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LUISA PICCARRETA E IL DOGMA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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venerdì 03 febbraio 2023

LUISA PICCARRETA E IL DOGMA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONERiguardo alla grande ricorrenza dell’Immacolato Concepimento della Vergine Maria, ricordiamo le parole stesse che Gesù e la Madonna hanno confidato su questo argomento alla serva di Dio, Luisa Piccarreta.

Cosi Luisa: “Pensavo che in Paradiso tutti avevano avuto la loro prova da parte di Dio, tanto gli angeli, quanto Adamo ed Eva, ma la mia mamma celeste non ebbe nessuna prova nel suo concepimento, tutto le fu propizio tanto da parte di Dio, quanto da parte della sua natura, creta da Dio così felice, così santa, così privilegiata. ...

 

Dunque quale il suo eroismo e la sua prova? Se dalla prova non fu escluso l’angelo nel cielo, né Adamo nell’Eden, solo la Regina di tutti doveva essere esclusa e non meritare così l’aureola più bella che la prova avrebbe messo sul suo capo augusto di Regina e Madre del figlio di Dio?”

Allora Gesù mi disse: “Figlia mia, nessuno può essere a me accetto senza la prova.

Se non ci fosse stata la prova avrei avuto una madre schiava, non libera. La mia mamma ebbe la sua prova fin dal primo istante del suo concepimento. Non appena ebbe il suo primo atto di ragione, conobbe la sua volontà umana da una parte e la volontà divina dall’altra e fu lasciata libera a quale delle due volontà volesse aderire., e lei senza perdere un istante e conoscendo tutta l’intensità del sacrificio che faceva, ci donò la sua volontà, senza volerla più conoscere e noi le facemmo dono della nostra, ed in questo scambio di donazione affluirono tutti i pregi, le bellezze, i prodigi, i mari immensi di grazia nell’immacolato concepimento della più privilegiata di tutte le creature.”

Ma ascoltiamo il racconto direttamente con le parole che Maria disse a Luisa: “Sappi figlia mia, che non appena concepita misi in festa la Divinità. Cielo e terra mi festeggiarono e mi riconobbero per loro Regina. Ma mi accorsi che essi volevano da me una prova e anch’io volevo questa prova per attestare al mio creatore tutta la riconoscenza che gli dovevo. Vidi la prova di Adamo e la sua caduta, sebbene appena concepita piansi amaramente sull’uomo decaduto. Allora la Divinità mi disse: “Non ti chiedo un frutto come ad Adamo, ma ti chiedo la tua volontà.” “Allora presa dall’amore verso il mio creatore ma anche dal terrore nel vedere in quanti mali la volontà umana di Adamo trascinò tutta l’umanità, presi la mia volontà umana e la legai ai piedi del trono Divino in omaggio continuo di amore e di sacrificio. Giurando di non servirmi mai anche per un istante solo della mia vita, della mia volontà, ma sempre di quella di Dio.

Figlia mia ti dico che non c’è sacrificio simile al mio, di vivere senza la mia volontà, Anzi si possono chiamare ombre i sacrifici di tutta la storia del mondo, sacrificarsi un giorno, ora si, ora no, è facile, ma sacrificarsi in ogni istante, in ogni atto, nello stesso bene che si vuol fare, per tutta la vita, senza dar mai vita alla propria volontà, è il sacrificio dei sacrifici, è l’attestato più grande che può offrirsi, è l’amore più puro che può offrirsi al nostro creatore.

E’ tanto grande questo sacrificio che Dio non può chiedere di più alla sua creatura, né essa può trovare come sacrificarsi di più per il suo creatore.

Ora, nell’istante in cui feci dono della mia volontà al mio creatore, io mi sentii trionfante nella prova voluta da me e Iddio si senti trionfante nella mia volontà umana.

Iddio aspettava la mia prova, cioè un’anima che vivesse senza volontà, per aggiustare le partite del genere umano e per atteggiarsi a clemenza e misericordia.

Si può dire che la prova presta la materia nelle mani divine per compiere il loro lavorio nella creatura.

E di chi non è fedele nella prova Dio non sa che farsene, non solo ma scompiglia le opere più belle del suo creatore.

Quando non lasciamo vivere la volontà Divina nella nostra, respingiamo i beni ricevuti da Dio nella creazione e i diritti ricevuti in natura nell’atto che fummo creati.”

Gesù   completa il suo racconto dell’Immacolato Concepimento di Maria a Luisa: “ E’ sempre la volontà che sono solito provare: tutti i sacrifici, anche la morte  non donatimi dalla volontà umana, mi farebbero nausea e non attirerebbero nemmeno uno dei miei sguardi.

Vuoi sapere quale fu il prodigio più grande operato da Noi in questa creatura così santa, e l’eroismo più grande che nessuna creatura potrà mai eguagliare? La sua vita la incominciò con la Nostra Volontà e così la seguì e la compì. Sicché si può dire che compì da dove cominciò e cominciò da dove compì.

Il nostro più grande prodigio fu che in ogni suo pensiero, parola,

respiro, palpito, moto e passo, il nostro volere sboccava su di lei e lei ci offriva l’eroismo di un pensiero, di una parola, di un respiro, di un palpito divino ed eterno operante in essa.

Tutte le altre prerogative, i suoi privilegi, il suo stesso Immacolato Concepimento sarebbero stati un nulla a confronto di questo grande prodigio.

La mia volontà continuava sboccante su di lei, le partecipava la Natura Divina, ed il suo continuo riceverla, la rese forte nell’amore, forte nel dolore, distinta fra tutti.

Fu in questa Nostra Volontà operante in Lei, per cui Ella attirò il Verbo sulla terra, che si formò il seme della Fecondità Divina, per poter concepire un uomo e Dio, senza opera umana, e la Nostra Volontà la fece degna di essere madre del suo stesso Creatore.

Per quante opere grandi e sacrifici si possano fare, se la mia Volontà non è presente, io li rifiuto, non li conosco, non è cibo per

me.

 Le opere più belle senza la Mia volontà, diventano cibo della volontà umana, della propria stima e dell’ingordigia della creatura.”

(Dal libro del cielo vol. 17; 8 dicembre 1924 e da “La Vergine Maria nel regno della Divina Volontà”, il quarto passo di Maria nella divina Volontà)

 
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