certezza che essi avevano della sua santità. E' la stessa buona notizia che l'angelo ha comunicato da parte della Vergine Maria alla stigmatizzata spagnola MARIA AMPARO DEL SAGRADO CORAZON (1889-1941), clarissa a Cantalpiedra: ella lo vide un giorno attraversare il refettorio, con gli occhi scintillanti. Colma di gioia, ella fu trasportata d'allegrezza quando egli le annunciò che ella stava ben presto per raggiungere il suo celeste Sposo e, di rapimento, ne lasciò cadere la forchetta. San Gabriele e gli angeli hanno usato simili provenienze nei riguardi della stigmatizzata canadese MARIE BRAULT (1856-1910). I suoi vicini notavano gli aiuti stupefacenti di cui ella beneficiava, e da cui essi estraevano uguale profitto. Una religiosa amica ha testimoniato, a proposito della decorazione della chiesa parrocchiale per una festa: Recateci sulla sera, disse lei, non potevo comprendere come avessimo potuto fare tanta opera in una sola giornata: vi era del lavoro per una settimana. La cosa mi sembrava veramente straordinaria. Mi pare che gli angeli hanno dovuto fare i tre quarti dell'opera. La signora Brault era di un'estrema discrezione sulla sua vita interiore, non aprendosi che al suo confessore. Ora, alcuni giorni prima di subire un intervento chirurgico a priori benigno, ella fece sapere in termini espliciti ad una delle sue figlie che non sarebbe sopravvissuta, e preparò i suoi vicini alla sua morte: ella ne aveva ricevuto l'annuncio dall'angelo Gabriele, verso cui ella nutriva una particolare devozione.

Al di fuori di queste manifestazioni puntuali, l'angelo Gabriele ha talvolta per missione di occuparsi sul lungo termine di persone particolari, ed egli prende il suo compito molto a cuore. Meno spettacolari di quelle di San Gabriele, i suoi interventi sono sovente marcati al punto da una squisita delicatezza: forza di Dio, l'angelo sa mostrarsi nella sua fermezza con un'inalterabile dolcezza, non dimenticando che egli è il messaggero della buona novella della salvezza, l'ambasciatore della divina misericordia. E' lui che ha diretto, con tatto, Mechtild Thaller attraverso il suo angelo custode interposto (egli ne era il superiore gerarchico), ed è intervenuto in permanenza nella vita di diversi mistici, in un'epoca recente, chiaramente il padre EDOUARD LAMY (1853-1931), "il santo curato di La Courneuve", e la stigmatizzata italiana TERESA MUSCO (1943-1976).

IL PROTETTO DELL'ARCANGELO Il padre Lamy assicurava al conte Paul Biver, suo confidente e futuro biografo: "La Santa Vergine ha avuto la bontà di mettermi sotto la protezione del Santo arcangelo Gabriele, di confidarmi a lui". Ed ella raccomandò all'angelo: "Custoditelo, avrà bisogno di voi". Difatti, si ritrova lungo tutta la vita del santo padre la protezione dell'angelo, che si rende sovente visibile: "L'arcangelo Gabriele ha i capelli ben tagliati ed ondulati. Gabriele è più grande di una testa rispetto agli altri angeli. E' da questo che riconoscevo prima di tutto uno spirito d'una categoria superiore". La sera del 19 novembre 1924, il conte Biver - che si trova col padre Lamy presso la sorella ed il cognato di quest'ultimo, abitante a Pailly - è testimone d'un evento del tutto straordinario. Sono le 22, tutti sono coricati, il vecchio sacerdote dorme nella camera vicina a quella del narratore: Alle 10 ed un quarto, io sono a letto e spengo la luce. Passano forse due o tre minuti, e, attraverso le due porte, che sono leggere, sento una conversazione animata nella stanza del vecchio sacerdote. Tre voci di uomini vi prendono parte, nette e distinte quanto possibile nel silenzio assoluto della notte. Questo fenomeno mi intriga immediatamente a tal punto e ne colgo tutta la portata. Malgrado la temperatura glaciale, mi siedo sul letto, per meglio ascoltare. Nessun rumore nella stanza degli sposi Vauthelin. Nessuno, d'altra parte, ha salito la scala dacché vi sono passato. I suoi scalini di pino sono così leggeri e la casa così sonora che, dalla mia stanza, vi distinguerei il passo di un topo. D'altra parte, venti minuti prima, lasciando l'anziano sulla soglia della sua stanza, ho visto questa libera da ogni occupante. Intrigato, il conte Biver non osa intervenire, ma ascolta: P. Lamy parla di tanto in tanto, rispondendo ad un interlocutore la cui voce è netta, calda, con un timbro molto virile e molto piacevole, che si esprime senza traccia d'accento e su di un tono affermativo. Sento alcune sillabe, ma non giungo a cogliere una sola delle parole che pronuncia (...).

