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LA BEATA TAIGI E IL PURGATORIO PDF Stampa E-mail

LA BEATA TAIGI E IL PURGATORIO

La beata Anna Maria Giannetti Taigi, prima donna sposata a salire agli onori degli altari per aver raggiunto le vette della perfezione cristiana nella vita matrimoniale, nasce a Siena il 29 maggio 1769. Riceve il Battesimo, nella Pieve di San Giovanni Battista, il giorno successivo , prendendo il nome di Anna Maria Gesualda. A causa dei problemi economici che coinvolgono la sua famiglia, è costretta a trasferirsi a Roma proprio nell’Anno Santo 1775, indetto da Papa Pio VI. E’ la madre che le impartisce la prima educazione cristiana, mentre per l’istruzione viene affidata alle cure delle Maestre Pie Filippini, presso le quali fu esemplare per obbedienza, bontà e pietà. Sebbene figlia di genitori assai poveri, Anna Maria si sente spinta dalla tenerezza del suo cuore  a soccorrere i bisognosi, verso i quali prodigherà, per tutta la sua vita, le cure amorevoli di un’autentica carità cristiana. Assunta come cameriere presso una casa signorile conosce un giovane cristiano e onesto, e dopo un fidanzamento di soli quaranta giorni, Anna Maria , il 7 luglio 1790, sposa Domenico Taigi, domestico nella casa principesca dei Chigi. ...

