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L'esaltazione dell'omosessualità e la Dottrina Cattolica PDF Stampa E-mail

L'esaltazione dell'omosessualità e la Dottrina CattolicaRecentemente i mass media hanno messo in evidenza che al Gay Pride di San Paolo del Brasile oltre tre milioni di manifestanti avrebbero sfilato gridando slogan contro l’omofobia. Il presidente americano Obama in questi giorni ha deciso di estendere ai pater dei dipendenti federali omosessuali gli stessi benefici di cui godono gli altri statali, parificando, anche dal punto di vista del trattamento medico e assicurativo, le coppie omosessuali a quelle eterosessuali. Qualche tempo fa una grande indignazione è esplosa  tra i cattolici austriaci perché è stato esposto all’interno del museo della cattedrale di Vienna, nell’ambito di una mostra retrospettiva dedicata all’artista Alfred Hrdlicka, un quadro intitolato “Ultima cena Di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini”. Nella tela invece di un pasto consumato tra amici nel cenacolo, si assiste  ad un’orgia omosessuale, con scene di sesso pornografico e stomachevole. Il cardinale Christoph Schoenborn, che era all’oscuro ... 

... del contenuto di tale dipinto, a scandalo scoppiato ha ovviamente ordinato la sua rimozione. A dire il vero parlando dell’omosessualità, la posta in gioco è molto più grande di quanto non lo immaginano le povere creature di carne e di sangue come noi siamo, spesso ignoranti e presuntuose in abbondanza. I nostri veri nemici non sono gli uomini, dice San Paolo, ma quegli spiriti maligni, tanto inetti quanto disperati, informi, che non appartengono né alla terra , né al cielo da cui l’Arcangelo Michele li ha cacciati (cfr. Ap.12, 9). Nella biografia di una ex satanista, ritornata poi alla fede cattolica, è scritto testualmente: “ E ricordo soprattutto l’esaltazione dell’omosessualità e della violenza, che poi ho compreso che per la setta rappresentavano il modo migliore per glorificare satana e offendere Dio.” (Michela, Fuggita da Satana, edizioni Piemme, Casale Monferrato (Al), 2007, p.12). Essi non chiedono che di nuocerci in quello spazio che resta loro, il “tra i due”, il “né sì, né no”, che appartiene al Maligno come Gesù ci ha avvisati (cfr. Mt.5, 37). E’ per questo che Paolo li chiama Le forze dell’aria, Le forze del tra i due (Ef.2, 2), le forze dell’ambiguità, dell’equivoco, della confusione. Sono tali forze che, con la stupida complicità dell’uomo, pervertono il linguaggio. Come pure che visto che l’essere creato comincia con la Parola, il Verbo, come dice San Giovanni, l’illusione e la menzogna che ne sono l’esatta negazione, cominciano con la perversione del linguaggio che è opera diabolica.

Degli esempi di questa crudele perversione del linguaggio? Oggi  gli omosessuali si fanno chiamare gay, termine inglese che vorrebbe  ispirare simpatia e benevolenza e sta ad indicare una categoria di persone briose, divertenti spensierate, quando invece il termine adatto è quello di invertiti o di sodomiti. Tutti coloro che non accettano che l’omosessualità sia messa sullo stesso livello dell’eterosessualità sono accusati di essere omofobi e come tali devono essere esposti al pubblico ludibrio dei mass media come persone cretine, malvage, antiquate e possibilmente sbattute in galera.

A tale riguardo è esemplare la vicenda del vescovo incriminato per il reato di omofobia. Mons. Andrè Mutien-Lèonard, vescovo di Namur, Belgio, è stato ufficialmente incriminato per il reato di “omofobia” ai sensi della Legge Anti-discriminazione del 2003, per aver espresso punti di vista contrari alla pratica della omosessualità. Adesso rischia fino a 12 mesi di carcere. In una intervista al settimanale Tèlè Moustique, dopo aver ribadito che “ per definizione, il matrimonio è un’unione stabile fra uomo e donna”, il vescovo aveva affermato che la sua posizione in tema di omosessualità coincide con la teoria di Freud, secondo il quale questo comportamento è frutto di uno sviluppo psicologico bloccato: “ L’omosessualità corrisponde ad uno stato imperfettamente sviluppato della sessualità umana, che contraddice la sua logica intrinseca”. Accusato di essere “retrogrado”, il vescovo belga ha invece denunciato la cultura omosessualista di tornare indietro nei secoli: “La promozione dell’omosessualità attraverso delle manifestazioni come i gay pride ci fanno ritornare all’antichità greco-romana. La glorificazione dell’omosessualità  implica un salto indietro di 2000 anni”. Parlare male della potentissima lobby omosessualista oggi in Europa è molto pericoloso per cui il vescovo è stato processato penalmente ai sensi di una legge del 2003. Secondo la legislazione belga, la discriminazione si può riferire anche alla “preferenza sessuale”. Le dichiarazioni del vescovo sono state addirittura stigmatizzate in sede di Parlamento Europeo. Una mozione presentata dal gruppo socialista, chiedendo “la fine di ogni discriminazione nei confronti degli omosessuali”, criticava come “ inaccettabili le continue dichiarazioni di leader religiosi, come quelle del vescovo di Namur”. 

