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Guerra nel Caucaso, pensiero alla Russia PDF Stampa E-mail

Guerra nel Caucaso, pensiero alla RussiaBenedetto XVI non ha mancato di manifestare la sua preoccupazione per la situazione che è maturata in Georgia. Ha chiesto di aprire “senza indugi” i corridoi umanitari tra la regione dell’Ossezia meridionale e la Georgia, perché “i morti ancora abbandonati possano ricevere degna sepoltura e i feriti adeguatamente curati”. Ha sottolineato, nell’Angelus dell’Assunta, che continua “a seguire con attenzione e preoccupazione la situazione in Georgia, e mi sento particolarmente vicino alle vittime del conflitto. Mentre elevo una speciale preghiera di suffragio per i defunti ed esprimo sincere condoglianze a quanti sono in lutto, faccio appello affinché siano alleviati con generosità i gravi disagi dei profughi, soprattutto delle donne e dei bambini, che mancano persino del necessario per sopravvivere”.  È una situazione da guardare con attenzione, quella della Georgia. La frattura delle Chiese russe può infatti porre ostacoli alla via del dialogo che Benedetto XVI ha avviato.

La Chiesa georgiana è separata da quella russa, e il conflitto nel Caucaso l’ha ulteriormente frazionato: i monaci del monastero di Novy Afon, in Abkhazia, hanno dichiarato la loro indipendenza dalla Chiesa di Georgia, e ora lavorano più da vicino con la Chiesa Russa. “Si suppone che ci sentiamo georgiani? Non abbiamo niente in comune con loro”, ha affermato Padre Vissarion, il capo della Chiesa ribelle.

Da vedere come questa guerra turberà l’equilibrio interno della Chiesa russa, e come questo equilibrio porterà ad un dialogo con la Chiesa cattolica. Il dialogo è stato aperto, e il nodo cruciale è sempre il primato del Papa di Roma. Benedetto XVI non perde le speranze, ma mons. Pezzi, da poco nominato arcivescovo metropolita di Roma, dopo le prime entusiastiche dichiarazioni di avvicinamento, ha preferito una via più cauta, rilasciando delle dichiarazioni alla Sir (l’agenzia del Vaticano) dai toni molto più prudenti. “A certe posizioni diciamo così teoretiche, teologiche – ha chiarito mons. Pezzi - seguono poi delle posizioni pratiche che vengono assunte. Direi che quello che ostacola di più però è lo scarso desiderio di camminare verso la piena comunione che in genere si riscontra”. E questo perché “a volte sembra prevalere più la preoccupazione di difendere il proprio orticello, o la volontà di tenersi distanti, separati gli uni dagli altri.

E dove non c'è un desiderio reale di camminare verso la piena comunione, certamente il dialogo diventa più difficile.  Dove invece questo desiderio è reale, allora si può incominciare ad affrontare il dialogo con onestà e con sincerità, e sempre nella verità”. Anche se “ci sono certamente alcuni nodi che non riusciamo a sciogliere”, è anche vero che “non c'è alcun atteggiamento di demonizzazione dell'altro come fosse un avversario o un nemico”. Comunque, “la cosa più importante” è “rafforzare il desiderio di camminare insieme”. Un altro elemento positivo è che gli ortodossi russi “vedono in una luce molto positiva” il Papa per il “suo continuo andare con rinnovamento alle fonti del cristianesimo” e per “la sua chiarezza e la sua sincerità nell'affermare il contenuto dell'avvenimento cristiano e della fede cattolica”, trasparenza e sincerità che aiutano a “individuare e affrontare” le difficoltà da superare.

La Russia è un Paese dal forte sentimento cattolico. In vista del prossimo sinodo, la Federazione Biblica Cattolica ha promosso un’indagine su tredici Paesi del Globo su “La lettura delle scritture”. In Russia, per 90 persone su cento il contenuto della bibbia è vero, per 61 su cento è reale, per 81 persone su cento è interessante. Dati che dimostrano una certa sensibilità dei russi non solo verso la fede, ma anche all’idea di dare alla fede un ruolo pubblico.

Dall’altra parte, i rapporti con il patriarcato di Mosca sono sempre stati resi difficili dalle accuse di proselitismo che Mosca faceva a Roma. Ora pare che di queste accuse non se ne faccia più menzione, segno di una volontà di dialogo. Ma a Mosca certo non gradiscono il modo di evangelizzare dei cattolici.

Che si basa prima sulla Dominus Jesus, e poi sulla Nota Dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione” diffusa dalla congregazione per la Dottrina della Fede alla fine del 2007. Una Nota resa necessaria – si legge nell’introduzione – dalla “crescente confusione sul dovere della Chiesa di annunciare Gesù al mondo”. Confusione che è penetrata anche negli istituti missionari, aveva lamentato l’allora segretario dell’ex Sant’Uffizio Angelo Amato: “Niente più annuncio di Cristo, niente invito alla conversione, niente battesimo, niente Chiesa. Solo impegno nel sociale”. Un raffreddamento, secondo la nota, dovuto a varie cause. La prima, l’idea che ogni religione è via di salvezza pari alle altre. La seconda, la convinzione che proporre la verità cristiana ad altri è un attentato alla loro libertà. La terza, una concezione del Regno di Dio non identificato nella persona di Gesù Cristo, ma in una realtà generica che sovrasta tutte le esperienze e tradizioni religiose.

Ma è soprattutto nel finale che la Nota tocca la Russia, affrontando la questione dell’evangelizzazione “in Paesi dove vivono cristiani non cattolici, soprattutto in Paesi di antica cultura e tradizione cristiana”. E anche in queste situazioni – si legge sempre nella nota – il dialogo con i cristiani non cattolici deve essere “non soltanto una scambio di idee, ma di doni, affinché si possa offrire loro la pienezza dei mezzi di salvezza”. E, aggiunge la nota, “se un cristiano non cattolico, per ragioni di coscienza e convinto della verità cattolica, chiede di entrare nella piena comunione della Chiesa cattolica, ciò va rispettato come opera dello Spirito Santo e come espressione della libertà di coscienza e di religione. In questo caso non si tratta di proselitismo, nel senso negativo assunto da questo termine”.

C’è, in quest’ultimo paragrafo, la risposta alle accuse di proselitismo del patriarcato di Mosca. Certo è che la Chiesa si deve muovere con cautela di fronte a questa situazione di frammentazione russa. E lo farà, perché il dialogo con la Chiesa ortodossa è uno dei grandi obiettivi di Benedetto XVI.

Rubrica a cura del dott. Andrea Gagliarducci ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )

 
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