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E’ nelle librerie "365 giorni con Natuzza Evolo" di don Stanzione PDF Stampa E-mail

E’ nelle librerie "365 giorni con Natuzza Evolo" di don StanzioneL’editore Gribaudi di Milano in questo inizio di Gennaio 2011 ha messo in vendita in tutte le librerie d’Italia il testo curato da Don Marcello Stanzione “ 365 giorni con Natuzza Evolo” Questo testo raccoglie 365 pensieri spirituali della mistica calabrese estrapolati dalle interviste che ha rilasciato a vari giornali o in televisione oppure dalle testimonianze dei suoi figli spirituali. Natuzza era analfabeta e molti suoi pensieri sono espressi in modo sgrammaticato e con la sintassi che lascia a desiderare… ma don Marcello però ha preferito riportarli in modo integrale perché il lettore con un minimo di sforzo li riesce a decifrare bene. Sono messaggi che parlano al cuore e che ci invitano alla santità.  E’ questo il terzo libro di don Stanzione sulla mistica calabrese ma il noto sacerdote-scrittore salernitano prevede di farne ancora altri in futuro. Natuzza  (diminuitivo di Fortunata) Evolo nacque a Paravati, piccolo paese meridionale in provincia di Catanzaro il 23 agosto 1924 in una umile famiglia ... 

...  contadina. Nel primo dopoguerra, in un periodo di totale crisi economica e sociale, il babbo fu costretto a lasciare la Calabria e ad emigrare nelle lontane Americhe quando lei doveva ancora nascere e purtroppo lì rimase e si creò una nuova famiglia. La mamma, completamente priva di istruzione e di ogni mezzo di sostentamento, fu costretta –sembra- a esercitare l’antico e triste “mestiere”.

Così, ebbe tanti altri figli che, appena venivano al mondo, erano affidati a Natuzza, la maggiore. Lei li ha curati  tutti con grande amore, ma si può anche comprendere coma tale situazione abbia potuto influire sul suo animo di bambinetta che si affacciava alla realtà del mondo. Stavano in una casupola dove la vita si concentrava in un’unica stanza. I nonni prestavano loro un po’ di aiuto, ma ben presto Natuzza fu costretta ad andare a servizio presso una famiglia della borghesia locale, dai signori Collòca.

La prima fuoriuscita di sangue in Natuzza si manifestò nell’ottobre 1938 dal piede sinistro e, successivamente, dal piede destro, senza che la ragazzina, allora quattordicenne, avvertisse alcun dolore. La sua datrice di lavoro, la signora Alba, si stupì perché non presentavano né ferite né gonfiori. Intanto, poiché il sangue fuoriusciva anche dal viso e dalle mani, vennero consultati due medici i quali dichiararono che le essudazioni ematiche erano un fenomeno che poteva presentarsi anche in un organismo perfettamente sano.

Trascorsi circa otto mesi, nel giugno 1939 in occasione della somministrazione del sacramento della Cresima, nel momento stesso in cui il Vescovo di Mileto le segnava con l’olio santo del Crisma la fronte, Natuzza provò una forte emozione, insieme a brividi e alla sensazione di qualcosa che le scorreva sulla schiena. Rientrata in casa, la signora Alba Collòca insieme a un’amica, constatarono che una grande croce di sangue era apparsa sul retro della sua camicia. Fu forse questa la sua prima manifestazione “emografica”. Il termine, ovvero scrittura di sangue, costituisce un neologismo non ancora introdotto nei dizionari linguistici. Risulta composto da “emo” con significato “di sangue” e da “grafia” con il valore di “descrizione” o “scrittura”. Con tale costruzione si vuole indicare la comparsa misteriosa su un tessuto bianco applicato sulla pelle umana piagata, di rosso vivo o anche sbiadito.

Lei funzionava proprio come una sorta di macchina tipografica: si metteva il fazzoletto sul suo petto, avvolto, piegato o stropicciato; lo si levava, ed era come se una macchina vi avesse stampato le scritte e i disegni. “Si leggeva di tutto e si leggeva meravigliosamente bene”, precisava a quei tempi l’Avv. Collòca. E ricordiamoci che Natuzza era analfabeta e non era in grado di comprendere da sé il significato delle scritture, tanto che ne doveva chiedere agli altri l’interpretazione. Le scritte riproducevano passi della Bibbia, vecchio e nuovo Testamento, inni, motti religiosi, sentenze, versetti, preghiere lunghe e brevi anche in latino, in greco, in aramaico, in tutte le lingue moderne.

In questi casi il sangue superando misteriosamente le barrire presentate dalle varie pieghe, si andava a disporre all’interno sui punti giusti. In alcuni occasioni è stato visto che il sangue si muoveva da sé sul fazzoletto, magari posto ad alcuni metri di distanza da Natuzza. I disegni e le figure mistiche consistevano in croci, calici, ostie e ostensori raggianti, corone di spine, rosari, stelle a cinque punte, angeli, colombe, figure e altri simboli della fede. Questo fenomeno ha fatto si che numerosi increduli si riavvicinassero alla fede cattolica dalla quale si erano allontanati.

