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In dialogo con l'Islam: un trend in crescita PDF Stampa E-mail

In dialogo con l'Islam: un trend in crescitaIl trend è significativo: dappertutto si moltiplicano le conferenze di teologi, operatori di cultura, esperti del dialogo interculturale e interreligioso che promuovono il dialogo tra cristiani e islamici. Dopo la conferenza di Madrid, voluta da re Abdullah dell’Arabia Saudita, alla quale ha partecipato anche il cardinale Tauran in rappresentanza del Papa, dall’altra parte dell’oceano, all’università di Yale il mondo del dialogo cristiano-islamico si è unito per la “Common Word Conference”, ovvero la Conferenza della Parola Comune. “A common word” è anche il titolo della lettera che 138 tra intellettuali e religiosi islamici hanno inviato al Papa per promuovere un incontro di dialogo tra il Vaticano e il mondo islamico. Un appello che ha portato un appello a un meeting in Vaticano a Marzo, dal quale è scaturito l’accordo per una conferenza e un incontro con Papa Benedetto a Novembre, e un forum Cattolico-Islamico ...

... permanente. Anche l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams ha ospitato un incontro di teologi cristiani a giugno, per scrivere un’altra risposta all’appello, che verrà discussa in un’altra Common Word Conference all’università di Cambridge in Gran Bretagna in ottobre.

“C’è definitivamente qualcosa nell’aria”, ha dichiarato alla Reuters Miroslav Volf, un teologo protestante, che è stato tra i primi a rispondere all’appello dei 138, con una lettera che ha trovato oltre 300 adesioni. E il teologo David Ford, di Cambridge, sempre alla Reuters, ha spiegato che “la gente è sempre stata ad aspettare un’iniziativa attorno alla quale potessero convergere e che più in generale dia loro una strada per andare avanti con l’impegno del dialogo Cristiano-Islamico. Molte iniziative ci sono state dalla parte cristiana prima, ma questa (della Common Word, ndr) è stata un’iniziativa islamica. Ha avuto l’effetto desiderato”.

Eppure, alla Common Word Conference, c’è stato un intervento che ha fatto scalpore: quello del Principe Ghazi bin Muhammad bin Talal, sponsor del progetto della Common Word. In apertura della conferenza, invece di parlare di amore (che è al centro della lettera della Parola Comune), ha preferito concentrarsi soprattutto sull’odio e la violenza che teme possa uscire fuori se le due fedi non raggiungono una migliore comprensione l’una dell’altra. “I cristiani e i musulmani – ha detto – continuamente non si fidano l’uno dell’altro, non hanno rispetto l’uno dell’altro, non si piacciono l’una con l’altra, se non – in maniera popolare e attivamente – si gettano immondizia addosso, si demonizzano, si delegittimano e si attaccano l’una con l’altra. Con questo mix esplosivo, i conflitti religiosi, che vanno verso il genocidio, hanno passato il segno. Dio non voglia, un po’ più attacchi terroristici, in po’ di più di emergenze nazionali per la sicurezza, un po’ di demagoghi, e un po’ più di leggi di protezione, e quindi campi di internamento, se non campi di concentramento, non so così lontani in certi posti”.

Il principe Ghazi ha poi definito due rischi, che danno il conto delle sue paure. “L’olocausto di sei milioni di Ebrei, allora la più grande minoranza religiosa in Europa e ancora nella memoria collettiva, è qualcosa che gli Islamici in occidente dovrebbero considerare tanto seriamente quanto fanno gli ebrei”. Il riferimento è senz’altro alla demistificazione dell’Olocausto, che ha tra i sostenitori in primo luogo Ahmadinejad. E poi, “questo è lo scenario in cui Hutu e Tutsi, tribù entrambe cristiane, erano in Randa di fronte al genocidio perpetrato attraverso il machete di quasi un milione di persone nel 1994. Quanto facile potrebbe essere per Musulmani e Cristiani che hanno combattuto per più di un millennio e si sono visti tra di loro con il sospetto più profondo da San Giovanni di Damasco per schiavizzarsi l’uno con l’altro”.

Le reazioni al discorso sono state diverse: molti partecipanti hanno detto che ha ricordato le paure diffuse nel Medio Oriente. Alcuni hanno pensato fosse eccessivo, ma altri lo hanno sentito come una sobria presa d’atto di ciò che potrebbe accadere se… 

Rubrica a cura del dott. Andrea Gagliarducci ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )

 
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