... Con lui vivrà per ben 48 anni in piena armonia, riuscendo, con la sua tenerezza e dedizione di sposa, a cambiare il carattere focoso e, a volte, esigente e stravagante del marito. Lo stesso Domenico, al processo di beatificazione così deporrà: “Accadeva spesso che al mio ritorno a casa la trovassi piena di gente. Immediatamente ella si congedava da tutti, fossero anche una nobildonna o un prelato, per prendersi cura di me con sollecitudine amorosa: ognuno poteva rendersi conto che faceva ogni cosa con tutto il cuore, mi avrebbe persino tolto i calzari dai piedi, se lo avessi permesso. In breve, era per me di consolazione e di conforto in ogni cosa […]. La Serva di Dio sapeva come mettere ciascuno a suo agio e lo faceva con una grazia che non mi è possibile descrivere. Spesso tornavo a casa stanco, di malumore e irascibile, ma ella sempre sapeva addolcirmi e rallegrarmi”. Nella vita di famiglia Anna Maria è instancabile: divide  e regola la sua giornata tra gli atti di pietà e i suoi doveri di sposa e di madre. Ella sa che avere dei figli vuol dire cooperare con Dio ad una delle Sue opere più grandi e che la maternità è un dono che la congiunge più strettamente a Lui. Ella ha capito che il compito di una madre, e tanto più di una madre cristiana, non è solo quello di preparare i figli d occupare un posto nella società ed una posizione nel mondo, ma anche e soprattutto quello di aiutarli a conoscere, amare e servire Dio. E chi meglio di una mamma può aiutare un bambino a capire da dove viene, perché è al mondo e dove è incamminato? Più di un’anima ha sentito la chiamata di Dio solo perché ne ripeté l’eco il cuore di una madre. E allora ella educa cristianamente i suoi sette figli, quattro femmine e tre maschi: ogni mattina riunisce la famiglia per le orazioni; nel pomeriggio c’è il tempo dedicato alla lettura spirituale, alla benedizione vespertina e alle preghiere serali. Inoltre, insegna loro ad evitare l’ozio, le mormorazioni e le denigrazioni del prossimo, a ricoprire tutto e tutti con il manto della carità. A causa delle scarse entrate economiche e per le vicende politiche di quel tempo, essi si trovarono ad affrontare più di una volta gravissime ristrettezze finanziarie e, grazie, al lavoro che Anna Maria svolge giorno e notte, riescono a tirare avanti la numerosa famiglia, sostenuti, però, da una costante e illimitata fiducia nella Divina Provvidenza.. Ma, nonostante queste difficoltà, ella non smette di dedicarsi ai suoi poveri, sua di mezzi che dello spirito. Pur non essendo ricca, riesce ad essere sempre straordinariamente generosa e insegna anche ai suoi figli ad esserlo. Tutto il denaro che può mettere da parte, una volta assolte le necessità della numerosa famiglia, lo destina ai suoi poveri. Nei giorni festivi, ella si reca negli ospedali di San Giovanni in Laterano, di S. Giacomo degli Incurabili e della Trinità dei Pellegrini, prestando ogni più umile servizio, invitando i malati alla pazienza e recando loro conforto. Ma tanto zelo per le anime  e tanta carità evangelicamente intesa non possono nascere se non da un amore totale e generoso per il suo Dio. E’ lui il principio e la fine di tutte le attività di Anna Maria, a Lui sono costantemente rivolti il suo pensiero e il suo cuore. “Amiamo Dio e serviamolo con fedeltà, siamo uniti a Lui e non dubitiamo di nulla”, ella ripete a chi l’incontra. E per camminare ancora più speditamente sulla via della perfezione nell’amore per il suo Dio, il 26 dicembre del 1808 abbraccia, come terziaria laica, l’ordine secolare Trinitario, proclamandosi a vita serva della SS. Trinità. Ma Dio non si lascia vincere in generosità: Anna Maria, una sera dell’anno 1791, mentre si trova sola nella sua camera, raccolta in preghiera, vede risplendere davanti a sé una luce, come un sole appena velato da sottili nuvole. La giovane donna si stropiccia gli occhi, ma invano; il sole è sempre là, anche nei giorni seguenti, tanto che si abitua alla sua presenza. Questo sole misterioso accompagna Anna Maria dovunque va, di notte e di giorno, fino alla fine della sua vita. E, per ben quarantasette anni, il cerchio luminoso le permette divedere e di prevedere avvenimenti passati, presenti e futuri. “E’ uno specchio, quello che ti mostro, che serve per farti comprendere il bene e il male”, le confida il Signore. Ella precisa che “nel disco, c’era una figura seduta, di un’infinita dignità e maestà, la cui testa era rivolta verso il cielo: dalla sua fronte uscivano due raggi luminosi verticali”. Questa figura rappresenta la saggezza. Ma c’è nel sole, simbolo di per sé della Santissima Trinità, anche l’immagine di una corona di spine e di una croce, che rimandano all’Incarnazione di Gesù. Il card. Pedicini testimonierà: “Non c’è alcun dubbio che là risiedeva, in modo speciale, la divinità. Infatti, grazie a questo dono straordinario, la Serva di Dio e di ogni cosa, nella misura in cui può possederla un’anima comunicatrice. Dono del paradiso, dono che solo i beati hanno – là dove si trovano – in una maniera beatifica assoluta”. Ella vede svolgersi, in questo sole, gli avvenimenti sociali e politici di tutta l’Europa, in particolare quelli che riguardano la Chiesa. Anna Maria, pur consapevole della straordinarietà di questa manifestazione, la accetta con umiltà e se ne serve solo ed esclusivamente per il bene delle anime. Infatti, un gran numero di persone, venute a conoscenza dello straordinario dono di cui è destinataria, vengono da lei per essere illuminate, consigliate e confortate, anche perché in questo sole ella riesce a scrutare l’anima di chi ha davanti nei suoi più