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Il Beato Amedeo Gomes de Silva Y Meneses e gli Angeli PDF Stampa E-mail

Il Beato Amedeo Gomes de Silva Y Meneses e gli AngeliSanta Francesca Romana ha avuto un emulatore nella persona del Beato Amedeo portoghese, che nacque all’incirca nel periodo in cui la santa di Roma morì. Le avventure di questo nobile portoghese costituiscono un vero romanzo. Dopo essersi sposato, sempre combinato dai genitori com’era usanza dell’epoca, egli, con il consenso della sua sposa, lasciò la corte, dove esercitava un’alta carica e decise di consacrarsi a Dio. Mentre si dirigeva verso il Convento dei Gerosolomitani di Guadalupe, in Spagna, fu catturato da 3 briganti. Immediatamente apparve un personaggio splendente, con la spada in pugno, che mise in fuga i malintenzionati e disse al pio giovine: “So che tu viaggi per santificarti. Va, che Dio ti accompagni!”. Rimessosi dall’emozione, Amedeo comprende che proprio l’arcangelo San Raffaele, verso il quale egli nutre una particolare devozione, è venuto in suo soccorso.

Ricevuto dai monaci gerosolimitani, egli è impiegato come sacrestano. Una mattina, dopo la celebrazione della Messa, mentre egli sta mettendo a posto i paramenti sacerdotali, scoppia improvviso un violento incendio tra la sacrestia e il coro; intrappolato dalle fiamme, Amedeo invoca il suo protettore san Raffaele: subito, due angeli appaiono e con le loro ali spengono il fuoco.

Sei anni più tardi egli dopo una visione di san Francesco d’Assisi e poi del Cristo stesso, capisce che deve entrare presso i frati Francescani. Egli lascia Guadalupe e mentre cammina verso Ubeda è aggredito e spogliato dai banditi che lo credono morto abbandonandolo sul ciglio della strada. Questa volta, l’angelo san Raffaele non è intervenuto. Dopo alcuni giorni di convalescenza in un ospizio, Amedeo prosegue il suo cammino verso Ubeda ed appena attraversa la porta della città egli è avvicinato da due giovani che un pio eremita gli ha inviato per accoglierlo: un angelo è giunto ad avvisarlo dell’arrivo del pellegrino ed ha lasciato per tutti pane e carne. Amedeo non ha nessuna difficoltà nel riconoscere in questo un’altra manifestazione di affetto di san Raffaele nei suoi riguardi.

In un’altra visione egli capisce che deve raggiungere l’Italia. Alla fine di un viaggio pieno di peripezie da cui san Raffaele lo ha sempre salvato in extremis, finalmente Amedeo raggiunge Assisi ma lì i Frati conventuali non lo vogliono in mezzo a loro. Amedeo decide di installarsi in un romitaggio vicino al sacro convento. Finalmente data l’esemplarità della sua vita, i Francescani lo ammettono tra le loro file come fratello laico. Sono trascorsi tre anni da quando ha lasciato la Spagna, purtroppo la sua santità attira l’invidia e l’ostilità di alcuni suoi confratelli che lo cacciano via dal convento. San Raffaele gli appare e gli suggerisce di recarsi dal Generale dell’Ordine per mettersi a sua disposizione, infatti egli lo invia prima a Milano dove esercita sempre la funzione di sacrestano, poi lo invita a vivere da eremita lontano dagli altri frati: i suoi eccezionali carismi infatti mettono in subbuglio le comunità conventuali dove egli è ospite. Dall’altra parte numerosi fedeli, tra cui anche il Duca Francesco Sforza e sua moglie Bianca, vengono a consultarlo. Amedeo per fuggire dalla grande popolarità, ottiene nel 1459 di essere trasferito a Marignano dove, i suoi nuovi superiori, lo obbligano ad accettare il sacerdozio. Eletto guardiano del convento di Orta, egli intraprende la riforma di quella comunità e vi riesce tanto bene che il Duca Galeazzo Maria Sforza gli chiede nel 1466 di fondare a Milano il Convento di Santa Maria della Pace.

Instancabile Amedeo prosegue il suo impegno di santità ed in ogni cosa si rivolge all’Arcangelo San Raffaele ed al suo angelo custode. Muore il 10 agosto del 1482, come aveva annunciato ai suoi religiosi: alcuni giorni prima, san Raffaele gli è apparso un’ultima volta per prepararlo alla morte, di cui gli ha indicato la data precisa.

Don Marcello Stanzione (Ri-Fondatore della M.S.M.A.)

 
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