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La vittoria dell’Italia cattolica ed educata: fuori i bestemmiatori dal Grande Fratello PDF Stampa E-mail

La vittoria dell’Italia cattolica ed educata: fuori i bestemmiatori dal Grande FratelloIn seguito alle numerosissime proteste da parte delle associazioni dei telespettatori e del quotidiano cattolico “Avvenire” i tre bestemmiatori Pietro, Matteo e Massimo sono stati cacciati via o meglio “ eliminati” dalla trasmissione “Il grande fratello 11”. Meglio tardi che mai…La più grave forma di bestemmia è quella che unisce al Nome santo di Dio (o di Gesù, o dell’Ostia Santa, o del SS .mo Sacramento) parole cariche di disprezzo. Non è il caso di fare esempi, anche perché purtroppo ne abbiamo fatto più volte amara esperienza sentendo alcune di queste mostruosità sulla bocca di qualche persona. E’ bestemmia anche dire contro Dio parole che non portano il marchio del disprezzo, ma che comunque il Signore non merita. Quante volte  capita di sentire qualcuno che nel momento del dolore manifesta la sua delusione o la sua rabbia dicendo: “Dio è crudele”, o “Dio è ingiusto!” Espressioni come queste, o altre simili, che negano delle verità di fede riguardo a Dio, sono dette ... 

...  “bestemmie eretiche”. E quante volte capita di sentire il nome “Cristo” senza alcun titolo, ma pronunciato con una tale carica di rabbia che, per la violenza del tono, rasenta la bestemmia! Vera e propria bestemmia è anche l’offesa che colpisce i Santi, e in particolare la Madonna, o persone (ad es.: il Papa) che per la loro sacralità sono un riflesso di Dio nel mondo. Pur non essendo Dio il bersaglio diretto, colpendo la santità o la sacralità si colpisce Dio, che è fonte tanto dell’una quanto dell’altra. Giovanni Paolo II, parlando del disprezzo rivolto contro il Nome di Dio, elenca, dopo la bestemmia, gli “spettacoli dissacranti” e le “pubblicazioni altamente offensive del sentimento religioso”. (21 marzo 1993).

Potremmo definirle bestemmie a mezzo stampa, bestemmie cinematografiche, bestemmie teatrali. Basti qui citare il “gran maestro” della dissacrazione, Dario Fo che, nel suo “Mistero Buffo”, ha deriso Gesù, la Madonna e altri personaggi del vangelo. Queste bestemmie, a differenza della bestemmia comunemente intesa, che può avere l’attenuante di sfuggire in un attimo, in un lampo, quasi senza accorgersene, sono bestemmie ragionate, meditate, volute, infiocchettate col fascino dell’arte e quindi con un potere devastante per il linguaggio suggestivo con cui sono confezionate e per l’altissimo numero di lettori o di spettatori che raggiungono. Non si può parlare invece di bestemmia quando il Nome di Dio viene nominato invano, senza un serio e ragionevole motivo, ma anche senza alcun titolo offensivo.

Non è raro, infine, sentire qualcuno che pronuncia il nome “zio”, o qualcosa di simile, e subito vi aggiunge una parolaccia come quelle che altri affibbiano al Nome di Dio. L’espressione che ne risulta non è una bestemmia, ma è molto facile che come tale venga avvertita da chi la sente. Perciò, anche se non c’è la bestemmia, può esserci lo scandalo. In ogni caso, chi parla in questo modo, oltre ad essere ambiguo e ipocrita (una ipocrisia alla rovescia!), perché vuol apparire bestemmiatore senza esserlo, contribuisce a diffondere un tipo di linguaggio che favorisce l’espandersi della bestemmia.

Con l’espulsione dei tre blasfemi ha vinto non solo l’Italia cattolica ma anche l’Italia della buona educazione che è uguale per tutti credenti o non credenti.

Don Marcello Stanzione

 
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