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L’IDENTITA’ DEGLI ANGELI di Oskar Simmel PDF Stampa E-mail
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lunedì 03 ottobre 2016
Idenità angeliAngeli. La parola  “angelo” significa “ nunzio” “ messaggero”. con essa si indicano i puri spiriti creati da Dio, creature il cui spirito non è come quello dell’uomo legato ad un corpo, ma è libero da ogni materialità. Tali esseri sono tanto al di là dell’ambito dell’esperienza umana, che la semplice intelligenza non può provocare sicuramente l’esistenza, anche se, in base all’ armonia dell’universo, si può pensare con ragione che tra lo spirito legato a materia e lo spirito increato di Dio ci debbono essere gradi intermedi costituiti da puri spiriti creati. La sicurezza che esistono questi esseri l’attingiamo dalla rivelazione di Dio. La Sacra Scrittura in molti passi parla degli angeli, e fin nei primi e più antichi libri ( Gen. 3), è dunque errata l’opinione secondo la quale Israele avrebbe conosciuto per la prima volta a Babilonia la dottrina degli angeli del parsismo da cui l’ avrebbe ripresa. In questa tesi c’è però di vero che l’Israele  ha perfezionato la propria angelologia in contatto co Babilonia, come mostrano i libri più recenti della Scrittura. ...
...La Chiesa, nel Concilio Lateranense IV ( 1215), ha proclamato articolo di fede la verità biblica dell’esistenza di puri spiriti. Anch’essi furono creati dal nulla, come gli uomini e il resto del mondo. Gli angeli, che formano un regno intermedio tra Dio e l’uomo, hanno a loro volta un proprio ordinamento. La Sacra Scrittura menziona quali cori angelici i Serafini e i Cherubini, i Troni , le Dominazioni, i Principati, le Virtù, le Potestà, gli Arcangeli e gli Angeli. La dottrina delle gerarchie  angeliche è stata elaborata specialmente dallo pseudo-Dionigi Areopagita. La Scrittura, sia nell’Antico ( Gen. 18) che nel Nuovo Testamento ( Giov. 20,12-13), afferma spesso che degli angeli sono apparsi visibilmente sulla terra. Comunque ciò si debba intendere come visione soggettiva, a somiglianza dei sogni , ovvero mediante il rivestimento di un corpo il oro apparire provoca sempre paura, spavento, terrore e lascia con ciò presentire qualcosa del sovrumano mondo portentoso, a cui gli angeli appartengono. La loro conoscenza è più profonda di quella dell’uomo. L’Apocalisse afferma che all’intorno e al di dentro son pieni d’occhi ( Apoc. 4,6 sgg.) Tutta la loro essenza è visione , la loro volontà è più forte di quella dell’uomo. Degli angeli la Scrittura dice che stanno al cospetto di Dio ( Isaia 6,2) e gli rendono in culto perenne ( Apoc. 4 e 5). Alla luce inaccessibile di Dio può elevarsi però soltanto colui che precedentemente sia stato trasformato in una nuova creatura dell’amore e dalla grazia di Dio. La trasformazione, per grazia di Dio, c’è stata anche per gli angeli. Ma l’amore vuole la libera risposta dell’amato e ripungerebbe all’intima natura dello spirito, se tale trasformazione fosse avvenuta senza che anch’essi, gli angeli , si fossero dichiarati per essa con personale decisione. La sacra Scrittura accenna più volte a questa decisione, come quando parla del fuoco eterno, “ ch’è stato preparato per il diavolo e gli angeli suoi” ( Matt. 25,41). Molti teologi ritengono che Dio avrebbe rivelato agli angeli la futura incarnazione del Figlio richiedendone la fede. Tutti gli angeli che decisero per Dio stanno ora al suo cospetto per lodarlo e anche per essere i suoi messaggeri (angeli) nel mondo ( sacrificio di Isacco, Gen. 