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XIV Edizione Convegno di Angelologia
PRESENTAZIONE 365 GIORNI CON SANTA ILDEGARDA DI BINGEN Di Alfonso Maraffa PDF Stampa E-mail
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mercoledì 02 maggio 2018
365 Giorni Santa IldegardaGrazie al libro curato da don Marcello Stanzione “ 365 giorni con santa Ildegarda di Bingen” edito dall’editrice Segno di Udine vediamo come   la figura poliedrica di  Santa Ildegarda permea, come un arcobaleno, ogni possibile disciplina, dalla teologia alla medicina, alla danza, dal cibo alla filosofia e all'arte. La cultura Ildegardiana affonda le sue radici nella storia, che ci ha permesso di avere una grande quantità di manoscritti, documenti e letteratura critica a nostra disposizione.  'Colei che è audace in battaglia' è il significato del nome della donna che è passata alla storia come Hildegard von Bingen. La Sibilla del Reno è stata una mistica di grande coraggio per l'epoca in cui ha vissuto (1098-1179), una figura poliedrica e rivoluzionaria all'interno della Chiesa del tempo; si occupò di teologia, filosofia, medicina, musica e fu anche pioniera di una nuova lingua detta Lingua ignota che utilizzava come “codice dell'anima” per comunicare con le sue consorelle. ...

 
Alcune delle più importanti opere di Ildegarda sono raccolte nel volume 197 dell'opera Patrologia latina edita a Parigi nel 1855 dall'abate francese Jacques-Paul Migne, e attualmente conservate nella Biblioteca Nazionale di Parigi.
Ildegarda nasce nel 1098 a Bermersheim, fu la decima ed ultima figlia di Ildeberto e Matilde , genitori di origine nobile provenienti da una regione del Palatinato renano,  i suoi genitori decisero, nel 1106 all'età di soli otto anni, di consegnarla al monastero benedettino di Disibodenberg. Nella sua prima opera visionaria Scivias Ildegarda riferisce:


« Fino a quindici anni ebbi molte visioni. All'inizio le raccontavo ingenuamente; ma molti, quando ascoltavano i miei racconti si chiedevano da dove venissero quelle visioni e che cosa fossero. […]

Tutto ciò mi faceva una grande paura e non osavo dire niente a nessuno, e tuttavia mi accadeva di narrare o di predire in versi cose che sarebbero accadute.»

Ildegarda di Bingen, Il Libro delle opere divine, p. CXLII


Nella Cronologia di Michela Pereira al Libro delle opere divine viene evocato un
 episodio che fu decisivo al suo trasferimento a Disibodenberg: all' età di cinque anni vide, all'interno di una vacca, il vitellino che ancora doveva nascere, e ne descrisse le macchie che aveva. All'interno del monastero, Ildegarda fu affidata alle cure di Jutta, unica monaca che per molti anni è a conoscenza delle sue visioni. Nel 1148, scriveva a Bernardo da Chiaravalle, abate cistercense e teologo, raccontandogli di averlo visto in una delle sue visioni e chiedendogli consiglio sulla possibilità di divulgarle. Grazie all'appoggio di uomini di potere e dichiarando la sua perfetta dipendenza dal volere divino, avrebbe potuto diffondere i suoi messaggi, che infatti furono accolti successivamente da papa Eugenio III che in occasione di un sinodo a Treviri nel 1148, approvò e incitò Ildegarda a scrivere, e indirizzò la sua stima a quanti avevano vegliato sulla sua formazione.

Avendo avuto visioni fin da bambina, e fino all'età di quarant'anni, Ildegarda comprese che avrebbe dovuto prendersi piena responsabilità del compito profetico di divulgarle, in quanto era proprio Dio a chiederglielo; fu dunque la sua amata maestra Jutta la prima a venirne a conoscenza.

