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L’imperatore Costantino e San Michele PDF Stampa E-mail

L’imperatore Costantino e San Michele Probabilmente pochissimi sanno che l’imperatore Contantino viene festeggiato come santo il 21 maggio dalle Chiese Cristiane d’Oriente. Vittorioso in Britannia, poi contro i Franchi e gli Alamanni, fu acclamato imperatore dalle legioni alla morte di Diocleziano. Ma a quell’epoca il sistema imperiale era tetrarchico, così Massimino e Massenzio si allearono contro di lui e Licinio. Costantino valicò le Alpi e batté i rivali a più riprese, sconfiggendo definitivamente Massenzio alla battaglia di ponte Milvio, nel 312. Morto Massimino, ben presto Costantino venne a contrasto con Licinio che batté più volte. Nel 324 rimase unico imperatore e portò la capitale a Bisanzio, che chiamò Costantinopoli. Ormai le dimensioni dell’Impero richiedevano uno spostamento di baricentro ( ed è anche probabile che Costantino volesse allontanare detto baricentro dal cuore del vecchio paganesimo). Ma la scelta, col tempo, finì per dividere in due l’Impero romano. Costantino morì nel 337 mentre marciava ... 

... contro i Persiani.

Nel 313 aveva emanato l’editto di tolleranza verso i cristiani, e lui stesso si professò cristiano, anche se ricevette il battesimo solo sul letto di morte. Continuando la tradizione secondo la quale il capo dello stato era anche garante della “pax deorum” (pace con gli dèi), combatté le eresie, incoraggiò i concili (come quello di Nicea, contro gli ariani). Fu seppellito nell’atrio della basilica degli Apostoli a Costantinopoli e specialmente gli orientali gli tributarono subito venerazione da santo, propagandone il culto in tutta l’area di influenza bizantina.

La sua santità è però controversa, perché in vita Costantino si era macchiato della morte della moglie e di un figlio, accusati di complotto, nonché di quella di Massimiano, suo antico rivale nell’impero. Forse autorizzò queste condanne costretto dalla sua qualità di primo magistrato dell’impero o magari fu solo per ambizione. Comunque, la venerazione per il primo imperatore cristiano fu unanime nel popolo, reduce dalle spaventose persecuzioni di Diocleziano.

Costantino, prima della battaglia del ponte Milvio, aveva fatto porre sui labari il monogramma di Cristo (l’aveva sognato: “Con questo segno vincerai”); ancora nel V e nel VI secolo la sua immagine veniva impressa, segno di equità e di giustizia, sulle bilance, e lo si invocava contro la lebbra(una leggenda, citata anche da Dante, dice che Costantino guarì dalla lebbra appena ricevuto il battesimo da papa Silvestro). In Grecia, il giorno della sua festa, viene eseguita una danza sui carboni ardenti. Due paesi della Calabria portano il suo nome. A Sedilo, presso Cagliari, cavalieri armati evocano la vittoria di “Santu Antinu” ad Saxa Rubra e corrono verso il suo santuario sparando salve di fuciliera. Si dice che sia stato S. Eusinio, un soldato, a spiegare all’imperatore il significato del sogno di ponte Milvio. Questo santo morì martire ad Antiochia sotto Giuliano l’Apostata - cui aveva rimproverato la condotta malvagia- alla veneranda età di centodieci anni.

Costantino,  convertito al cristianesimo, riporta la vittoria decisiva sul suo rivale Massenzio, il 29 ottobre 312. tutti conoscono la storia: ansioso per la riuscita della lotta che si prepara ad ingaggiare, il giovane Cesare d’Occidente ha l’ispirazione di porre alla testa dei suoi eserciti, nettamente meno numerose di quelle di Massenzio, padrone di Roma, un pavese – il labarum – recante il segno della croce, che gli sarebbe stata mostrata nel cielo la sera della vigilia, con questo commento scritto in lettere greche: “Con questo segno tu vincerai”.

Altre tradizioni affermano che una voce misteriosa gli avrebbe ingiunto di far dipingere sugli scudi dei suoi uomini le lettere greche Chi e Rho, intrecciate, che sono le iniziali di Christos. Comunque sia allora accaduto e che cosa egli abbia fatto – forse il tutto, due precauzioni valgono meglio di una -, Costantino schiaccia Massenzio presso il ponte Milvio, nel luogo detto Saxa Rubra (Pietre Rosse), ed il vinto muore malinconicamente annegandosi nel Tevere.

Due anni più tardi, nel 314, Costantino ha una visione. Un essere di luce gli appare, in piedi, vestito d’una lunga tunica, con le ali largamente dispiegate, le gambe leggermente divaricate e solidamente piazzato sul suolo, che gli dichiara: Io sono Michele, il capo del Dio degli eserciti, il protettore della fede dei cristiani. Sono io che, quando tu combattevi contro l’empio tiranno, ti ho assistito, rimettendo la vittoria tra le tue mani.

Riconoscente, Costantino eleva all’arcangelo una bella chiesa a Sousthenion, una periferia della città di Anapea, a circa cinquanta miglia da Costantinopoli. Il santuario – chiamato Michaelion – è consacrato l’8 giugno 337, e gli ortodossi ne celebrano sempre la dedicazione, in questa data ricordando San Michele e tutte le schiere angeliche.

Don Marcello Stanzione

 
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