Il terzo interlocutore ha una voce un po' più sorda, e, pertanto, meno gradevole, ma perfettamente normale; egli parla con molta più ritenuta; le sue parole sono più rare e dette su di un tono meno perentorio. Il mio ospite si esprime a voce alta: il diapason della sua voce è intermedio tra quello del primo e del secondo dei suoi interlocutori. Io ho una buona memoria delle voci; la più forte e la più armoniosa mi fa pensare a quella di un giovane che ho vagamente conosciuto una volta, uno dei figli di Lord N. L'altra voce rimane assolutamente banale (...) non distinguo le parole, ma sento ben nettamente l'accento dei tre interlocutori. Esse si esprimono tutte in francese: una sola voce ha il gusto del territorio, quella del Padre che trascina sulle "a" e su alcune sillabe. In capo a sette minuti circa, la casa ricade nel silenzio assoluto della notte. L'indomani, il conte interroga il suo vecchio amico, che risponde dapprima evasivamente, poi finisce con l'ammettere che erano le voci di San Gabriele e del suo angelo custode: Solamente, egli dice, io le sento altrettanto forti sia l'una che l'altra. Questo dipende dal modo con cui essi hanno voluto farsi sentire da voi, e, anche, penso, dalla loro lontananza. Quando il santo Arcangelo vuole parlare confidenzialmente, egli parla basso. Non dite una parola di queste cose finché io non abbia passato il ponte dell'aldilà. Padre Lamy s'intratteneva così ogni sera col suo angelo custode e san Gabriele. Diverse persone hanno affermato sotto giuramento di aver sentito le voci degli angeli - senza comprendere quello che essi dicevano - quando essi conversavano col santo padre. Fedele alla raccomandazione della Vergine, san Gabriele vegliava instancabilmente sul suo protetto, che preservò dall'esplosione di La Courneuve, il 15 marzo 1918. già il buon curato ne era stato avvisato dagli angeli e, il giorno stesso, fu di nuovo allarmato: Trovavo i vetri della mia chiesa molto sporchi, e volevo pulirli, ma ho sentito il santo arcangelo Gabriele ed il mio angelo, che si parlavano tra di loro, e dicevano: "E' inutile!". Allora, non l'ho fatto. Molto spesso, quando essi volevano darmi buone lezioni, essi si parlano insieme e mi lasciano ascoltare la loro conversazione.