Jutta decise di mettere al corrente di tali visioni un monaco fidato di nome Volmar, che sarebbe divenuto successivamente sua guida spirituale e l'avrebbe aiutata a trascrivere i contenuti delle sue opere a livello sintattico e grammaticale. Nel 113 morì Jutta e Ildegarda, con l'approvazione delle altre consorelle ne ereditò la funzione di Magistra sponsarum Christi divenendo Madre badessa del convento di Disibodenberg.
Dopo quattro anni dalla nomina a badessa Ildegarda comincia a scrivere la prima delle tre opere mistico-visionarie, lo Scivias con l'approvazione di papa Eugenio III e l'appoggio politico di Bernardo di Chiaravalle. E' bene sottolineare quanto sia stata fondamentale l'approvazione e l'appoggio  degli uomini del tempo, senza i quali probabilmente Ildegarda non avrebbe mai ricevuto alcuna credibilità.
Negli stessi anni in cui comincia a scrivere la sua prima opera si dedica alla composizione musicale del Symphonia harmonae caelestium revelationum contenente opere liriche mai studiate, come afferma la stessa monaca in un frammento autobiografico.
Tra gli anni 1146 e 1150 avviene il trasferimento della comunità femminile da Disibodenberg al monastero di Rupertsberg, nei pressi di un piccolo porto fluviale di nome Bingen, luogo da cui la monaca prenderà il nome con cui passerà alla storia. La scelta del trasferimento avvenne in seguito ad una visione in cui Ildegarda ricevette l'ordine divino di fare spazio alla comunità di monache che si andava sempre più allargando a causa dell'arrivo di molte donne aristocratiche che chiedevano di prendere i voti; il progetto venne inizialmente osteggiato dai monaci che però, vedendo peggiorare le condizioni di salute della Madre badessa, decisero di appoggiare la sua decisione. Il Papa intervenne due volte a favore della Santa attraverso due lettere pontificie che approvavano la nuova fondazione del monastero di Rupertsberg a Bingen. Tra il 1152 e il 1163 l'attività di Ildegarda passa dall'interno del monastero all'esterno, con scambi epistolari e frequenti viaggi a cavallo verso altri monasteri della Germania del tempo e in barca tra una sponda e l’altra del fiume. Nei luoghi che va a visitare instaura nuovi rapporti epistolari che le permettono di accrescere la sua fama di guaritrice. Nel 1152 intrattiene buoni rapporti anche con l'imperatore Federico Barbarossa, di cui fu stretta consigliera e da cui ricevette protezione assoluta in seguito ad un celebre incontro a Ingelheim nel 1155. lldegarda nei suoi viaggi predicava pubblicamente  a  monaci  e  monache  e  presto  la  sua  funzione  di  consigliera  spirituale     venne riconosciuta insieme alle sue doti mediche e terapeutiche: essere badessa di un convento benedettino significava oltre che curare l'anima, essere anche lo speziale di riferimento per le popolazioni circostanti. Tra i suoi viaggi viene attestato negli Acta Inquisitionis anche un viaggio a Parigi in cui i suoi scritti furono esaminati da teologi, detti magistri che dichiararono le parole della mistica non umane ma divine .
La sua profonda conoscenza delle erbe e dei rimedi tradizionali la spinse ad intensificare la sua produzione scritta nell'ambito delle scienze naturalistiche. Tra il 1152 e il 1163 comincia la stesura del Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum diviso successivamente in Liber Simplicis Medicinae (Libro delle medicine semplici o Physica) e Liber Compositae Medicinae (Libro delle medicine composte o Causae et Curae). La divisione sarebbe avvenuta dopo la sua morte e sarebbe attestata nella Vita sanctae Hildegardis  anche se alcuni studiosi ancora non attribuiscono a lei la composizione delle due opere.
Queste furono gli unici due testi censurati dai monaci di Rupertsberg e per tale ragione non arrivarono mai a Roma per le pratiche di canonizzazione, che si espletarono solo nel maggio 2012 con Papa Benedetto XVI quando proclamò Ildegarda Santa della Chiesa cattolica.

Sempre in questo decennio (1152-1163) venne composto L'Ordo Virtutum, opera musicata considerata la prima rappresentazione sacra del Medioevo in cui viene messa in scena la vittoria dell'anima sul diavolo, con l'aiuto delle virtù. Il tema della scissione tra anima e corpo come conseguenza del peccato originale è il tema di fondo delle opere scientifiche così come di quelle profetiche.
La seconda opera della trilogia mistico-profetica è il Liber Vitae meritorum (tradotto in “ Libro dei meriti di vita”) cominciato nel 1158 e terminato nel 1163. Ildegarda affronta in maniera dettagliata i trentacinque vizi che affliggono l'essere umano e lo incatenano alla vita terrena e le virtù che permettono di vincerli. A differenza però delle altre due opere profetiche non esistono manoscritti miniati che illustrino le visioni del Libro dei meriti di vita. In quest'opera Ildegarda ha uno sguardo più umano e meno mistico, riuscendo a comprendere perfettamente le dinamiche psichiche dell'essere umano e le sue caratteristiche più peculiari.
L'ultima opera della trilogia è il Liber divinorum operum (tradotto in “ Libro delle opere divine”) scritto tra il 1163 e il 1174, un insieme di dieci visioni-speculazioni rappresentate in dieci tavolette miniate all'interno del Lucca Codex, un manoscritto risalente alla prima metà del XIII secolo, e conservato attualmente nella Biblioteca statale di Lucca.
Al 1165 risale la fondazione di un altro monastero da lei stessa fondato, quello di Eibingen sull'altra sponda del fiume Nahe. In seguito ad un incendio causato dai militari di Federico Barbarossa il monastero agostiniano rimase vuoto e pertanto la monaca decise di occuparlo.
Si racconta ne La Vita Santa Hildegardis che tra le due sponde avvenivano miracoli come quello del bambino cieco che riacquistò la vista in seguito all'intervento della monaca che lo guarì con l'imposizione delle mani. Questo e numerosi altri miracoli furono raccolti nel terzo libro della Vita Santa Hildegardis insieme a pratiche di esorcismo, quali per esempio quello della signora Sigewize. Tra il 1173 e il 1174 Ildegarda termina il Liber Divinorum Operum iniziato dieci anni prima, e alla morte del suo fedele segretario Volmar, prende l'incarico il monaco Goffredo che inizia a scrivere la biografia della sua vita insieme a Ghilberto di Gembloux, monaco dell'abbazia di Villers che diventerà suo segretario nel 1176.

Nel 1178 avvenne un episodio che creò difficoltà nel rapporto istituzionale con il vescovo di Magonza. La Madre badessa fece seppellire un giovane nobile accusato di delitto nel monastero di Rupertsberg contravvenendo alle leggi dell'epoca che vietavano ad un uomo scomunicato la possibilità di essere seppellito in un luogo sacro; soltanto grazie all'intervento dell'arcivescovo di Colonia la situazione si ristabilì presso Rupertsberg.

Come aveva previsto e comunicato alle sue consorelle, Ildegarda si spense nel monastero da lei fondato a Eibingen il 17 settembre del 1179, all'età di ottantadue anni; desiderosa di morire e di ricongiungersi a Cristo, nel giorno della sua morte apparvero nella stanza due archi di luce di diverso colore che s'intersecavano e direzionavano verso i quattro punti cardinali. In appendice al libro curato da don Stanzione sono riportate diverse preghiere scritta da santa Ildegarda che possono essere lette insieme al pensiero quotidiano preso dagli scritti dell’abadessa benedettina.
 
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