La suprema impostura, la più nascosta e la più perniciosa, è quella che poggia sulle forze così nobili dell’istinto sessuale. La sessualità è uno dei linguaggi più fondamentali della vita e dell’amore umano. Dio vi ha d’altronde collegato la procreazione, realtà che evoca una collaborazione diretta con l’atto creatore, ancor più fondamentalmente del lavoro o della creazione artistica.

Questa impostura, denunciata così vigorosamente dalla Bibbia e soprattutto San Paolo, è l’omosessualità. Il suo veleno non è solamente morale, psicologico, sociale o medico, come l’uomo “naturale” potrebbe apprezzarlo (senza troppo comprendere, d’altronde, perché è vietato e perché degli individui consenzienti che avrebbero fatto questa scelta non potrebbero darvisi, dopo tutto, tranquillamente …), il suo vero veleno è spirituale. Solo rarissimi autori sembrano averlo compreso.

Infatti la condizione sessuale non è solamente la base dei veri rapporti umani, ma l’introduzione all’intelligenza dell’incontro tra Dio e l’uomo. L’umanità è, di fronte a Dio, nella condizione della donna di fronte all’uomo (è per questo che San Paolo dice che la donna è la gloria dell’uomo (1 Cor. 11,7). Se l’uomo scopre la verità su Dio, in opposizione all’idolatra, egli ritroverà il segreto del servizio, del rispetto profondo della donna, del vero amore che dona la sua vita a colui che ama. Tutto diventa possibile. Altrimenti, i rapporti diventano tristi rapporti di forze o dei rapporti pervertiti, nello stile dell’omosessualità in cui si afferma una falsa virilità, una falsa libertà, “aspirazione verso un angelismo asessuato … “. I frutti, tristi anch’essi, sono presto là: avvilimento, disgusto …

In un ammirabile quadro, l’Incoronazione di Maria, alla metà del XV secolo, Enguerrand Charton raffigura il Padre ed il Figlio come due giovani, barbuti, di una estrema dignità, quasi non distinguibili, tanto essi si rassomigliano, che incoronano la Vergine Maria in uno splendore da far impallidire le più belle immaginazioni poetiche. L’omosessualità rende incomprensibile questo amore perfetto, tutto tenerezza, dolcezza, forza, rispetto, padronanza di sé che deve essere quello della vera amicizia. Non la minima traccia di passione, di necessità, qui. Tutto è marcato dalla più semplice delle libertà. L’omosessualità, al contrario, vi mischia un allenamento segretamente frenetico, ponendo le cose al meglio, una segreta ricerca, un certo narcisismo od i tranelli vischiosi ed innominabili del sadomasochismo. Non fosse che allo stato di traccia, è la fessura attraverso la quale penetrano i miasmi di satana per pervertire tutto, radicalmente, per gettare la suspicione sulla tenerezza vera e scatenare un mondo di violenza e di follia, illustrato dai bassifondi di New York, Los Angeles o di San Francisco, agli antipodi dalle pretese dei suoi partigiani.

Si dirà che si vorrà e ci si difenderà, ben certo, davanti ad un giudizio tanto crudo ed anche poco tollerante, in apparenza. La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità è molto chiara: “Appoggiandosi sulla Sacra scrittura, che ci presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la teologia ed il magistero cattolico hanno sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono sempre intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”. La semplice inclinazione omosessuale, anche se intrinsecamente disordinata, non costituisce di per se un peccato. Può provenire da cause varie, anche senza colpa della persona. Lo stesso Catechismo cattolico mette in evidenza che “la sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile”. Una persona che prova questa inclinazione ma che resiste, e riesce quindi a controllarsi, merita rispetto e comprensione. Tutt’altra è la situazione di uno che cede e pratica atti di omosessualità. In questo caso si tratta di una condotta morale gravemente riprovevole. Per la dottrina cattolica, ed in queste mie osservazioni mi sono ampiamente servito di uno scritto sull’omosessualità di mons. Raffaello Martinelli (50 argomenti di attualità, Libreria Editrice Vaticana, 2008, pp.588-597) l’orientamento (tendenza/inclinazione) omosessuale, pur essendo oggettivamente un disordine morale, non va considerato peccaminoso in se stesso: lo è solo nel senso che può condurre ad un atto sessuale immorale. Per la fede e la morale cristiana l’atto omosessuale è invece peccato gravemente contrario alla castità.