Poche ore dopo giungeva la catastrofe, e quei vetri volavano in pezzi. Io, che rimanevo sempre molto tempo nella mia chiesa, quel giorno, ero stato ben ispirato. Questa ispirazione mi è venuta certamente dagli angeli. Non sono rimasto a pregare né un'ora, né una mezz'ora, né anche dieci minuti: sono partito per Parigi per comperare dei ricordi ad uso dei primi comunicanti. Poco dopo la mia partenza, tutto saltava, la volta si rompeva e cadeva all'interno della chiesa dei pezzi di tegole. Quando l'esplosione ha avuto luogo, io ero a Aubervilliers, a 100 metri dalla chiesa, nel tram. Mi sono precipitato nelle industrie. Sono ritornato a La Courneuve senza tram, in mezzo ai detriti. L'esplosione fece più di novecento feriti, presso i quali il santo sacerdote si votò instancabilmente. Conformemente all'assicurazione che egli aveva ricevuto dalla Vergine, non vi fu nessun morto. Padre Lamy riportò un altro aneddoto al suo amico: Ritornando dal fare un giretto nei boschi, raggiunsi la cappella, dove ho alloggiato diverse arnie di api. Ed avevo colto alcuni fiori e dell'erba colorita, infine alcuni fiori. Assorto nei miei pensieri, avevo dimenticato le mosche, e, sorpreso dai loro ronzii, manovravo i fiori, il che le ammassò tutte. Mi affrettai a raggiungere il cancelletto per entrare nella cappella, ma ero seguito da un numero innumerevole di mosche quando sentii distintamente queste parole: "Non lo pungete! Non lo pungete! La nostra Regina non sarebbe contenta. Occorre che egli ritorni a casa sua col suo asino, e,siccome non potrebbe farlo da solo, noi saremmo obbligati ad accompagnarlo in forma umana. "Il mio pensiero è che è la voce del santo Arcangelo. Credo di averla riconosciuta. Giunte al vestibolo, tutte le mosche si sono fermate ritornando indietro. Ho ringraziato i tre arcangeli. Come, in effetti, non riconoscere là un intervento dell'angelo che ama i fiori e le api?

Anche l'Islam riverisce in Gabriele un fine conoscitore del mondo vegetale: è lui che ha scoperto al Profeta (ed a noi) le virtù del caffè. Null'altro che per averci gratificati col sapore e l'aroma di un espresso, egli avrebbe meritato di essere canonizzato, se per natura gli angeli non fossero santi! Per ritornare a padre Lamy, vi è un altro incidente che dimostra in modo spettacolare la protezione con cui Gabriele lo circondava. Era nel 1923-24, grosso modo alla stessa epoca in cui accadde l'episodio delle mosche da miele. Il vecchio prete era allora quasi cieco: lasciavo Nostra Signora dei Boschi al calar del sole, e la luce radente mi imbarazzava. Camminavo, chinato in avanti, per non avere i raggi negli occhi, e non vedevo dunque niente (...). Improvvisamente sorse di fronte a me, non più lontano da me di questo, una bicicletta. Sarei stato subito rovesciato in un giro di ruota. Ma, ecco il santo arcangelo Gabriele che prende la bicicletta per le due ruote e la depone gentilmente di lato. Ha sollevato la bicicletta e l'uomo; l'ha depositata sull'erba sul ciglio della strada. I pesi non contano per un angelo. Tutto è loro così facile. Questo non meravigliava padre Lamy, ma il ciclista ne rimase assiderato: Vedevo il mio buon uomo, che rimasto a bocca aperta, guardando l'angelo e guardandomi. Avevo una voglia matta di ridere vedendo la testa di quel povero ragazzo. Ho represso un pazzo ridere. Mi allontano da essi tirando il mio cappello al santo Arcangelo, e vedo un altro ciclista che viene a tutta andatura. Il primo grida come un pazzo: "Sono due! Sono due!". Penso che questo significasse il santo Arcangelo ed io. E l'altro non capisce: "Ma no!" diceva il secondo (...). I detti dell'impiegato della ferrovia e del suo camerata sull'apparizione dell'angelo hanno dato corso a diverse versioni. Essi ne hanno parlato nei locali del paese. Mi hanno interrogato su queste cose, ed io ho fatto similare di non comprendere. Fino alla sua morte, il padre Lamy ha beneficiato dell'assistenza di Gabriele che non solamente lo proteggeva, ma lo istruiva: Il santo arcangelo Gabriele vi viene spesso (a Nostra Signora dei Boschi). Egli vi è venuto il 29 giugno (1923). Ero solo; dicevo il mio breviario. Avevo rinviato il fanciullo (del coro). Egli mi parla delle cose celesti. E' il messaggero divino, non quello d'un uomo della centocinquantaquattresima classe! Io lo incarico dei miei messaggi per la santissima Vergine. Gli dico: "DiteLe dunque questo, quello". Egli non risponde, ma sorride. L'arcangelo, così pronto nell'obbedire alla vergine Maria, ha ben adempiuto presso padre Lamy la missione che gli ha confidata la sua regina.

