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GLI ANGELI NEL NUOVO TESTAMENTO Di don Marcello Stanzione PDF Stampa E-mail
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Scritto da Amministratore   
sabato 16 marzo 2024

GLI ANGELI NEL NUOVO TESTAMENTOSono numerose le apparizioni degli Angeli nell’Antica Alleanza. Ma la loro azione ovviamente è stata più estesa di quanto non appaia nel testo biblico. Ne abbiamo per garante il discorso di Santo Stefano davanti alla sinagoga. Il Santo Martire dichiara agli Ebrei ch'essi hanno ricevuto la loro Legge, ch'essi non hanno osservata, dal ministero degli Angeli. Egli dice che è un Angelo che apparve a Mosé nelle fiamme del roveto ardente, che gli parlò sulla cima del Sinai (Atti 7,31 e 38). Ora in queste due circostanze il testo biblico mette in scena il Signore stesso. ...

 
La conclusione che se ne estrae dall'accostamento dei due passi è molto interessante: è che là dove è detto nella Bibbia: "Il Signore apparve, il Signore parlò, bisogna intendere: un Angelo apparve, un Angelo parlò in nome del Signore". L'azione dei Santi Angeli fu dunque universale sotto l'antica Legge. San Paolo lo dichiara non meno espressamente di Santo Stefano, quando ci parla della Legge "disposta dagli Angeli nella mano di un mediatore" che fu Mosé (Gal.3,19).

         Così gli angeli si ritrovano in tutte le manifestazioni soprannaturali del Testamento Antico. Tanto essi parlano in loro proprio nome; tanto parlano in nome del Signore. Tanto essi si mostrano sotto una forma simbolica, come quella degli animali mistici di Ezechiele; tanto essi appaiono sotto una forma semplicemente umana. Talvolta questa forma prende un aspetto splendente, come nella visita di Daniele; talvolta è la comune apparenza umana, come presso i viaggiatori ricevuti da Abramo. Talvolta essi non sono visibili che agli occhi di un profeta; altre volte essi conversano visibilmente in mezzo ai fedeli stessi, come fece l'Arcangelo Raffaele che assiste il giovane  Tobia.

         Diversi Padri della Chiesa ci dicono che in queste apparizioni dalla forma umana il Figlio di Dio preludeva alla sua Incarnazione. Queste visioni passeggere di messaggeri celesti, che rivestono una forma umana, annunciavano e figuravano la grande e definitiva manifestazione del Figlio di Dio che si faceva uomo come noi.

         Il Figlio di Dio essendosi fatto uomo, le apparizioni angeliche dovrebbero finire,  non avendo più ragion d'essere? Niente  affatto.

         Gesù non è venuto a distruggere l'ordine naturale, restaurando l'ordine della grazia. La sua grande Mediazione redentrice non ha annullato la mediazione naturale degli spiriti celesti. Essi restano sempre gli intermediari tra l'uomo e Dio puro Spirito. La loro missione s'intreccia armoniosamente nell'opera della Redenzione, come è facile riconoscerlo da una moltitudine di fatti evangelici ed apostolici.

         Un Angelo aveva annunciato la nascita di Sansone. L'arcangelo Gabriele annuncia ugualmente la nascita di San Giovanni Battista. Poi va a trovare la Vergine di Nazareth, come Ambasciatore della Santissima Trinità; e le chiede  il suo consenso a diventare la Madre del Figlio di Dio. E' così, come si diceva una volta, il paraninfo delle nozze del Verbo con l'umanità (Lc.1). Un Angelo, forse lo stesso Arcangelo, annuncia a Giuseppe il mistero operato nel seno della sua casta sposa; e dissipa la penosa apprensione che torturava il cuore del santo patriarca (Mt.1,20).

         Nel giorno della Nascita terrena del Figlio di Dio, è un Angelo che evangelizza la buona novella ai pastori; ed il cielo sembra fondersi con la terra intorno alla grotta del neonato, tanto vi sono di coorti angeliche che applaudono e cantano la grande meraviglia di un Dio bambino (Lc.2,9-15). La Santa Famiglia ci appare contornata di Angeli che la servono e che la proteggono. 

