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XV Meeting Nazionale sugli Angeli
PREFAZIONE AL LIBRO “ ANGELI NELL’ISLAM” di MARCELLO STANZIONE E MARIA LUISA ALBANO PDF Stampa E-mail
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martedì 02 luglio 2019
prefazione angeli islamDell’ Imam dr. Nader Akkad

Nell’Islam la presenza degli angeli nella vita dell’uomo è centrale. L’uomo avverte la presenza dell’angelo quando è ancora feto nel ventre di sua madre, così come recita un famoso hadith: “Il concepimento di ciascuno di voi, nel ventre materno, si compie in quaranta giorni sotto forma di nutfa, seme, per altri quaranta giorni sotto forma di ‘alaqa, aderenza, per i successivi quaranta giorni sotto forma di mudgha, pezzo di carne. Infine, viene inviato l’angelo che soffia ar-rûh, lo spirito vitale.” ...
 
Gli angeli accompagnano l’uomo in tutti i momenti della sua vita, pregano per lui, continuamente lo proteggono e scrivono in dettaglio tutte le sue azioni, sia quelle buone che quelle cattive. Gli angeli sono presenti negli ultimi istanti della vita terrena di ogni uomo: l’angelo della morte, ‘Izra’il, riprende lo spirito vitale dal corpo di chi muore, che viene poi riportato in cielo, a Dio, da altri angeli.
Gli angeli islamici, mala’ìka, sono invisibili, creati dalla luce a differenza dei demoni e dei jinn, creati dall’essenza del fuoco, e degli uomini, creati dall’argilla.
Gli angeli sono impegnati nell’adorazione divina e nell’esecuzione degli ordini divini, sono infallibili, non disobbediscono e fanno tutto ciò che a loro viene ordinato da Dio. Non hanno genere, né maschile né femminile, non mangiano né bevono, hanno qualità e abilità date loro da Dio, ed una immagine bella e dignitosa, con doppie, triple, a volte quadruple ali, se non di più.
Volano con estrema velocità, penetrano terra e cielo e raggiungono ogni spazio permesso, sono in grado di assumere molte sembianze, sono molto numerosi, molto ordinati, molto organizzati.
Gli angeli erano presenti quando fu creato Adamo, il primo uomo. In un bellissimo dialogo con Dio essi predissero che gli uomini, discendenti da Adamo, invece di adorare Dio, avrebbero sparso sangue e corruzione sulla Terra. Ma Dio rispose loro: “Io so ciò che voi non sapete”, ed insegnò ad Adamo il nome delle cose, dimostrando agli angeli il valore della sua creatura. (Cor. 2,30-34).
Fu l’angelo Gabriele (il portatore della Rivelazione) ad essere il primo contatto divino con il profeta Muhammad (la pace e la benedizione di Dio siano su di lui). Durante il nono mese lunare di Ramadan dell’anno 610 d.C., nella caverna Ghār Ḥirā della Montagna di Luce (Jabal al-Nūr), a nord est della città santa della Mecca, l’angelo Gabriele si presentò a Muhammad e gli disse: “Iqra’! (Leggi!)”.  Il Profeta rispose: “Non so leggere”. “Quindi - avrebbe poi raccontato Muhammad - l’angelo mi prese e mi strinse forte fino a che non potei più sopportarlo. Poi mi lasciò e mi disse: <<Iqra’! (Leggi!)>>. Allora gli risposi: <<Non so leggere>>. Egli mi strinse una seconda volta fino a che non potei sopportarlo più. Quindi mi lasciò e mi disse: <<Iqra’! (Leggi!)>>.  Allora gli risposi: <<Non so leggere>>. Quindi mi strinse una terza volta fino a che non potei sopportarlo ulteriormente.”  A questo punto l’angelo Gabriele scioglie la morsa sul Profeta ed inizia la Rivelazione divina. I primi versetti rivelati nel racconto coranico saranno i seguenti: “Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l’uomo da un’aderenza. Leggi!  E il tuo Signore è il generosissimo, colui che ha insegnato mediante il càlamo, che ha insegnato all’uomo quello che non sapeva.” (Cor. 96, 1-5).
La Rivelazione divina inizia con l’imperativo dell’angelo Gabriele “Iqra’! (Leggi!)”. Eppure Dio era a conoscenza del fatto che il suo Profeta non sapeva né leggere né scrivere. E’ chiaro che l’insegnamento divino indica un altro tipo di lettura e scrittura: quella profetica e spirituale.   
Il Corano, nei ventitré anni successivi, fu sempre rivelato tramite l’angelo Gabriele al cuore del profeta Muhammad, come recita il versetto coranico: “...Gabriele (Jibril) fu lui che depose il Corano nel tuo cuore, col permesso di Dio, a conferma dei precedenti messaggi, guida divina e buona novella ai credenti”. (Cor. 2, 97).
Per questo l’Islam considera la fede negli angeli parte integrante della fede del credente, un pilastro fondamentale del credo islamico (arkan al-iman), stabilito subito dopo la fede in Dio.
 
Gli autori di questo libro ci offrono una importante lettura sul tema degli angeli nell’Islam, percorrendo con molta chiarezza gli aspetti del secondo pilastro più importante della fede islamica.
