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IL DOVERE NELLA PROTEZIONE MICHAELICA Di GIAN CARLO POZZO PDF Stampa E-mail
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Scritto da Amministratore   
sabato 04 marzo 2023

IL DOVERE NELLA PROTEZIONE MICHAELICAVi sono almeno quattro forti ragioni a sostegno della validità del riconoscimento di un celeste patrono nel funzionamento di una complessa Istituzione di portata sociale quale, appunto, è la Polizia di Stato. La prima ragione sta nel fatto che risulti essere più forte e più motivati, per lo slancio psicologico-confermativo che ne deriva, chi, agendo in situazioni  dedicate e non di rado difficili, sa e pensa di essere autorevolmente sorretto nell’impresa che ha il dovere di compiere. La seconda ragione sta nel fatto che la gente, sostanziale destinataria dell’azione espletata, sia portata a riconoscere validità  è correttezza nel comportamento di chi, compiendo il proprio dovere, si affida rafforzativamente ad un celeste patrocinio. ...

 
La terza ragione sta nel fatto che tutti non abbiano se non da guadagnare sperando nell’aiuto divino che è gratuito e mai negativamente vincolante. La quarta ragione sta nel fatto che credere nel divino soccorso per il buon andamento di pubbliche funzioni produca nella coscienza popolare sentimenti di riconosciuta legittimazione e di convinta affidabilità. E’ nell’interesse di una doverosa coerenza mentale e di un adeguato rispetto del valore sociale della Polizia di stato il compimento di una riflessione corale per pensieri e per immagini. Nella ricorrenza liturgica di san Michele Arcangelo, patrono della Polizia di Stato, prende corpo questo volume che, appunto, onorando il Protettore, ritorna anche ad onore dei protetti che sono tanti, dimensionati per qualità e competenza nel complesso cammino dei bisogni sociali e sotto l’ispirazione di una continua testimonianza di generoso servizio, tanto vero da non poter mai scaldare nella retorica, e tanto onorato da essere spesso lastricato di sangue e di martirio. La Polizia di Stato, nello svolgimento dei propri compiti, adotta un opportuno criterio compartecipativo sia nel senso di non agire con forti accenti solistici sia nel senso di non volersi arroccare in caselle esibizionistiche e competitive. La soddisfazione vera risiede nella constatazione del dovere ben assolto. Questa maniera di operare rende la nostra Polizia temuta dai violenti e dai violatori della legge, ma grandemente apprezzano dal popolo onesto e saggio. Ed è comunque un fatto che nessuno guardi alla Polizia di Stato con Sfiducia e con paura. Il bene pubblico non può essere negativamente o dubitativamente valutato; nel suo valore complesso si ritrovano tutti e tutto. Vi sono, i ricchi e i poveri, i singoli e le famiglie. E vi sono le certezze del ben vivere quotidiano e le garanzie di tempi migliori che la comune speranza nutre e colloca in un futuro piuttosto ravvicinato. Il bene pubblico è, quindi, la condizione di legittimazione e di esistenza dei beni privati e personali nella duplice forma di risorse e di servizi. Tutto questo significa che laddove il bene pubblico e ben sostenuto e protetto il benessere individuale dei cittadini si conferma e si sviluppa. Capovolgendo l’espressione, risulta che ogni bene personale- in una società positiva giustamente regolata e puntualmente controllata venga garantito sia come sussistenza e sia come sviluppo. Nella statolatria i mezzi diventano fine e tutto si riduce ad autoreferenzialità scadendo nella sofferenza ogni tentativo di miglioramento e di espansione. Ma fino a quando il vero protagonista e destinatario nella  società organizzata resta il cittadino, rispettoso sempre dei suoi doveri e tutelato nei suoi diritti, la percezione costante dell’esistere sereno e costruttivo, in pienezza della propria dimensione e nell’interrelazione dell’insieme, è realtà viva e certa e fornisce ottimismo e fiducia nel vissuto sempre più accettato e promettente. Non si tratta soltanto di doveri freddamente anche se puntualmente adempiuti; vi è pure un misurato compiacimento personale e collettivo che fornisce piacevolezza ed entusiasmo all’atteggiamento prescritto osservato. La sofferenza non si accompagna al comportamento rispettoso delle regole e la gioia non è giusta compagna della violazione di un corretto agire. Non è il bene ad addolorare e rattristare e non è il male ad allietare e a soddisfare!. Può esservi una strana soddisfazione nel calpestare un’aiuola fiorita che celebra armonia di colori, può insorgere un intimo piacere nel maltrattare animali colpevoli di esistere, si può trarre soddisfazione dal martirio dei poveri, dei bambini indifesi, delle donne violate, del ferimento dell’altrui gioia innocente, si possono con infernale