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'LIBERACI DAL MALIGNO': LA FIGURA DI GESU’ ESORCISTA
L’ANGELO E LA CITTA’ Di Annamaria Maraffa PDF Stampa E-mail
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domenica 15 gennaio 2023

L’ANGELO E LA CITTADon Marcello Stanzione e la dottoressa Antonia Figliolia sono gli autori del libro “L’Angelo e la città. San Raffaele a Cordova in Spagna”, edito dalle edizioni Segno di Udine.

Gli Angeli, secondo la bella espressione dell’apologeta Atenagora, sono come delle provvidenze particolari, che vigilano su ogni parte dell’Universo, per farli convergere tutti verso la gloria di Dio ed il bene degli eletti: solo scopo della Creazione. I teologi scolastici, in particolare San Tommaso e Suarez, rifiutano di ammettere con Origene, San Tommaso e Sant’Agostino, che ogni oggetto, dagli elementi, dagli astri fino agli insetti, sia affidato alla custodia di un Angelo particolare; stimano meno probabile che ogni specie è presidiata da uno Spirito celeste, essendo le sole specie destinate a durare. ...

Il popolo di Israele aveva, dapprima, Dio, come Protettore, o più esattamente il Suo rappresentante, l’Angelo di Yahvé (Es.14,19;20-23;32,34;33,2). Daniele ci insegna che questo ruolo è delegato a San Michele (Dan.10,13,21;12,1). La Chiesa, essendo succeduta alla Sinagoga, era del tutto naturale che ereditasse anche del suo Difensore. Già il Pastore di Erma assegnava a San Michele, un ruolo preponderante, nella costruzione della Torre mistica, simbolo della Chiesa. Erma stesso non aveva che da rileggere l’Apocalisse di San Giovanni, per vedervi il grande Combattente difendere il Cristo mistico, cioè la Chiesa, contro gli attacchi del Dragone.

I Padri ed i teologi scolastici sono d’accordo per affermare che, ogni Nazione è custodita da un Angelo, in particolare. Non si può dubitare di questa verità, dichiara Suarez.

         E’ la Versione greca dei 70 di un passo del Deuteronomio (32,8) che sembra aver trascinato la convinzione dei Padri. Citiamo, tra gli altri: Clemente di Alessandria; Origene; San Basilio ; San Cirillo d’Alessandria; Teodoreto; San Girolamo e Sant’Agostino. L’Italia, già dal VI° secolo, la Lombardia e soprattutto la Francia, dopo Carlo Magno, rivendicavano San Michele quale loro titolato Protettore. E’ il nome del Santo Arcangelo che Santa Giovanna d’Arco inscrisse sul suo stendardo.

         E, durante la Fronda, Anna d’Austria dichiarava di voler vivere sotto la santa protezione di San Michele che, i re di Francia, prima di lei, avevano sempre guardato come loro particolare Protettore.

Come le Nazioni, così ogni Città ha il suo Protettore celeste. Tale è, almeno, l’opinione di Clemente di Alessandria e di San Gregorio da Nissa. San Basilio ci confida che gli Angeli di una città si rattristano quando la vedono non solo diventare infedele a Dio, ma farsi omicide di anime.

        Si conosce il patetico appello agli Angeli di Costantinopoli che San Gregorio di Nazianzio ha introdotto nel suo celebre discorso di addio, dove egli chiede di preparare la via al suo popolo, di allontanare le pietre dalla strada, di guidarli verso il Tempio, costruito da mano d’uomo, e di farlo giungere alla Gerusalemme celeste, nel Santo dei Santi, dove non vi è più né sofferenza, né preoccupazione.

Anime di apostoli e di mistici hanno pescato, in questa credenza, una forza ed una consolazione del tutto speciale.

         San Pietro Favre amava salutare ed invocare gli Angeli sia delle città, sia dei paesi dove egli doveva recarsi; consigliava continuamente questa pratica ai suoi confratelli. Così faceva anche il Cardinale De Berulle: “Gli Angeli, scrive, sono i primi cittadini, ed i più onorevoli, della città, coi quali dobbiamo trattare, prima di tutto e più spesso. Le nostre missioni ed i nostri affari sono simili e la nostra condotta deve essere uguale. Dobbiamo essere degli angeli visibili, associati a questi Angeli invisibili” (De Berulle (+1629). San Francesco di Sales, sull’esempio del gesuita san Pietro  Favre, entrando nello Chablais, salutò dapprima l’Angelo della Provincia. Il biografo del Santo, dopo aver annotato il fatto, aggiunge: “Quando discuteva con gli eretici, salutava il loro buon Angelo e si raccomandava ad essi; quando predicava, faceva una lunga pausa, dopo l’Ave Maria, girando lo sguardo su tutti i punti dell’uditorio; uno dei suoi canonici, avendogliene chiesto la ragione: “Io saluto, gli rispose, l’Angelo di ciascuno dei miei ascoltatori e lo prego di preparare il cuore di colui di cui ha la custodia: ho ricevuto molti grandi favori, da questa pratica”.

        Questa pratica di uno dei Santi più influenti sulla pietà moderna, ci porta a parlare dell’Angelo che Dio ha posto, a fianco di ogni uomo, per vigilare su di lui: dell’Angelo Custode ma pure della città come collettività umana a lui affidata. Il culto dell’Angelo in Spagna non si limita solo a Valenzia da cui ebbe agli inizi nei primi anni del 1400, ma anche in altre città della Spagna, come: Saragozza, Navarra, Barcellona, Burgos, Toledo, Cordova e Mallorca.

In tutti questi luoghi, in cui l’Angelo, con tutte le sue peculiarità e caratteristiche, diede un enorme contributo divino e spirituale, ma anche materiale alle popolazioni di cui fu eretto custode e patrono. Ma la città in cui uno dei Santi Arcangeli, cioè san Raffaele è il Patrono, è Cordova, in cui si rivela in maniera del tutto singolare e straordinaria. Per questo motivo, Gli autori don Marcello Stanzione e la dottoressa Antonia Figliolia ne trattano in questo loro testo in maniera più approfondita sia il culto all’arcangelo san Raffaele, sia le sue apparizioni e tutto ciò che ne deriva, anche a livello storico per l’intera Chiesa di Spagna.

 
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