La prima parte del volume è a cura di Don Marcello Stanzione, esperto di angelologia, autore di oltre cinquanta pubblicazioni su questo tema. Nei primi due capitoli l’Autore ha trattato gli aspetti degli angeli nel sistema teologico islamico, con una introduzione ai fondamenti della religione islamica, ai suoi pilastri costituenti e alle quattro fonti dell’Islam (il Corano, la Sunna, il consenso e l’analogia). Don Stanzione, nell’elencare le varie metodologie di lettura del Corano da parte cristiana (polemica, apologetica, filologica e obiettiva), ha evidenziato la modalità scelta per questo studio sugli angeli, ossia quella della lettura obiettiva, calata nel contesto globale del messaggio coranico, come esso è stato interpretato dalla teologia musulmana.
Il terzo capitolo di questa prima parte tratta in modo specifico la funzione mediatrice e pedagogica degli angeli, affermando che “si può dire che l’Islam ha elaborato una vera angelologia, con dei pensatori e dei mistici come Ibn Arabi per la tradizione sunnita, Avicenna o Sohravardî, per la tradizione sciita”. Ci ricorda poi, in un paragrafo, il ruolo degli angeli nell’Islam che “cantano le lodi di Dio, lo adorano, portano il trono di Dio, trasmettono le sue rivelazioni agli uomini, ne registrano le azioni, li fanno morire, li interrogano dopo la morte e saranno loro testimoni nel giorno del Giudizio.” Sono specificate le principali categorie di angeli nell’Islam: angeli hafaza (i guardiani), angeli al-mu’aqqibat (che si succedono gli uni agli altri), angeli as–sayyahun (i viaggiatori), angeli portatori del trono (che sono otto, professano la loro fede in Dio ed intercedono per i credenti), angeli al-muqarrabun (angeli più vicini a Dio che ricordano i cherubini della tradizione ebraica. Essi sono Israfil, ‘Izra’il o angelo della morte, Gabriele o Jibril e Michele o Mika’il). Tra le principali figure angeliche nell’Islam è citato anche Iblis, il Satana islamico, specificando che, secondo alcune tesi, Iblis apparterrebbe alla categoria dei jinn e non a quella degli angeli. Qui bisogna ricordare il testo coranico, che è molto chiaro in merito: “e quando dicemmo agli angeli: prosternatevi davanti ad Adamo, si prosternarono, eccetto Iblis, che era uno dei jinn e che si rivoltò all’ordine di Dio” (Cor. 18,50). Questo versetto afferma, in modo chiaro, che Iblis è uno dei jinn malvagi e non appartiene alla categoria degli angeli.
La professoressa Maria Luisa Albano, nella seconda parte del libro, ha trattato in modo dettagliato il rapporto degli angeli, degli uomini e dei jinn con la Rivelazione coranica. Nello specificare il ruolo degli angeli e il loro rapporto con la divinità è molto interessante la riflessione sulla mediazione angelica come strumento di attuazione di democrazia islamica nel mondo e sulla funzione teofanica degli angeli che, oltre a mostrare la divinità agli uomini, in ambito islamico serve a proclamare il tawhid, ossia il principio ordinatore dell’unitarietà e unicità di Dio.
Il secondo capitolo tratta della funzione dei profeti nell’Islam, evidenziando la differenza tra nabi, che indica il profeta in modo generico, e rasul, termine che designa i profeti portatori di un messaggio divino. Il Corano parla di ben ventisei messaggeri divini di cui ventitré sono biblici, osservando che l'Islam, al pari dell'Ebraismo e del Cristianesimo, può essere considerata una religione profetica. Il ciclo di profezia nell’Islam è inaugurato da Adamo, che viene considerato nel Corano un profeta e padre del genere umano (abu al-bashar); egli è il prescelto da Dio ed è anche il suo vicario. Noè è il predicatore di Dio.  Abramo è l’amico di Dio, primo hanif (monoteista) della storia. Mosè ha l’appellativo di kalim Allah ovvero di interlocutore di Dio. Gesù è indicato come kalimat Allah ovvero Parola di Dio. Muhammad è il sigillo dei profeti.
Il terzo capitolo analizza lo statuto angelico nell'Islam e il rapporto degli angeli con la profezia, specificando che gli angeli rivestono un ruolo marginale rispetto al ruolo dei profeti, ma la missione profetica, da sola, non si può espletare: essa ha bisogno della presenza angelica. Sulla questione del potere di intercessione degli angeli, il capitolo indica che essi possono avere solo potere di mediazione. Su questa questione, però, c’è un consenso collettivo, ijma’, fra i sapienti musulmani, i quali affermano che non solo gli angeli, ma anche i profeti e gli uomini possono intercedere presso Dio con il suo permesso, riservando al profeta Muhammad la massima intercessione, al-shafa’at al’-uzma’ nel il giorno del Giudizio. Nell’ultima parte del capitolo si parla del racconto del mi’raj, ovvero dell'ascensione al cielo del profeta Muhammad, sotto la guida dell’angelo Gabriele, e del viaggio notturno, isra’, che Muhammad compie fra Mecca e Gerusalemme, sempre sotto la guida dell’angelo Gabriele.