L'ECONOMO DELLA MADONNA Teresa Musco, morta nel 1976 all'età emblematica di trentatre anni, è ugualmente una protetta dell'angelo Gabriele. Egli ha avuto molto da fare, dovendola difendere in primo luogo contro le brutalità di suo padre, di cui i suoi interventi erano la causa indiretta. Ma soprattutto si è impegnato nel guidare ed istruire la ragazzina, al fine di farla progredire nelle vie della santità. Là ancora, egli non è così mal riuscito, poiché la causa di beatificazione di Teresa Musco è allo studio. I genitori di Teresa sono poverissimi e, fin dall'età di sette anni, la ragazzina deve prendersi la sua parte di lavori domestici ed occuparsi dei suoi fratellini. Il padre essendo caduto malato, la situazione della famiglia diventa critica: le poche lire che guadagna la madre effettuando qui e là piccoli lavori che non bastano a nutrire la casa. Un giorno, allorché tutti sono raffreddati a causa di un'epidemia di influenza, la ragazzina confida la sua miseria alla Santa Vergine. Subito, ella vede in una luce splendente "un angelo bello, bellissimo", così splendente che ella non può sostenerne la veduta. Unendo il gesto alla parola, le dice: Cara Teresa, la mamma del Cielo mi incarica di darti questi soldi. Voi potrete così fare delle provvigioni per la settimana. Ma tu non devi dire come l'hai ricevuto, sarà questo il tuo segreto. Ritornerò. Ti raccomando di pregare e di offrire a Dio tutto quello che ti accadrà. Io sono l'angelo Gabriele.

Tutta allegra, Teresa porta a sua madre i soldi che gli ha rimessi l'angelo da parte della Madonna, dicendole che una signora sconosciuta gliele ha dati. Ma il padre de la prende, tratta sua figlia da mentitrice e ladra. Per punirla, la invia a vendere al mercato delle erbe e piante selvatiche ch'ella deve raccogliere nei campi: origano, finocchi, piscialetti, cicoria. Siccome la ragazzina, magrolina e debole di costituzione, è china sotto il peso della cesta ch'ella porta, sente diventare questa subito tutta leggera - Gabriele è giunto in suo aiuto. Il 28 febbraio 1931, la famiglia si ritrova nell'estremo bisogno, reso più acuto ancora perché abbondanti cadute di neve impediscono che si esca. Come Teresa si volta una volta in più verso la Madonna, l'angelo Gabriele le appare: Teresa, ecco quello che ti invia Gesù, egli vuole che tu sia in pace. Gesù è stanco di tanti peccati, si cerca delle anime che si sacrifichino per i peccatori e per le anime del Purgatorio. Tu soffrirai molto, ma non temere nulla, perché la Mamma del Cielo è con te, ella non ti lascerà mai sola. Sempre vicino a te per guidarti e seguirti, ella ti incoraggerà nei momenti più difficili. Poi le da una bottiglia d'olio ed ogni tipo di frutti che estrae dal suo lungo abito bianco, e le designa, vicino alla porta d'entrata, un paniere pieno di viveri: patate, farina, pasta, e tre chili di carne, il che vale alla ragazzina nuove sevizie da suo padre!