Esso infatti esclude il dono della vita. Non è il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun modo può essere approvato. Il Cattolicesimo dice si al rispetto della persona omosessuale, alla quale, proprio in quanto persona, si deve dignità, accoglienza e aiuto. Non si può infatti mai dimenticare che la persona umana, in quanto creata a immagine e somiglianza di Dio, precede e trascende la propria sessualità, il proprio orientamento sessuale. La Chiesa distingue tra peccatore e peccato, tra orientamento ed atto omosessuale. La Chiesa invita al rispetto degli specifici diritti delle singole persone, diritti che anche gli omosessuali hanno in quanto persone e in quanto cittadini né più né in meno delle altre persone umane e non in quanto omosessuali. La Chiesa invita gli omosessuali alla santità attraverso la preghiera e la vita sacramentale affinché possano vivere nella castità. Tutto questo è possibile, ed io stesso conosco diverse persone con problematiche omosessuali che attraverso una profonda vita  cristiana oltre a non dare mai scandalo hanno raggiunto alti livelli spirituali.

La Chiesa dice da sempre un no deciso all’approvazione del comportamento omosessuale, alla legalizzazione o all’equiparazione della relazione omosessuale al matrimonio ed ovviamente dice di no ad ogni marchio di ingiusta discriminazione, ad ogni eventuale forma di rifiuto, di emarginazione o di disprezzo nei confronti della persona omosessuale. L’amore tra l’uomo e la donna ha il potere di generare vari e complementari amori:quello coniugale, quello parentale, quello paterno-materno e quello filiale. La relazione omosessuale non ha questa ampiezza di vita. Si esaurisce nella relazione tra due persone. Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Nella bibbia le relazioni omosessuali sono sempre condannate come gravi depravazioni morali (cfr. Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1 Tm 1,10). Per la Chiesa Cattolica assolutamente le relazioni omosessuali non devono mai essere legalizzate per motivi naturali, biologico-antropologici, sociali e giuridici. Le relazioni omosessuali sono in contrasto con il motivo naturale in quanto la legge civile non può entrare in contraddizione con la retta ragione senza perdere la forza di obbligare la coscienza. Ogni legge, fatta dagli uomini, ha ragione di legge solo in quanto è conforme alla legge morale naturale, riconosciuta dalla retta ragione. Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono all’unione tra persone dello stesso sesso garanzie giuridiche analoghe a quelle dell’istituzione matrimoniale. Nelle unioni omosessuali sono del tutto assenti quegli elementi antropologici e biologici propri del matrimonio e della famiglia. Nella unione omosessuale manca la differenziazione genitale-sessuale, che è il dato oggettivo di realtà con cui veniamo al mondo: maschio e femmina.

Questo dato originario è scritto nel corpo, nel cervello, nel cuore; ancora in dette relazioni tra omosessuali è del tutto assente la dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata delle relazioni sessuali, inoltre non vengono attuate la procreazione della specie umana. Inoltre l’assenza della bipolarità sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale dei bambini inseriti all’interno di queste unioni omosessuali. Ad essi manca l’esperienza della maternità o della paternità. Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo dell’adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini, nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano. A livello sociale, se giammai, le unioni omosessuali venissero legalizzate ciò purtroppo significherebbe approvare un comportamento deviante, farlo diventare un modello nella società, approvare l’indeterminatezza sessuale, tutto ciò  offuscherebbe valori fondamentali, quali il matrimonio e la famiglia. Infatti il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale con grave detrimento del bene comune: perderebbe l’essenziale riferimento ai fattori collegati alla eterosessualità, come ad esempio il compito procreativo ed educativo. Alla base della storia dell’umanità, non ci sono due individui dello stesso sesso ma una coppia formata da un uomo e una donna cioè una comunione di due persone che si integrano vicendevolmente e, aperti alla vita nascente generano la comunità.

A livello giuridico poiché le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l’ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, il diritto civile conferisce loro un riconoscimento istituzionale. Le unioni omosessuali invece non esigono una specifica attenzione da parte dell’ordinamento giuridico, perché non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune. La Chiesa cattolica chiede quindi allo Stato di affermare chiaramente il carattere immorale dell’unione omosessuale, di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica; ricordare che la tolleranza al male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male e quindi non procedere alla legalizzazione delle unioni omosessuali o alla loro equiparazione legale al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo. Occorre seriamente riflettere sulla differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato e lo stesso comportamento quale relazione sociale legalmente prevista e approvata, fino a diventare una delle istituzioni dell’ordinamento giuridico. Il secondo fenomeno non solo è più grave, ma acquista una portata assai più vasta e profonda e finirebbe per comportare modificazioni dell’intera organizzazione sociale che risulterebbero contrarie al bene comune, pertanto la legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe destinata perciò a causare l’oscuramento della percezione di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione dell’istituzione matrimoniale.

Don Marcello Stanzione (Ri-Fondatore della M.S.M.A.)

 
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