Il quarto capitolo descrive la mediazione dell'angelo Gabriele e l'aspetto normativo e liturgico della Rivelazione coranica, citando il famoso hadith dell’insegnamento di Gabriele dei pilastri dell’Islam, della fede e della eccellenza (arkan al-Islam, al-Iman e al-Ihsan). Molto interessante l’analisi sull’angelo Gabriele, che diventa l'angelo della legge, e su Muhammad, che assume il potere temporale istituendo il califfato, e diventa profeta servo e non profeta re, permettendo in tal modo l’attuazione della democrazia perfetta in senso islamico.
Il quinto capitolo è concentrato sulla mediazione angelica nel processo di conoscenza di Dio. In particolare si esamina la figura di Gabriele, identificato come angelo-Spirito santo e angelo della conoscenza, attraverso la filosofia della luce, che descrive come l’uomo possa intraprendere, attraverso la mediazione angelica, il proprio cammino di ascesa verso la contemplazione della luce divina. Gli angeli devono guidare l’anima verso la luce che fa ritorno al proprio principio, a Dio, che è luce pura. Qui ricordiamo il bellissimo versetto della Luce, al-nur, recitato nel Corano: “Dio è la luce dei cieli e della terra, e si rassomiglia la sua luce ad una nicchia in cui vi è una lampada, e la lampada è in un cristallo, e il cristallo è come una stella lucente ed arde la lampada dell’olio di un albero benedetto, un olivo né orientale né occidentale, il cui olio per poco non brilla anche se non lo tocchi fuoco. È luce su luce.” (Cor. 24, 35).
il sesto capitolo analizza la natura dei jinn specificando che la religione islamica è l‘unica, tra le religioni monoteistiche, ad ammettere l’esistenza di questi spiritelli. I jinn possono essere malvagi o buoni. Essi furono creati prima degli uomini, e la loro creazione (a differenza di quella degli uomini e degli angeli, creati rispettivamente da argilla e luce) avviene da fiamma purissima di fuoco.
Il settimo ed ultimo capitolo tratta il racconto coranico del peccato di Iblis, la caduta di Adamo e la teologia della misericordia, analizzando ancora la questione della doppia natura di Iblis. Il perdono di Dio per Adamo e la teologia della misericordia sono elementi comuni alle fedi monoteistiche. La misericordia di Dio diviene il nome di Dio, ci dice Papa Francesco, essa è il parametro della giustizia divina, che non corrisponde alle regole umane. Sarà proprio la misericordia, nel giudizio finale, l’unico criterio che ci permetterà di entrare nel regno dei cieli.
Sulla base di quello che si è analizzato il lettore di questo eccellente libro di don Don Marcello Stanzione e della prof. Maria Luisa Albano è indirizzato verso un percorso di conoscenza e comprensione dell’Islam e dei suoi aspetti dottrinali ed etici. La considerazione che può scaturire da quell’ Iqra’!  (Leggi!), relativamente a questo libro sugli angeli, è quella di comprendere la ricchezza degli insegnamenti religiosi in una ottica di dialogo interreligioso fraterno, che ci avvicina all’altro tramite la “ricerca sui fondamenti” delle diverse religioni, per renderle più che mai condivisibili all’interno della famiglia religiosa abramitica.
Il valore che deriva dalla conoscenza della fede negli angeli ci fa comprendere l’eccellente dono della misericordia divina, dato a noi grazie alla loro presenza nella nostra vita. Sapere che gli angeli ci accompagnano dalla nostra nascita fino alla morte e oltre, conoscere le loro qualità e comprendere la loro esistenza, ci permette di rispettarli, di onorarli e di considerarli parte integrante della nostra vita.
Il musulmano, nelle sue cinque preghiere giornaliere canoniche, salat, a conclusione di ogni preghiera, recita una preghiera abramitica a favore di tutti i discendenti di Abramo (ebrei, cristiani, musulmani) e poi rivolge il suo saluto agli angeli, che è un doppio saluto, a destra e a sinistra, dove sono i suoi due angeli custodi.
Concludo con una preghiera angelica, perché gli angeli intercedano a favore dei credenti, dei loro genitori, dei loro sposi e dei loro discendenti. Questa bellissima preghiera è riportata nel sacro Corano, nella sura del Perdonatore: “Gli angeli, quelli che reggono il Trono e quelli che lo attorniano, celebrano la lode del Signore. Credono in Lui, implorano il suo perdono per i credenti: <<Signore nostro, tu che avvolgi ogni cosa nella tua misericordia e nella scienza, perdona coloro che tornano pentiti a te, quelli che seguono la tua via. Preservali dal castigo dell’inferno. Signore nostro, introducili nei giardini dell’Eden che hai promesso a loro e ai virtuosi fra i loro padri, le loro spose e i loro discendenti. Tu sei l’Onnipotente, il Saggio. Coloro che oggi tu proteggi dal compiere le cattive azioni beneficiano della tua misericordia ed è questo il successo enorme!>>”. (Cor. 40, 7-9).
 
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