Conformemente a quello che le ha annunciato l'angelo, ella impara così a soffrire in silenzio e ad offrire a Dio le sue prove. Il 31 maggio 1951, Gabriele, mostrandosi di nuovo a lei, le insegna "parola per parola" una preghiera di consacrazione che ella rinnoverà tutti i giorni fino alla sua morte: O Dio! Permettetemi di essere costantemente tra le tue mani, e che il mio cuore, il mio corpo e la mia anima siano sempre tra i Cuori di Gesù e di Maria. Gesù, ti offro la mia anima per pisside, il mio corpo per custodia. Che i miei sospiri ti siano un incenso gradito, che i miei pensieri ti adorino, che i miei affetti mi consumino come lampade accese davanti a te, e che l'anima mia s'innalzi sempre verso il tuo Sacro Cuore! O mio Gesù, io ti amo, raddoppia il mio amore! Io credo in te, fai crescere ogni giorno la mia fede! Da te spero tutto, o mio Dio: conferma la mia speranza! Fallo in nome del doloroso cammino che tu hai compiuto per me fino al calvario, per tutti i passi che tu hai percorso per me. Fallo in nome di tutti i battiti del tuo Cuore così amante, in nome delle sofferenze che hai subito nella tua Passione, in nome delle lacrime di Maria, la tua Santissima Madre! O Gesù, senza di te i giorni non finiscono di scorrere, le ore non sono che tenebre: vieni, Gesù, e rimani nel mo cuore, non mi lasciare! Senza di te, io sono incapace di lottare e non posso vivere, perché solo la speranza di rivederti mi lascia intravedere il Paradiso. Questa preghiera la sosterrà nella via di espiazione che è la sua, e più di una volta l'angelo Gabriele ritornerà ad incoraggiarla. Il 20 settembre successivo, allorché lei è in ospedale, egli si presenta come "un angioletto dalle ali argentee e dagli occhi luminosi come delle stelle", e la consola. Per non impressionare la piccola malata col suo splendore, egli ha preso la forma più dolce che vi sia. Sarebbe fastidioso enumerare i suoi molteplici interventi presso Teresa, ma alcune sono determinanti. Il 5 novembre 1960 - ella ha diciassette anni -, egli le ordina, in nome della Madonna, di lasciare la casa paterna: egli sovvenirà ai suoi bisogni, non è l'economo della Mamma? Il 20 settembre 1964, egli le presenta una croce d'oro ornata di smeraldi, poi una semplice croce: "Gesù vuole che tu l'arricchisca di smeraldi e pietre preziose del tuo sacrificio. Se lo vuoi, tu lo potrai, poiché Egli ti darà forza, coraggio e volontà" Il 30 settembre 1971, egli la comunica poiché, ammalata, ella non ha potuto recarsi a messa. Il 1° dicembre dello stesso anno, la prepara alla stigmatizzazione, presentandole un calice ornato di perle: "Sono venuto a raccogliere le gocce del tuo sangue per presentarle al Padre". Sovente grave, attento e debordante di sollecitudine, egli la accompagnerà fino alla sua morte, sopraggiunta il 19 agosto 1976 dopo un'ultima estasi che, avendo messo fine ai suoi mesi di atroci sofferenze fisiche e spirituali - la notte dello spirito -, le apre quel Paradiso al quale ella aspirava con tutto il suo essere.

FALSE CONFIDENZE Gli esempi di padre Lamy e di Teresa Musco danno qualche idea di quella che è la condotta dell'angelo Gabriele sulle anime che gli sono confidate in modo speciale. Esse possono, a titolo di paragone, servire da criterio per discernere le rivelazioni che pretendono ricevere da quest'angelo alcune persone, come quella che si è prodotta alla fine del XIX secolo, per esempio. L'evento, oggi totalmente dimenticato, ha fatto qualche rumore allora, e merita di essere sposto brevemente. Una certa signorina Henriette Couësdon, abitante a Parigi in via del Paradiso (questo non s'inventa!), presentava degli stati di coscienza alterata, qualificati dagli uni come estasi, dagli altri come trances, nel corso dei quali ella vaticinava: La signorina Couësdon ha dei momenti di estasi duranti i quali ella parla, in brevi frasi assonanti, d'una letteratura al di là del mediocre e meno che il genio scrive sulla spirale dei marmittoni. Questa ragazza ha nondimeno la sua piccola personalità, ed il suo candore nel predire è abbastanza toccante. I profeti - che pensano poco - non hanno mai pensato altro che dire l'avvenire, sarebbe negare il libero arbitrio, l'anima, Dio, ogni religione, poiché il senso religioso non è che il senso della libertà individuale. Quello che prevede il mio avvenire mi nega e, imponendomi degli atti futuri, m'impone anche la responsabilità? Pio IX diceva delle profezie montane di La Salette che esse erano una montagna di stupidità, quelle di via del Paradiso non sono che una topaia di sciocchezze. Avremo la basilica? Nel frattempo, la signorina annuncia a suo padre una piccola eredità. E' sempre questo! Il più interessante è la fonte di ispirazione da cui si richiama la giovane signorina: Il 21 marzo 1897, la Signora de Maillé aveva invitato il Tout-Paris più o meno aristocratico a venire a deporre il proprio obolo per i Circoli cattolici di operai, i quali erano destinati a sbarrare la strada al socialismo rivoluzionario di Jules Guesde. Con in attrazione una giovane ispirata, Mlle Couësdon.