22,11). Dal momento dell’incarnazione del Figlio di Dio, essi non sono più i nunzi della volontà divina, ma servi e strumenti del regno di Dio, apparso in Cristo: così nell’incarnazione, nella nascita, nella tentazione di Gesù nel deserto, nella resurrezione, nell’ascensione e nel giudizio finale. Tenendo presente tutto ciò possiamo capire la dottrina cattolica circa gli angeli custodi. Essi non sono, come ce li presenta una iconografia dozzinale, gli sdolcinati personaggi attenti a evitare le disgrazie ai bambini: sono invece spiriti potenti, che vedono il volto di Dio ( Matt. 18,10), che devono assistere l’uomo nella sua decisione che spesso può essere per l’uomo tremendamente difficile. Dal secolo XVI la Chiesa romana celebra un’apposita festa in onore degli angeli custodi ( 2 ottobre). Inoltre molti teologi, a partire dai Padri della Chiesa, ritengono che ogni popolo abbia un suo angelo, che lo rappresenta davanti a Dio. Non tutti gli angeli superarono la prova richiesta da Dio. Alcuni peccarono, e Dio li scagliò nel tetro abisso dell’inferno ( II Pietro2,4) dove saranno lasciati fino al giorno del giudizio finale, in cui riceveranno il pieno castigo della loro rivolta. Tale castigo consiste nella disperazione per aver perduto Dio, per sempre! La rivelazione distingue il diavolo, detto anche “ Satana”, dai demoni. Satana è presentato come il loro capo. Altri nomi del diavolo sono “ omicida fin dal principio” ( Giov. 8,44), “ padre della menzogna” ( Giov. 8,44), “ principe di questo mondo” ( Giov. 14,30), “ dio di questo mondo” ( II Cor. 4,4), “ il serpente antico” ( Apoc. 12,9): tutti i nomi che indicano le forme e i modi in cui il diavolo percorre questo mondo per rovinare gli uomini. C’è dunque secondo la dottrina cattolica un regno del maligno, che , comandato da un “ capo”, tenta con potenti schiere di mandare in rovina l’opera di Cristo, proprio come Satana tentò di rendere Cristo stesso infedele alla sua missione ( Matt. 4,1 sgg). Dall’interno e dall’esterno il diavolo combatte la Chiesa e il singolo uomo. Cosi la Scrittura riferisce parecchi esempi di possessione demoniaca ( tra l’altro Matt. 17,14 sgg), casi che del resto si verificano anche oggi, specialmente nelle religioni pagane. La Chiesa ha un particolare esorcismo per guarire le possessioni demoniache ( Rituali romano, tit. XI, capp. 1-3). Oltre che con la tentazione e l’ossessione, gli angeli decaduti possono nuocere anche con la magia; la Sacra Scrittura ne dà testimonianza ( Matt. 24,24). Nei secoli XVI e XVII il Nord Europa in modo particolare si rese colpevole di imperdonabili accessi in nome della lotta contro l’influsso diabolico, nella cosiddetta caccia alle streghe. Nella guerra contro questa mania collettiva si distinsero il benedettino Wilhelm Edeline ( metà del sec. XV), Johann von Beetz, carmelitano fiammingo ( intorno al 1500), Johannes Wier ( sec. XVI) e i due gesuiti Adam Tanner e Friedrich von Spee. In Italia la caccia alle streghe si fece sentire specialmente nel Nord al tempo de Carlo e Federico Borromeo, arcivescovi di Milano. Nei riguardi delle presunte streghe la prassi dei tribunali ecclesiastici fu assai meno severa di quella dei tribunali laici d’allora, che rivendicavano a sé la punizione del reto di stregoneria. Lo sforzo più imponente per rovinare l’opera di Cristo, Satana lo intraprenderà verso la fine di questo mondo. Tuttavia Cristo, che ha già vinto Satana con la sua morte, lo vincerà allora definitivamente ( Apoc. Da 20,11 a 21,1).
 
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