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Sconvolgente: “Io, prete gay e sposato ecco i segreti del Vaticano” PDF Stampa E-mail
Sconvolgente: “Io, prete gay e sposato ecco i segreti del Vaticano”
 
TERLIZZI - Incredibile! È proprio quando father Tony Adams pronuncia: «Sì, ho fatto sesso in Vaticano» che il cielo comincia a buttar giù una pioggia biblica. Come quando nell’iconografia popolare tu pronunci una bestemmia e Dio ti squarcia il cielo con un fulmine ammonitore. Comincia così, nella splendida cucina di pietra di Villa Cappelli, a Terlizzi, sulla millenaria via Traianea, il nostro incontro con Tony Adams, 71 anni, nato in Connecticut. Sacerdote. Dichiaratamente omosessuale. E da quattro anni sposato con il suo compagno di una vita. Sposato, sì. Gay, sì. Nonché sacerdote.

Tony, ma è sicuro che il Vaticano non l’abbia ancora cacciata?
«Sì, sicurissimo» ...

... E non l’ha nemmeno sospesa?
«No, non mi ha sospeso. Sono un prete, io. E celebro regolarmente matrimoni. Matrimoni gay».

Ma dove?
«Negli Stati americani dove le nozze tra persone dello stesso sesso sono legali. La settimana scorsa ho celebrato il matrimonio di due italiani. A New York»

Due italiani?
«Già. Uno dei due è il presidente di Endemol. Conoscete?»

Tony Adams è un uomo dolce. Sorridente. Un rosario di ricordi da sgranare dinanzi a una tazza di caffè, mentre fuori il Cielo manda giù una pioggia torrenziale e straordinaria (in fondo siamo a giugno). Lo incontriamo nel casale di Paul Cappelli, manager italo-americano che dopo cinquant’anni di successi trascorsi nella Grande Mela, e dopo un outing con moglie e figlie con cui dichiarò la sua omosessualità, è tornato da un anno e mezzo nella sua natia Terlizzi e ha dato vita ad una tenuta considerata uno dei più grandi ritrovi gay internazionali. Siamo in cucina, tra credenze di legno e cassette di rape rosse appena colte, un luogo sospeso, dove tutto - i mobili, gli oggetti, i tempi, gli odori - rimandano a un Sud bellissimo e un po' perduto mentre Tony dal suo Mac portatile tira fuori una galleria di foto sorprendenti. Anni Settanta. Lui, giovanissimo, sul grandioso altare di San Pietro, cerimoniere del papa.
Laurea in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, subito dopo addetto all’Ufficio Cerimonie Pontificie, sotto il Pontificato di papa Paolo VI. Un’esperienza, unica. «Ho imparato che gli uomini del Vaticano amano più il potere che la loro vita personale - dice padre Adams - Quando ero al Vaticano, ho avuto una relazione con un alto prelato polacco, ma oltre alla mia storia omosessuale, ce n’erano tante altre».

Padre, sicuro che non è nemmeno mai stato scomunicato dalla Chiesa?
«Certo Non sono più attivista nella mia Diocesi, ma per mia scelta».

Quindi lei è ancora un sacerdote per la Chiesa di Roma?
«Già».

Insistiamo. La sua storia squarcia veli millenari. Ha 71 anni ma ne dimostra molti meno, sarà l’amore per suo marito a mantenerlo così giovane. «Scrivete quello che dico, perché una volta per tutte cali quel velo di ipocrisia che avvolge la Chiesa. Tutti all’interno del Vaticano sapevano delle storie che nascevano tra giovani preti e alti prelati, ma tutti facevano finta di niente, ignoravano, come uniti da un tacito accordo».

Anche lei ha avuto una storia con un uomo importante della Chiesa?
«Sì, non lo nascondo, l’ho fatto sperando di fare carriera. Lui diventò arcivescovo di una cittadina polacca (e poi finito nel 2002 in uno scandalo di molestie sessuali ai danni di giovani seminaristi rivelato dal quotidiano «Rzeczpospolita», ndr). Karol Wojtyla era appena diventato Papa. Pensavo che una storia con un suo conterraneo mi facesse fare carriera all’interno del Vaticano. Io ero un giovane prete, cedetti alle sue avances, solo dopo scoprii che Wojtyla lo detestava».

Cosa fece allora?
 «Fu una bella delusione. Decisi di lasciare il Vaticano e me ne tornai in Connecticut. Volevo trovare un compagno vero volevo pensare alla mia vita, capii che la mia vita affettiva era più importante di qualsiasi potere. Andai nella Diocesi di Hartforf, diocesi che non ho mai lasciato anche se avevo deciso di non essere più un attivista per la comunità».

Perché sente il bisogno di rendere pubblica la sua storia?
«La mia battaglia contro l’ipocrisia della Chiesa è iniziata quando ho visto la posizione del Vaticano rispetto al riconoscimento delle coppie gay e delle loro unioni. Tutta questa falsità è inaccettabile, almeno il 75% dei preti è omosessuale, hanno una regolare vita sessuale e affettiva e, questo, la Chiesa lo sa ma fa finta di non saperlo».

Continua ad essere un uomo di fede?
“È molto complicato il mio rapporto con la fede oggi, è il Magistero della Chiesa che non mi piace”.

Ma prega ancora?
“Si”.

Non teme di essere scomunicato quando qualcuno del Vaticano leggerà questa intervista?
“Sarete le prime a saperlo”. L’America, la grande spina nel fianco per il Vaticano con i suoi scandali dei preti pedofili, la terra che ha dato i natali al cardinale Paul Kasimir Marcinkus, che da Presidente dello IOR finì nello scandalo del crac del Banco Ambrosiano e che, grazie al passaporto diplomatico vaticano, riuscì ad evitare il mandato di cattura. “Ma lui era etero”, dice sorridendo Tony. Eppure, nonostante tutto, sia padre Adams che Paul Cappelli sono convinti che le cose nella Chiesa possano cambiare.

Ma come?
“Solo le suore americane potranno cambiare la storia della Chiesa, sono le più attiviste e anche le più forti. Quando decideranno che è arrivato il tempo di chiedere che sia loro permesso di celebrare i sacramenti e di poter fare carriera nella Chiesa diventando vescovi, monsignori, cardinali e anche Papa, allora la Chiesa cambierà”.

Father Tony, ma l’Italia farà mai una legge per il riconoscimento delle unioni tra omosessuali?
“Sì, e lo farà per motivi economici, come ha fatto lo Stato di New York. Era già iniziata la recessione economica, effettuarono degli studi per capire se, legiferando a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, l’economia del settore avrebbe avuto un incremento economico. Quando la legge entrò in vigore, fu un trionfo, non solo le previsioni furono superate, ma triplicate”.

di CARMELA FORMICOLA e LIA MINTRONE

Gazzetta del Mezzogiorno – 13 giugno 2013 – p. 12

 
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