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La cacciata degli Angeli dalla Fede Cristiana - Il protestantesimo e il disincanto angelico
SAN FRANCESCO E IL SIMBOLO DEL TAU PDF Stampa E-mail
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mercoledì 21 ottobre 2026

SAN FRANCESCO E IL SIMBOLO DEL TAUFrancesco nato ad Assisi nel 1181 da famiglia benestante di commercianti di stoffa, dopo una giovinezza scapestrata nel 1205 si convertì al messaggio di Cristo in modo radicale decidendo di rinunciare a tutti i beni materiali del padre Pietro Bernardone e si spoglia dei suoi abiti di fronte al vescovo e a una grande folla. Insieme ad altri giovani, sceglie di indossare un saio di tela di sacco stretto in vita da una corda, come i mendicanti. Così si forma l’ordine dei Frati Minori. Il messaggio di frate Francesco è gioioso e coinvolge anche la natura e gli animali. ...

 

Infatti l’amore verso il creato lo porterà a comporre il “Cantico delle creature”. Francesco provato dai digiuni, quasi cieco con le stimmate ai piedi e alle mani, è stato un uomo che ha saputo cambiare il corso della storia con l’amore che ha portato a Cristo. Nel 1210 papa Innocenzo III ne approva la regola e nel 1212 la giovane Chiara, sua amica fedele, fonderà il ramo delle Clarisse. La morte lo coglie il 3 ottobre 1226 e due anni dopo è canonizzato da dal papa Gregorio IX e viene tumulato ad Assisi nella basilica a lui dedicata, dove è venerato come patrono d’Italia. 

Negli scritti di S. Francesco viene accentuato ciò che il diavolo opera nei confronti dei frati e quindi si richiamano i modi e i mezzi difensivi da utilizzare contro le sollecitazioni demoniache.

Si parla “istigazioni del diavolo” per indurre alla fornicazione oppure di  “istigazioni del nemico per un peccato mortale”.[1]

Si descrive la caduta di Adamo per “suggestione del diavolo”; mentre si dice di Cristo che i demoni non lo crocifissero, ma noi lo abbiamo crocifisso e lo crocifiggiamo ancora nel dilettarci nei vizzi e nei peccati. Nella Lettera a tutti i fedeli si parla di coloro che commettono i peccati, seguono la concupiscenza si abbandonano ai vizzi e alle preoccupazioni mondane; costoro con la mente servono il diavolo, sono ciechi, poiché non vedono il vero lume, il Signore nostro Gesù Cristo. Ugualmente quelli che non muoiono nella penitenza “saranno figli del diavolo, di cui sono collaboratori; e andranno nel fuoco eterno”. [2]

Di fronte agli inganni del demonio, S. Francesco invita i frati a sapersi difendere e a lottare con la fede e la preghiera. Nelle Fonti francescane viene evidenziata l’azione del Santo contro Satana, ritraendolo uomo forte e lottatore straordinario sia a difesa della propria persona sia di quella degli altri. È rimasto celebre il racconto ambientato nel palazzo del cardinale Leone a Roma, ove S. Francesco era ospite e fu attaccato violentemente dal demonio fino a essere quasi mezzo morto. Gli attacchi non erano solo a livello morale o spirituale, ma erano diretti anche contro il corpo, in modo da tormentarlo fisicamente e farlo molto soffrire. Ma egli, munito di fede, si faceva tanto più forte e fervente nella preghiera quanto più violento era l’assalto dei nemici. I demoni non sono altro che strumenti nelle mani di Dio per la purificazione dell’anima.

Le battaglie sembrano aumentare man mano che cresce la perfezione del Santo, diventano più acute e tormentose ma, S. Francesco era consapevole che alla fine la vittoria è di colui che resta fedele a Cristo, non a satana. Per questo motivo egli si rimette alla volontà di Dio con grande umiltà, sconfiggendo l’arroganza dei demoni, sostenendo che il loro potere possono esercitarlo solo nella misura in cui la mano di Dio lo concede; i demoni non sopportano una simile forza d’animo e si ritiravano sconfitti.

La gioia spirituale è un’arma potente contro Satana e i frati devono usarla. S. Francesco evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore di tutti i mali, tanto che correva il più presto possibile all’orazione, appena ne sentiva qualche accenno nel cuore. Alle volte Satana non potendo toccare il cuore gioioso del Santo, si serviva dei suoi compagni per suscitare in essi la malinconia e togliere la letizia; ma se i frati rimanevano nella gioia, Satana si ritirava sconfitto.

Le Fonti riportano anche molti episodi in cui S. Francesco ha debellato il maligno che si era impossessato di creature umane o che le turbava fisicamente; ritenendo che il demonio poteva essere sconfitto vivendo conformemente al vangelo. Nella spiritualità del santo d’Assisi era molto importante il segno del Tau nella lotta contro il demonio. Donde era venuta a san Francesco questa devozione per il Tau? Dai primordi dell’era cristiana, attraverso una vasta corrente biblica e mistica, ma anche dotta e popolare. Se san Francesco ha scelto ed adottato il simbolo Tau, la causa va ricercata nel suo amore per la croce. Se poi lo ha diffuso, è perché voleva predicare la salvezza per mezzo della croce, soprattutto contro i catari o neo-manichei che la rifiutavano come indegna dell’opera redentrice di Dio.  

In questo simbolo si esprime la sua devozione non solo alla croce, ma a tutta la persona e alla missione del Cristo. Il Tau è per lui certezza di salvezza (a causa della vittoria del Cristo sul male). Ne è prova il fatto che, quando frate Leone dubitò del proprio destino eterno, Francesco per mezzo del Tau gli restituì la speranza. Per lui il Tau è salvezza universale. Con la tua santa croce, hai redenti il mondo: così finiva la preghiera che Francesco e i suoi confratelli recitano ogni volta che intravedevano “una croce o una sua immagine per terra, su un muro, sul tronco di un albero o in una siepe lungo la strada”. Il Tau è per lui il simbolo di conversione permanente e di rinuncia alla proprietà. Convertirsi, lasciarsi segnare dal Tau, è farsi povero. Così, in una bel “poemetto”, i frati dicono a Madonna Povertà: “Eri con Gesù sotto i clamori dei giudei, sotto gli schiaffi e gli sputi, sotto le frustate; perfino sulla croce subivi con lui la tortura. Ma finalmente, quando Egli salì al cielo, ti lasciò (il Tau) il sigillo del Re dei cieli per segnare gli eletti affinché, chiunque aspirasse al Regno eterno venisse a trovarti e a supplicare di introdurlo dove è possibile entrare solo segnato con il tuo sigillo”.

Il Tau è per lui esigenza di missione e di servizio agli altri, perché ricorda che il Signore si è fatto lui stesso nostro servo fino alla morte. Pertanto anche Francesco sarà servo di Dio e servo dei suoi fratelli, in ogni atto, nella preghiera come nelle predicazioni.

Infine, il Tau è per lui segno della bontà e dell’amore di Dio; è il suo titolo di gloria e la fonte della sua perfetta letizia. Forse, Francesco qualche volta ha cantato la seguente strofa di un inno latino del sec. XII, facendola propria: “Segnato con il Tau, segno di vita, dimostra che vuole essere servo del Cristo crocifisso”.



[1] Regola bollata 1,2,7,13

[2] Lettera a tutti i fedeli 10,63,66

 
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