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VEDERE GLI ANGELI. Di don Giuseppe De Luca PDF Stampa E-mail

VEDERE GLI ANGELI. Di don Giuseppe De Luca

Chi è morto spiritualmente ha l’occhio atrofizzato e non vede più intorno gli Angeli. E tuttavia gli Angeli non ci abbandonano, nemmeno quando sono da noi abbandonati. La differenza che passa tra un cristiano vero, il quale viva cristianamente, e un cristiano falso, cioè di solo nome, è proprio questa, che l’uno è vivo e l’altro è morto. I santi, i teologi, i sacerdoti dicono una verità; qualora noi questa verità sostanziale e sostanziosa non la percepissimo più, e ci sembrasse non più che una vuota frase, già e solo per questo ci dimostriamo noi stessi non viventi ma morti. Viviamo materialmente, nella materia che è intorno ed è dentro il nostro composto medesimo; viviamo come tutti gli esseri animati, non ragionevoli, né spirituali, vivono nel creato. Non però viviamo in Dio, nell’eterno. L’anima nostra, morta alla sua vita vera, soltanto agisce da motore della nostra vita animale. ...
... Quel tanto di vita spirituale che ci resta, sia dell’intelligenza che della volontà, è asservito e assorbito dalla vita terrestre, mondana, mortale, effimera. L’essere immortale che noi siamo per natura, l’essere quasi divino che noi siamo per grazia (e cioè figli adottivi di Dio e partecipi della sua vita, anzi della sua natura), sono praticamente scomparsi: rimane l’essere materiale, pari all’animale, alla pianta, alla restante materia. Quanto abbiamo di spirituale, di immortale, di eterno, di divino, lo abbiamo a nostro dispetto, in tali condizioni, e ci vessa come una tortura e ci pesa come una condanna. Un morto ha intorno i suoi più cari e non li vede. Si è spenta la luce de’ suoi occhi, è caduta la vita che animava la sua massa, il suo mezzo quintale di materiale. Morti spiritualmente, noi non vediamo più intorno a noi i nostri Angeli. La vita spirituale non c’è più, in noi. Animati solo per la vita materiale, la nostra anima è rimasta in noi unicamente per attivare come un mantice i nostri polmoni e come un orologio il tic-tac del nostro cuore. Gli Angeli, puri spiriti che vivono accanto a noi e per noi che siamo spiriti viventi nella materia, noi non li vediamo più al momento che abbiamo rinunziato a vivere come spiriti, e tale rinunzia l’abbiamo fatta preponendo alla conoscenza amorosa e fedele di Dio una soddisfazione della carne o del sentimento o dell’orgoglio. E tuttavia gli Angeli non ci abbandonano, nemmeno quando sono da noi abbandonati. Più noi ci accechiamo, più essi vegliano sulle nostre strade. Già il fatto che noi siamo alla presenza di Dio, quanto dire il fatto che Iddio ci è presente d’una presenza più viva di quella con cui noi siamo presenti a noi stessi, è un fatto tale che potrebbe consolare ed estendere sino all’infinito, la nostra vita. Noi, che materialmente non siamo più che le foglie d’un albero in autunno, noi spiritualmente siamo vivi della vita di Dio, ed egli ci è innanzi, e accanto e intorno e sopra, in ogni momento, come un padre e un padre che è Dio. Abbandoniamo invece Iddio, contenti di vivere come foglie che il primo alito di vento stacca dal ramo e getta in terra a infradiciare e dissolversi. Se non che questa loro presenza è viva nella misura in cui noi siamo presenti e ci facciamo presenti a loro. Se si percorrono le vite dei santi, si scopre addirittura una familiarità ed una intrinsichezza tra loro e gli Angeli. Tale familiarità noi la scopriamo, inoltre, non solo nelle vite dei santi, ma nell’arte che li ha rappresentati. E’ difficile vedere una immagine d’un Santo, senza vedervi attorno molti Angeli. Le nostre chiese sono ricolme di Angeli, più d’un albero gremito d’uccelli in una sera di primavera: Angeli innanzi al’altare, Angeli nei quadri d’altare, Angeli nella decorazione delle pareti, Angeli nei soffitti e nelle cupole. Dove non sono raffigurai gli Angeli, in una chiesa? E noi non intendiamo questa lezione, noi non  li vediamo. Chi sapesse, d’esperienza, che cosa è la compagnia dell’Angelo posto alla nostra custodi avrebbe ritrovato il paradiso terrestre. Gli uomini godono di tutto, persino del peccato; e ignorano il godimento d’un Angelo vicino. Parlano di arte, di scienza, di filosofia, di natura, di amore, di parenti, di amici, di conoscenti appena conosciuti, e non parlano mai dell’Angelo che è al lato di ciascuno di loro, è tutto per ciascuno di loro, dà tutto se stesso e non vuole nulla fuorché la nostra salvezza eterna, e cioè quella gioia della vita divina, senza rive e senza fondo. Una notte di stelle, una campagna di autunno, un ramo di fiume, un edificio d’arte, un quadro o una scultura, sono vedute d’una dolcezza, immensa. Un’ora d’amor vero, un convinto d’amicizia, un pericolo evitato insieme, sono grandi conforti al cuore dell’uomo. La presenza sentita del nostro An gelo, chi sapesse sentirla, è d’una dolcezza e d’un conforto senza paragone maggiori.
 
VEDERE GLI ANGELI. Di don Giuseppe De Luca
 
Segnalazione di Don Marcello Stanzione (Ha scritto e pubblicato clicca qui)
 
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