profondi segreti. Lei offre il suo aiuto in ogni modo, ovunque è possibile; intercede con la preghiera e invita a fare altrettanto a chi le chiede consiglio e aiuto. E, grazie a questo dono, lei diventa strumento umile e docile per ricondurre tante anime a Dio. Anche le anime del Purgatorio vengono a chiedere alla Beata le sue preghiere, per essere liberate dalle loro pene. Per esse, offre sofferenze e dolori e si reca spesso al cimitero per pregare sulle loro tombe. In maniera particolare, sono le anime dei religiosi e dei sacerdoti a beneficiare delle sue preghiere e delle sue offerte. Ma un altro segno della predilezione di Dio per quest’anima sono i suoi colloqui con il Signore, ai Quali Egli la chiama nei momenti più imprevedibili e nelle occasioni più diverse. Qualsiasi sia l’occupazione del momento ella è rapita in estasi e diventa insensibile a tutto ciò che la circonda. A volte protesta amorevolmente con il suo Dio ricordandogli: “Signore lasciatemi in pace, sono madre di famiglia…”. E’ in questi “santi viaggi”, come li chiama il suo confessore, che Dio rivela a quest’anima i “segreti più arcani della Chiesa o delle intenzioni per cui prega”. Sempre il card. Pedicini scriverà di lei: “E’ sicuro che Dio aveva stabilito la Sua dimora nel cuore della Sua serva: Egli le confidava i Suoi più grandi segreti”. Non solo, ma è sempre in uno di questi colloqui che il Signore suggerisce a lei, che è avida di penitenza e di mortificazione per ottenere la conversione dei peccatori, che “la vera perfezione consiste nella mortificazione della propria volontà, nel nascondere le opere buone che si fanno, nell’essere buona, caritatevole e paziente. La maggior penitenza è la penitenza”. Perché il segreto della santità non sta solo nelle preghiere o nelle pratiche pie, ma nel compiere con prontezza la Volontà di Dio, lì dove Lui vi vuole. Quello che conta non è solo ciò che facciamo, ma perché e per chi lo facciamo; non quanto, ma come; non con quanto sforzo, ma con quanto amore. Non sono le nostre opere che Dio desidera, ma l’amore con cui tali opere vengono compiute. Infatti, è nella sua famiglia, in primo luogo, che ella esercita le virtù suggeritele dallo stesso Gesù: ma nessuno, in base anche alla stessa testimonianza del marito riportata più sopra, l’ha vista fare un atto d’impazienza e la confidenza in Dio che lei riesce a portare dappertutto la pace e l’armonia. Essa muore il 9 giugno del 1837 all’età di 68 anni, dopo quarantotto anni di matrimonio e sette mesi di grandi sofferenze, sia fisiche che morali, che affronta sempre col sorriso sulle labbra e che offre per la conversione dei peccatori , dei bestemmiatori, dei violenti, dei carcerati. Diciotto anni dopo la sua morte il suo corpo, conservato nella Chiesa di S. Crisogono in Trastevere, è riesumato e trovato incorrotto, come se fosse stato seppellito ventiquattro ore prima. Benedetto XV la beatifica il 30 maggio 1920 , come sposa e madre esemplare. L’unica scala per il Cielo che lei aveva conosciuto era quella del proprio dovere compiuto fedelmente. La Volontà di Dio l’aveva chiamata ad essere madre e, finché visse, ella fu  esattamente  questo: una sposa ed una madre perfetta. E tutto ciò perché tale era la Volontà di Dio a suo riguardo. Il dovere compiuto con amore, il dovere compiuto perché quel dovere rappresenta la Volontà di Dio e compiuto con l’unico fine di amare Dio e di dare gloria a Lui, questo fa di un uomo un santo: questo ha fatto di Anna Maria la “beata” Anna Maria. Molti furono i carismi di cui fu favorita. Per 47 anni vide davanti a sé un sole luminoso che le mostrava lo stato delle anime e gli avvenimenti del mondo. In questo modo conobbe la sorte dei defunti, come anche la durata e il motivo delle loro pene espiatrici in Purgatorio. Un giorno vide un sacerdote defunto, che si era salvato, perché in vita aveva sopportato un questuante molesto che continuamente gli chiedeva elemosine! Da questo atto di pazienza vennero per lui altre occasioni di esercitare la virtù. Vide anche un altro sacerdote, che in vita era stato stimato, per le sue prediche e il suo zelo, ma che contrariamente a quello che credeva la gente giaceva in Purgatorio, dovendo scontare molte pene. Il motivo era perché aveva cercato la propria gloria invece che quella di Dio per cui si era macchiato di vanagloria. La Beata scorse anche una sua amica in Purgatorio che in vita aveva avuto delle illuminazioni celesti, ma non era stata riservata e le aveva rivelate ad altri. la Beata ebbe anche la visione di religiosi che si trovavano in Purgatorio: uno era morto in concetto di santità, ma aveva dato troppa importanza al proprio giudizio, l’altro si era lasciato distrarre da molte cose invece di concentrarsi nel servizio sacerdotale. La Taigi venne a conoscenza anche della sorte di un conte da lei conosciuto, morto solo da due giorni, il quale nonostante la sua vita sregolata e peccaminosa era salvo, perché aveva perdonato di vero cuore un  suo nemico. Dovette però soffrire le pene del Purgatorio tanti anni quanti ne aveva passato nel godimento  mondano. Un laico stimato per le sue virtù o credute tali, venne condannato a un doloroso Purgatorio, perché aveva sempre adulato le persone influenti e i potenti ecclesiastici e laici. La Beata previde anche il giorno della morte di Leone XII, come infatti avvenne il 10 febbraio 1829. Alcuni anni dopo, vide l’anima del defunto Papa come un rubino che non era del tutto ancora purificato dalle fiamme del Purgatorio.

Don Marcello Stanzione (Ha scritto e pubblicato clicca qui)

 
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