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Santa Francesca Romana e gli Angeli PDF Stampa E-mail

Santa Francesca Romana e gli AngeliSposa e madre di tre bambini deceduti giovanissimi, fondatrice della Congregazione delle Oblate benedettina. Nata nel 1384 a Roma.Morta nel 1440 a Roma.L'Angelo di Santa Francesca Romana: Santa Francesca Romana ebbe tre figli, due maschi ed una femmina, che ella elevò nel timore di Dio e nella pratica della pietà. Il minore condusse la vita di un Angelo e morì a nove anni. Poco tempo dopo la sua morte, egli apparve a sua madre tutto splendente di bellezza. Le parlò della felicità che gustava in paradiso, e mostrandole un bel giovane che stava ai suoi fianchi: "Ecco, gli disse, un Arcangelo inviato da Dio per assistervi ed accompagnarvi giorno e notte". Da quel momento, Francesca ebbe la consolazione di vedere costantemente l'Arcangelo vicino a lei, in maniera sensibile. Egli la avvisava delle sue mancanze, e talvolta la castigava anche. Un giorno, in presenza della Santa, alcune ...

... persone tenevano una conversazione frivola. Francesca ebbe la buona idea di interromperli; ma, trattenuta dalla paura, esitava ... il suo Angelo le applicò sulla gota uno schiaffo. Egli aveva anche per missione di proteggerla contro le vessazioni di Satana, che, geloso della sua santità e furioso del bene che produceva intorno a lei, la gettava per terra, la trascinava per i capelli, e la colpiva crudelmente. Canonico Millot, Tesoro di Storie della dottrina cristiana, T. !. Parigi, Lethielleux, 1909.

La sua caratteristica ò la presenza continua di un Angelo ai suoi fianchi. Essa è rappresentata così nella sua grande statua monumentale che figura a san Pietro di Roma. Nell'orazione della sua festa, la Chiesa ringrazia Dio di quello che, in mezzo agli altri doni della sua grazia, l'ha gratificata di un commercio familiare con un Angelo e chiede, per i suoi meriti e la sua intercessione, che i suoi figli entrino un giorno nella società degli Angeli. E' impossibile trovare una più formale dichiarazione che la Chiesa abbia creduto e crede nell'intervento visibile di un Angelo nella vita di Santa Francesca Romana. E, eppure, questo Angelo è rimasto invisibile a tutti gli altri occhi fuorché ai suoi. Ma Santa Francesca ha dichiarato in una maniera così affermativa al suo confessore che un Angelo era incessantemente ai suoi lati, ha dettagliato in una maniera così precisa i servizi che egli le rendeva che la Chiesa, giudicando la Santa sana di spirito e grandemente illuminata da Dio, si è arresa alla sua testimonianza ed ha rifiutato di credere ad una allucinazione di cui ella sarebbe stata ossessionata. Una allucinazione non illumina, non consola, non fortifica; ora, l'Angelo familiare comunicava a Santa Francesca penetranti luci, la inondava di consolazioni divine, le infondeva soprannaturali energie. R. P. Dom Bernardo Maria Maréchaux, Realtà delle apparizioni angeliche, 1995, (c) Edizioni Benedettine, Rue E. Guinnepain - 36170 St-Benoît-du-Sault - Francia.

Francesca ha raccontato quello che ella vedeva: l'Angelo lasciato da Evangelista (Questi era il figlio minore di Santa Francesca Romana, bambino morto nel corso dell'epidemia di peste che si era abbattuta su Roma nel 1411) aveva grosso modo la sua misura; egli era rivestito con una piccola alba d'un biancore eclatante e, al di sopra, di una tunica o dalmatica, come i ministri dell'altare. Questa tunichetta era tanto di un biancore di neve, quanto blu come l'azzurro del cielo, oppure rossa e color fiamma.

L'Arcangelo stava normalmente in piedi, con gli occhi alzati verso il cielo, le mani incrociate sul petto nell'attitudine d'una contemplazione e di un'adorazione continua. Egli era circondato da una luce che, per la Santa, non smetteva di essere visibile. Quando lei non lo vedeva, ella vedeva quello splendore; quella del volto della sua guida era così grande che i suoi occhi ne erano abbagliati. Ciò nonostante questo splendore si temperava, ed ella poteva fissarlo quando i demoni la tormentavano, o quando parlava di lui al suo confessore. Egli appariva allora in una luce molto dolce, non avente più splendore che negli occhi; si sarebbe detto un bambino di nove anni, benché la sua statura fosse più elevata. Quando camminava attraverso un sentiero fangoso, i suoi piedi non vi affondavano affatto e rimanevano sempre puri. Ma quello che gli dava tutta la sua bellezza, era una magnifica capellatura dorata i cui boccoli scendevano sul suo collo; essa brillava talmente che al suo chiarore Francesca poteva leggere il suo ufficio od ogni altro libro e scrittura come se lo avesse fatto in pieno giorno. I demoni venivano ad attaccarla, l'Arcangelo scuoteva la sua capellatura e le brillanti scintille che ne fuoriuscivano mettevano in fuga questi angeli delle tenebre, che non possono più sopportare la luce poiché le loro opere sono cattive. Se vi era bisogno di un aiuto più potente, l'Arcangelo si poneva tra la Santa ed i suoi nemici e respingeva i colpi che essi volevano portargli. La lotta era segreta, si passava nell'anima, l'Arcangelo non aveva che da volgere gli occhi verso Francesca per consolarla e riempirla di gioia.

La sua azione si distingueva dall'azione normale dell'Angelo Custode in quello che essa aiutava la Santa nella guida delle anime. Essa le vedeva alla sua luce e penetrava i segreti più nascosti dei cuori. Ne risultava qualcosa di sovrumano nella sua saggezza, nel suo discernimento degli spiriti che la favoriva meravigliosamente per la direzione della sua Opera. Questa luce che veniva da Dio, splendente ancor più sulla sua anima, facendole percepire le minime macchie e quando la sua coscienza non le rimproverava nulla, la sua bassezza, la sua miseria, messa a paragone con quelli splendore del principe celeste, la riempivano di umiltà e di confusione. Ella sentiva il suo nulla in presenza di Dio, la cui gloria ha così bei riflessi; ella non trovava più  che tenebre, fango e sozzura in se stessa. Il suo confessore - che fu anche il suo primo biografo - la interrogava sovente su quel celeste compagno, Dio lo permise per farci conoscere quello che ebbe nascosto l'umiltà di Francesca. Ella le confessò tra le altre cose, che se l'Angelo aveva qualche comunicazione da farli, ella vedeva le sue labbra muoversi e sentiva una voce dolcissima. Allora la sua anima era inondata di gioia e di pace: dimenticava ben presto tutti i tormenti che le causavano i demoni. Rabory Dom J. O.s.b., Vita di Santa Francesca Romana, Parigi, Libreria Cattolica internazionale dell'opera di San Paolo.

Don Marcello Stanzione (Ri-Fondatore della M.S.M.A.)

 
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