Ella aveva delle referenze, quella giovane persona che affermava di trasmettere in diretta i messaggi dell'angelo Gabriele. Non aveva già annunciato lo scandalo di Panama, la guerra turca? E poi molto recentemente la morte d'un principe di sangue reale nell'anno? Nel salone di Mme de Maillé, ci si stringe intorno alla veggente. questa prende la sua testa fra le mani, alza gli occhi al cielo, comincia a parlare lentamente, con una voce un po' lontana ma distinta: Vicino ai Campi Elisi Vedo un posto più elevato Che non è per la pietà Ma che ne è vicino In uno scopo di carità Che non è la verità Vedo il fuoco elevarsi E le persone urlare Carni grigliate Corpi calcinati Ne vedo come per pellicceria. L'assistenza è costernata. Mlle Couësdon si affretta a rassicurarla: "Tutte le persone presenti oggi saranno risparmiate". José-Maria de Heredia, il poeta alla moda, è il solo ad emettere qualche riserva: "E' forse impressionante, ma è della cattiva poesia". E' dunque l'angelo Gabriele che soffierebbe alla veggente quei versi da marmittone. Gioco forza è da riconoscere che un certo numero di queste predizioni hanno trovato il loro compimento, chiaramente gli scopi rimati citati precedentemente: due settimane dopo la seduta presso Mme de Maillé, il 4 maggio 1897, l'incendio del Bazar della carità, rue Jean Goujon, vicino ai Campi Elisi, faceva 117 vittime, per la maggior parte delle signore del jet set di Parigi, essendo la più celebre la duchessa d'Alençon, sorella dell'imperatrice Sissi. Tre giorni più tardi, il duca d'Aumale - di sangue reale - moriva d'una crisi cardiaca. Ma la predizione era meno interessante, contando allora l'Europa ancora delle teste coronate e decoronizzate dei nostri giorni. E' impossibile attribuire all'angelo Gabriele l'ispirazione di Henriette Couësdon. Questa giovane volteggiava in degli ambienti mondani in cui lo spiritismo, il magnetismo - ritornato alla moda - e la teosofia di Melena Blavatsky facevano buona casa con le apparizioni mariane di Tilly-sur-Seulles (1896-1899) e le rivelazioni della stigmatizzata Marie-Julie Jahenny. Inoltre, la signorina, oltre al fatto che ella non si distingueva affatto per una notevole pietà, monetizzava le sue prestazioni, talvolta molto care; un processo la oppose anche alla sua cuoca, Mlle Guessier, a cui ella rifiutava di versare i suoi dovuti col pretesto che le dava, con lo spettacolo delle sue trances, dei corsi di veggenza! Infine, e soprattutto, non è concepibile che un angelo tanto educato ed erudito come Gabriele si sia abbassato a dettare dei versi così mediocri. Melania Calvat, la veggente di La Salette, stimava che il demonio era la fonte di ispirazione di Henriette Couësdon; propenderemmo più semplicemente oggi per un caso di medianità: la veggente di rue de Paradis praticava il channeling ante litteram. Questo non ha evidentemente nulla a che vedere con le comunicazioni soprannaturali di origine angelica.

"Enciclopedia dei fenomeni straordinati" di Joachim Bouflet - Tradotto da Alfonso Giusti (Segretario Generale della M.S.M.A.)

 
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