         A fianco della guida visibile, una volta Mosé, ora Giuseppe, si pone la guida invisibile, l'Angelo del Signore; e la guida invisibile dirige la guida visibile. Un Angelo apparve a Giuseppe, e l'avvertì, come anticamente Giacobbe, di ritornare nella terra d'Israele (Mt.2,13 e 29).

         Nostro Signore, divenuto adulto, non respinge il ministero degli Angeli. Con la sua Incarnazione egli era disceso al di sotto della natura angelica (Salmo 8; Eb.2,7 e 9); egli si era messo, facendosi uomo e vero uomo, in posizione non solo di accettare i buoni uffici degli Angeli, ma anche di averne bisogno. E infatti ne fece ricorso in due specifiche circostanze.

         La prima fu nell'ora del suo digiuno e della sua tentazione nel deserto. Gesù è dapprima alle prese con il diavolo; egli svela i suoi artifizi, e trionfa sul maligno; il diavolo si ritira. "Allora, ci dice il Vangelo, gli Angeli si avvicinarono a Lui e Lo servivano" (Mt.4,11; Mc.1,13). In che cosa consiste questo servizio degli Angeli? Essi riconfortarono la santa umanità del Salvatore spezzata dal digiuno, provata dagli insulti dello spirito maligno.

         La seconda circostanza fu la dolorosa agonia del Salvatore. La santa umanità di Gesù era in preda alla tristezza, allo spavento, ad un insormontabile disgusto; essa subiva una depressione di forze tali che pensava di morire; essa poteva a questo punto stretta da un'inesprimibile  angoscia che sudava sangue. In questo stato, un Angelo gli apparve dal cielo, "confortandolo" (Lc.22,43). Quest'intervento è importante. La natura angelica viene in soccorso della natura umana, abbattuta ed agonizzante; un Angelo fortifica Gesù che soffriva come uomo; egli era sensibilmente distaccato da suo Padre; la sua umanità ai limiti si  sosteneva grazie al soccorso degli spiriti angelici.

         Se essi hanno vegliato sul capo, non è stupefacente che siano chiamati a vegliare sulle membra. Essi proteggono la Chiesa nascente. Essi annunciano alle pie donne e agli Apostoli, la gloriosa Risurrezione del Salvatore. In quel giorno ancora il cielo e la terra, le cose invisibili e visibili sembrano fondersi insieme e non essere che uno (Mt.33,2).

         All'Ascensione gli Angeli sono ancora là, sotto forma umana: essi rassicurano, incoraggiano, consolano gli Apostoli (Atti 1,10). Essi portano, come intorno al sepolcro, gli abiti bianchi, indice di gioia.

         Quando la Chiesa esce dal Cenacolo, gli Angeli lavorano per così dire con gli Apostoli;  quando questi sono imprigionati, essi spezzano i loro legami (Atti 5,9). Essi preparano loro provvidenziali incontri con i pagani. Uno di questi spiriti celesti avverte il diacono  Filippo di recarsi sulla strada di Gaza, dove troverà l'eunuco della regina d'Etiopia (Atti 7,26). Un altro ingiunge al  centurione Cornelio di andare a trovare San Pietro (Atti 10,3).

         Ma improvvisamente la Chiesa è minacciata di trovarsi decapitata nella persona del suo capo, caduto nelle mani di Erode: un Angelo libera miracolosamente san Pietro, e lo rende alla Chiesa in preghiere ed in lacrime (Atti 12,7). Poi la vendetta divina, di cui l'Angelo è il ministro, si abbatte sul persecutore; egli muore in orribili convulsioni, consumato dai vermi (Atti 12,23).

         San Paolo non è meno protetto dagli Angeli; essi lo seguono in tutte le sue corse apostoliche; nella tempesta raccontata dagli Atti, un Angelo appare all'Apostolo e gli da assicurazione che nessun male accadrà né a lui né ai passeggeri (Atti 27,23).

         Tal è il ruolo degli Angeli nella fondazione e nei primi sviluppi della Chiesa. Essi la contornano d'una salvaguardia tutelare. Essi preparano gli incontri degli Apostoli con questi "figli di Dio", come dice San Giovanni (1 Gv.3,1), che erano dispersi per il mondo, e che si trattava di raggrupparli in una Chiesa.

         Questa protezione non è cessata; essa si perpetua ancora nel ventunesimo secolo e continuerà fino alla fine dei tempi.

 

 
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