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Caso Condom, la Francia non cede. E nemmeno la Chiesa PDF Stampa E-mail

Caso Condom, la Francia non cede. E nemmeno la ChiesaLa Francia respinge con un intervento ufficiale del ministero degli Esteri le accuse rivolte lunedì dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ad “alcuni esponenti politici europei” e “organismi sovranazionali” per aver “irriso e offeso” il Papa per il suo intervento sui preservativi nel suo viaggio in Africa. “Non volevamo fare alcuna polemica. Abbiamo detto soltanto, e lo ripetiamo, che la frase del Papa sul preservativo (che non è una parte della soluzione, ma un problema per l’Aids) può avere conseguenze drammatiche sulla politica mondiale in favore della salute”, riferisce Eric Chevallier, portavoce del ministero degli Esteri francese. Che aggiunge: “Non abbiamo mai detto che il preservativo è l’unica soluzione del problema. Ce ne sono altre, l’assistenza medica, quella sociale, i test per individuare la presenza del virus, il sostegno psicologico. Ma il preservativo fa parte di questi elementi di risposta. Tutti i discorsi che vanno in direzione diversa, fatti in più da ...

... una persona che ha enorme influenza, vanno contro l’interesse della salute pubblica”. In Francia, il dibattito viene portato avanti anche da alcune personalità francesi (tra cui il premio Nobel per la Medicina 2008 Françoise Barré Sinoussi), che hanno pubblicato martedì su Le Monde una lettera aperta al Papa, chiedendogli di tornare sulle sue dichiarazioni a proposito dei preservativi e sull’Aids.

Una marcia indietro che non ci sarà. Se l’accusa è quella di favorire la diffusione dell’Aids, vietando il preservativo, i fatti dicono che in Africa quasi un terzo delle iniziative di contrasto al dilagare dell'Aids sono opera di cattolici. I preservativi vengono diffusi massicciamente da governi, enti internazionali ed Ong, e non risulta che i cattolici ne ostacolino la distribuzione e l'uso, specie tra coniugi uno dei quali sia portatore di contagio. Ma ogni operatore avveduto sa che essi non bastano, come prova la diffusione dell'Aids nei paesi ricchi del Nord dove i preservativi sono a disposizione di tutti. Il giudizio della Chiesa, confermato dall'esperienza sul campo, è che da soli i preservativi non frenano la promiscuità sessuale, vera causa del dilagare del flagello, anzi talora la incoraggiano. Lo ha spiegato, in un’intervista al sussidiario.net, anche Edward Green, direttore dell’Aids Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and development studies. Green (che si dice “liberal sui temi sociali”) spiega che “quello che si riscontra è in realtà una relazione tra un più largo uso di preservativi e un maggior tasso di infezione. Parte del fenomeno è dovuto a quella che chiamiamo compensazione del rischio. Significa che chi usa i preservativi è convinto che siano più efficaci di quanto realmente sono, finendo così per assumere maggiori rischi sessuali”.

Di conseguenza la Chiesa cattolica punta su due strade: l’"umanizzazione della sessualità", incoraggiandone l'esercizio solo entro l'amore coniugale fedele, e la cura dei malati. Le indagini provano che dove all'uso del preservativo si antepongono una guida al controllo della sessualità e cure adeguate e gratuite, i risultati sono confortanti.

E Famiglia Cristiana, in un editoriale di fuoco, accusa: non è che dietro gli attachi al Papa “non c’è dietro la sollecitazione delle multinazionali del condom? Distribuire preservativi, dicono medici e associazioni africane blocca nella gente una riflessione seria sulla sessualità, la violenza sessuale, la dignità della donna. Evidentemente, a chi ha dimezzato gli aiuti allo sviluppo e alla cooperazione, e nega dignità ai popoli dell’Africa, va bene così”.

di Andrea Gagliarducci

 
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