compiacimento spezzare persone e popoli immaginandosi e facendosi aberrati padroni di un itinerario di vita che invece a tutti compete e a tutti in pari misura appartiene. Dovrà pure esserci, però, un vendicatore sicuro, non un violatore pago di violenze  disseminate e inflitte, ma un pulitore vero e totale. Un garante del recupero e del  ripagamento  dell’equilibrio capovolto e turbato. Se le tempeste della macellazione morale non hanno disintegrato le buone sensibilità che la coscienza trattiene e sviluppa, se la solitudine non ha insecchito le proposte di vita, se l’orizzonte non è restato cupo a cominciare dal mattino, un Qualcuno più potente del male, dominatore Egli stesso del disordine, dello scompaginamento  e del rischio  di non ritorno, pur esserci a conferma del fatto che il creato , non è stato un infortunio cosmico, né una programmazione del progetto creativo. Chi può fare tanto non può farlo tanto male! ci saranno dei guastatori per i quali distruggere e addolorare è attitudine perversa e unica. Finirà l’ora lunga del disordine, della violenza e della tenebra disperata, ma prima che tanto  accada nel risolutivo mistero apocalittico si può e si deve agire evitando ai valori quotidiani dell’esistenza il triste destino delle prede indifese. Non esistono, infatti, solo le forze del disordine; esistono anche e son ben più forti le forze dell’ordine, laddove ordine non significa comando, ma sistema, fonte e forma di vita compatibile, condivisibile e gratificante. La Polizia di Stato conosce le discontinuità etico-sociali che vanno prevenute o comunque tenute a bada; a questo compito arduo e delicato vengono quotidianamente offerti servizio, competenza, dedizione. Spesso si notano i disagi e si registrano le turbolenze. Il buono che viene garantito rientra nel registro  dell’ordinaria amministrazione, le negatività, invece, tengono banco fino ad apparire maggioritarie e prevalenti. Ma ognuno conosce la difficoltà di tenere a bada le tentazioni della sopraffazione, della sottrazione, della violenza, della devianza. La società umana desidera l’ordine vitale, la pace viva, il rispetto della vita e dei beni; ma nella stessa società covano i progetti di violazione e di violenza. Ci si rende conto che non bastano le strategie di difesa costituite dalle Istituzione  per favorire sicurezza e libertà; senza una forte coscienza civica che affermi ad ogni stadio dell’organizzazione sociale la prevalenza del bene e del connesso buon comportamento di ogni cittadino avrà problemi irrisolti e disagi smisurati. L’azione compiuta dalle Forze dell’ordine – azione che rimane sempre un atto esterno – ha bisogno di bilanciarsi con la condivisione morale d’ogni cittadino per diventare effettiva soluzione civile e democratica. Il campo di lavoro della Polizia di Stato è, quindi, delicato e difficile, e su questi termini di delicatezza e di difficoltà si colloca il ricorso al celeste patrocinio. San Michele è la forza aggiunta per la qualità e per potenza. E’ il custode del bene; custode forte, custode efficace, custode generoso. In tali qualificazioni vi è una vicinanza con le Forze dell’Ordine e, quindi, una affinità fra protettore e protetto. L’Oblatività è scelta e carattere del poliziotto, di qualsiasi grado egli sia; l’aspetto donativo è portante nel suo quotidiano lavoro. Egli ha l’obbligo di servire la legalità testimoniandone la non corruttibilità e la necessità. La sua è pertanto testimonianza valida perché veritiera e incommerciabile. Le voci che si snodano in questo volume sono univoca conferma della dimensione morale di chi opera in Polizia. E la spettacolare rassegna delle figurazioni micaeliche, costruite dalle magiche mani dei ceramisti di Grottaglie, solennizza negli atteggiamenti e nei cromatismi l’irresistibile fascino dell’Arcangelo. Nel gesto costruttivo dei ceramisti grottagliesi si constata un agire ispirato, un avvicinarsi operoso, piuttosto adorante e mai competitivo, all’azione creatrice di Dio. Certo, Dio rimane Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso, Dio unico, vivo e vero che tutto ha creato col fiat. All’uomo ha dedicato la manovra aggiunta delle sue mani, la vita dal suo alito, il progetto della sua somiglianza e della sua immagine. Alla Polizia di Stato l’eterna Provvidenza, nell’onda dei suoi doni misteriosi, ha dato quale celeste patrono l’Arcangelo Michele. Al Santo nostro Patrono, al glorioso San Michele Arcangelo, adoratore privilegiato, carismatico e vittorioso messaggero dell’Altissimo, chiediamo di favorire il buon esito del processo di canonizzazione di Giovanni Palatucci, ultimo Questore di Fiume, profeta del dialogo solidale fra cattolici ed ebrei, martire a Dachau in odium fidei.       
 
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