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Attenzione alle Sette: puntano alla debolezza degli uomini con l'arma del plagio PDF Stampa E-mail

Attenzione alle Sette: puntano alla debolezza degli uomini con l'arma del plagioLa setta, denominata “Chiesa fondamentalista di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni” (da non confondersi con i mormoni), gestiva un ranch in cui 416 ragazzi venivano praticamente tenuti in schiavitù (anche sessuale). Quando si parla si sette, bisogna fare attenzione a non creare confusione e a non mettere tutti al medesimo livello. Ad esempio i luterani, i battisti o gli anglicani non rappresentano sette. La Chiesa cattolica da anni intrattiene con essi un dialogo ecumenico a livello ufficiale. Le vere sette, invece, si riconoscono da alcuni loro aspetti peculiari. Innanzitutto, a livello teologico non condividono punti fondamentali della fede cristiana come la divinità di Cristo e la Santa Trinità; oppure fanno un cocktail sincretistico di elementi cristiani con dottrine incompatibili come, ad esempio, lo spiritismo, la reincarnazione o i dischi volanti. Il padre Raniero Cantalamessa suggerisce di porre alcune specifiche domande ai propagandisti delle varie sette: “Credi in Dio ...

... Padre, Figlio e Spirito Santo? Credi in Gesù Cristo suo unico figlio? Onori e rispetti la madre di Cristo, Maria?”, senza lasciarvi smuovere finchè non abbiate ottenuto da essi una RISPOSTA CHIARA. Ma come agiscono gli adepti delle sette? Essi ingannano le persone, presentandosi di porta in porta come cristiani, mentre basta poco per accorgersi che manipolano gravemente la Bibbia. Di solito, poi, i membri delle sette sono polemici e aggressivi ed il loro nemico numero uno è l’odiatissima Chiesa Cattolica. Spesso, più che proporre il loro specifico credo, strumentalizzano un facile anticlericalismo per accusare il Papa, i preti e tutto ciò che è cattolico. Ma come agiscono in genere le sette?

Eccovi in un periodo di fragilità esistenziale. Vi trovate momentaneamente soli, senza famiglia o senza amici (arrivo in una città straniera per motivi di lavoro, ingresso in una facoltà universitaria). Attraversate un periodo di transizione difficile (perdita di impiego, fine degli studi, rottura di coppia, scontro coi vostri genitori, un grave lutto o delusione). Vi sentite “male nella vostra pelle”, senza ragioni interessanti e stimolanti di vita, oppure siete depressi. Siete stati già delusi dall’impegno politico, sindacale, religioso al quale vi eravate dedicati in precedenza e vi trovate senza un punto sicuro di riferimento. Una locandina pubblicitaria per strada o un volantino attirano allora il vostro sguardo.

O ancora una persona sorridente e ben vestita vi si accosta, per proporvi le chiavi della felicità, o di un mondo quasi perfetto. Vi si invita, per esempio, a ritrovare la vostra piena forma, la pienezza di una personalità “realizzata”; ad incontrare gente positiva, felice, con la quale potrete lavorare concretamente ed utilmente nel migliorare la vita, nel cambiare il mondo, nello sviluppare i vostri poteri nascosti, partecipando a dei corsi per acquisire la pace e l’armonia interiori; come pure nel fare l’esperienza diretta di Dio, in una comunità gioiosa e fervente; nel prepararvi ad una fine del mondo che non potrebbe mancare dal giungere molto presto... Notiamolo bene: sono i rappresentanti delle sette che vengono a voi, col trattato o il discorso caloroso e seducente di colui che si propone per reclutarvi. Con sorriso, affetto, incanto e gentilezza. Ma essi non vi dicono tutto, ed in particolare fin dove questo primo contatto simpatico può portarvi. Essi giocano sulla vostra sensibilità, le vostre emozioni. Ora, vi è sempre in noi un punto vulnerabile.

Ed è giocando su questa vulnerabilità che essi accentuano la falla psicologica: è l’inizio della manipolazione. Se ordunque voi entrate nell’ingranaggio (ritiri, corsi, soggiorni, conferenze, incontri), loro si impiegheranno nel controllare a poco a poco il vostro pensiero controllando il vostro comportamento. Con la parola, il discorso. Con la colpevolizzazione del passato e la paura del futuro. Con delle visite regolari, una pressione insidiosa per spingervi ad entrare nel gruppo, un avviluppamento affettivo che taglierà progressivamente tutte le altre relazioni precedenti. Qual è dunque il punto di partenza della manipolazione? Spesso il potere delle parole, del discorso messo al servizio del proselitismo, in una volontà seduttrice. Il linguaggio è in effetti uno dei mezzi privilegiati di cui noi disponiamo per agire e influenzare  gli altri. Il discorso settario è in effetti molto costruito: “Mobilitare l’attenzione di qualcuno, è prima di tutto piacergli, interessarlo.

Il messaggio non ha forza se non è inscritto nel campo delle preoccupazioni di colui che lo riceve. Egli deve poter trovare nel discorso delle risposte alle domande che si pone”. Cristo, riguardo alle sette, ci ha proposto un criterio sicuro di discernimento: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete”. E i frutti sono spessissimo: famiglie spaccate, suicidi, fanatismo, squilibrio psichico, gravi perdite finanziarie a favore della setta. In conclusione, come Enrico Baccarini, Presidente del GRIS di Firenze, ha già ben scritto su questo giornale, le sette rappresentano il lato più oscuro e pericoloso di una deviazione sociale poco nota, sovente minimizzata tanto dal mondo accademico quanto da quello politico e istituzionale.

Don Marcello Stanzione

 
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