La sudorazione ematica si verificava con gocce che spuntavano quasi sempre sulla fronte, sulle guance, sul mento e sul lato sinistro del suo petto. Le gocce si riproducevano anche sul dorso e sul palmo delle sue mani, sul dorso dei piedi, sulla spalla sinistra o destra. Ma anche dagli occhi scendevano grosse lacrime di sangue. Sono innumerevoli gli episodi testimoniati. Ne citiamo almeno due che ebbero come testimone Don Clemente Silipo. Il parroco distribuiva la comunione, Natuzza era inginocchiata all’altare. Appena l’ostia fu accostata alle sue labbra, sull’occhio spuntò una grossa lacrima di sangue. Natuzza si asciugò con il fazzoletto, e su questo apparve una croce.

Un’altra volta il parroco venne chiamato da alcune giovani che erano inginocchiate vicino a Natuzza. Insieme a tutti i presenti vide che sul dorso della sua mano destra una goccia di sangue aveva assunto la forma di un’ostia con dentro, chiarissima, l’iscrizione IHS. Coloro che sono andati a trovare la sensitiva, soprattutto negli anni passati, hanno cercato sempre di ottenere da lei un fazzoletto con le sue emografie e lei ha fatto in modo di accontentare tutti. Intanto, mentre le essudorazioni ematiche di Natuzza con tali figure e scritte a carattere religioso erano diventate più frequenti, il 26 luglio 1940, ricorrenza di S. Anna, Natuzza ebbe la sua prima trance a incorporazione, fenomeni che continuò a manifestarsi fino al 1960 attraverso cui si manifestavano con la croce, i defunti che, d’altra parte, le erano già apparsi da molti anni e con i quali dialogava regolarmente.

I sacerdoti di Mileto, informati dalla famiglia dell’avvocato dei fatti che accadevano alla giovane, vollero sottoporla ad alcuni esorcismi; pensavano infatti che fosse indemoniata. Poi venne osservata scientificamente e affidata alle cure del direttore dell’ospedale psichiatrico provinciale di Reggio Calabria dove venne tenuta in osservazione per circa due mesi e dove, con ogni probabilità, fu considerata una “esaltata”. Dopo tale esperienza, nel 1942 aveva lasciato casa Collòca e aveva trovato ospitalità presso la nonna materna a Paravati, dove continuò ad accudire i fratellini con infinito amore. Non aveva voglia di affrontare il matrimonio ma voleva farsi suora; era una ragazza semplice, senza ambizioni particolari e con una indole mite, molto disponibile verso il prossimo, ma il suo gradevole aspetto e la sua dolce espressione non passarono inosservati.

Sposò per procura il falegname Pasquale Nicolace nel 1943 era in guerra sul fronte, quando aveva diciannove anni. Dopo il matrimonio, tutti i fenomeni continuarono come prima. La sua casa divenne famosa, e ben presto meta di incessanti pellegrinaggi. I primi anni di matrimonio furono duri e via via che nascevano i cinque figli, ma Natuzza dedicandosi al prossimo non accettò mai denaro e  regali da nessuno. Una équipe di medici dell’Istituto di Semeiotica di Roma giunse a Paravati da Natuzza nel 1948. I ricercatori fecero esperimenti, analisi e controanalisi per stabilire se emergevano fattori patologici nell’ambito della sua sfera nervosa, di quella ormonica, o altro, per controllare se l’organismo di Natuzza era sano dal punto di vista clinico o se avesse avuto qualche carenza o deficit. Questi esami diedero esiti del tutto normali.

All’inizio delle stigmate lei non ne parlava con nessuno, cercava di tenerle nascoste anche ai familiari, dicendo loro che quelle ferite alle mani erano state provocate dai detersivi usati per la biancheria e le stoviglie; allo stesso modo diceva che camminava con difficoltà perché un chiodo le aveva ferito la pianta del piede. Ma, è chiaro, che il suo segreto venne ben presto scoperto. Oltre che con i defunti, specialmente le anime del Purgatorio ha sempre dichiarato di conversare con Gesù e la Madonna. Le sono apparsi spesso in un rapporto di amore estremo, che con le stigmatizzazioni, ha raggiunto la sua massima espressione. Quei “piccoli buchi”, come lei li ha definiti, che le hanno sempre procurato trafitture dolorosissime e dolori lancinanti causati dalle piaghe successive, compaiono nei giorni immediatamente precedenti la Quaresima. Il giorno delle Ceneri appaiono alcune chiazze rosse sul dorso delle mani, dei piedi, sulla parte sinistra del costato e sul petto. Sul dorso delle mani si scorge un foro del diametro di mezzo centimetro e altri forellini. Nelle palme si evidenziano delle lesioni puntiformi.

Le chiazze rosse cominciano quindi a trasudare piccole gocce di sangue; infatti si formano ulcerette, quasi tutte della stessa forma e dimensione, rotondeggianti, poco profonde. Il sangue fluisce rosso, misto a siero, per tutta la Quaresima. La domenica di Pasqua, le ulcere si chiudono e si formano delle piccole croste che, cadendo , lasciano segni rossastri. Le sofferenze della settimana santa si intensificano gradatamente nei giorni di mercoledì, giovedì, venerdì e costringono Natuzza a mettersi a letto. Questo tremendo e meraviglioso evento si ripetè ogni anno, da decenni fino alla sua morte avvenuta il primo novembre 2009. Attualmente il vescovo diocesano di Mileto ha intenzione di aprire il processo di beatificazione.

Carlo Di Pietro

 
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