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San Raffaele: Il Compagno ideale PDF Stampa E-mail

San Raffaele: Il Compagno idealeDei tre arcangeli, Raffaele è il primo nominato nella Bibbia. Egli non vi appare che nel Libro di Tobia - scritto verso l'inizio del II secolo avanti Cristo -, di cui è l'eroe principale. In questo racconto edificante, meravigliosamente narrato, egli si presenta sotto l'apparenza di un giovane e sotto il nome di Azaria. Nessuno spirito spiacente ha avanzato (l'ipotesi ndr) che si trattava del modo per preservare il suo incognito, l'angelo si sarebbe né più né meno reso colpevole di imbroglio; ora, se Raffaele significa "Dio guarisce", lo pseudonimo che egli adotta - Azaria - si traduce con "Dio soccorre", il che è grosso modo la stessa cosa: non si potrebbe sorprendere un angelo in flagrante delitto di menzogna! Azaria si propone per accompagnare nel paese di Medes l'adolescente Tobia. Questi deve recuperarvi il denaro che un amico deve a suo padre Tobia, un pio Ebreo di Ninive diventato cieco, poi rovinato, e desideroso nondimeno di ...

... pagarsi esequie decenti. Dopo diverse peripezie, l'angelo recupera il denaro presso il debitore e trova a Tobia una sposa nella persona della bella Sara, poi scorta la giovane coppia a Ninive dove, il vecchio Tobia essendo stato guarito dalla sua cecità grazie ai suoi consigli, si rivela al padre ed al figlio in alcune parole molto semplici:

Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che stanno ed entrano davanti alla gloria di Dio (Tb 12, 13). Allora il padre ed il figlio cadono dalle nuvole, Raffaele vi risale già, lasciandoli sbigottiti (non lo si sarebbe di meno). Poi il vecchio Tobia intona un inno di azione di grazie, di cui la Vergine Maria riprenderà nel suo Magnificat i temi maggiori, in termini più sobri: l'umiltà della serva del Signore non si accomoda affatto con fioriture. Dosando a meraviglia racconto di avventure, storia d'amore e racconto morale, il Libro di Tobia schizza anche per la prima volta le grandi linee di un'angelologia: "Raffaele occupa una funzione essenziale nell'economia di quest'opera ed il Libro non si comprenderebbe senza la sua presenza. La dottrina sugli angeli trancia realmente un passo grazie al Libro di Tobia".

Ben di più, esso illumina la teologia dell'angelo custode, che fonda l'insegnamento di Gesù quando egli afferma che i bambini hanno il loro angelo protettore (Mt 18,10). Molto presto, a causa della sua missione e del suo ruolo presso il giovane Tobia, l'angelo Raffaele è diventato il prototipo dell'angelo custode: In mezzo ai personaggi che ci presenta il racconto, occorre fare un posto scelto a Azaria-Raffaele, uno dei più bei regali che il cielo abbia fatto alla terra.il giovane è semplice, preveggente, perfettamente allevato. Consigliere modello, egli indica nell'ora che occorre il consiglio che occorre (...): egli interviene quando la sua azione si rivela necessaria, si annulla quando la sua presenza sarebbe indiscreta. Egli compie fino in fondo, con tatto e sollecitudine, la missione che gli è stata confidata, dopo di che scompare dopo aver rivelato il mistero della sua presenza. Si sarebbe amato custodirlo per molto più tempo!".

Raffaele è, dei tre arcangeli, quello sul quale la Bibbia ci narra di più. Essa lo mostra come un compagno fedele ed accorto, inventivo anche: non impara a Tobia come utilizzare il fegato, il cuore ed il fiele di un pesce, i primi per affumicare il demonio Asmodeo  che uccideva i mariti - sette! - di Sara la vigilia delle nozze, ed il fiele come unguento per guarire Tobia dalla sua cecità? Esorcismo e rimedio un po' magici, conformemente alle mentalità dell'epoca. Ma soprattutto Raffaele è il messaggero divino, incaricato di una missione, così come la rivela a Tobia: Io sono stato inviato verso di te per provarti. Ma Dio mi ha anche inviato per guarirti, come pure Sara, tua nuora (Tb 12, 13-14).

Egli è anche colui che, come tutti gli angeli, presenta a Dio le preghiere e le opere buone degli uomini: Ebbene, quando tu pregavi, come pure Sara, sono io che ho presentato il memoriale della tua preghiera davanti alla gloria del Signore, e similmente quando tu seppellivi i morti (Tb 12, 12). Infine, Raffaele ci consegna due insegnamenti preziosi. Quando il demonio che tormentava Sara fugge nel deserto d'Egitto, cacciato dal fetore delle viscere del pesce che Tobia ha bruciato nella camera nuziale, l'angelo lo insegue per incatenarlo e legarlo sul campo (Tb 8, 3), eufemismo che significa che egli gli da una buona razione al fine di dissuaderlo per sempre dall'assillare i giovani sposi: Dio concede ai suoi angeli una reale potenza sullo spirito del male. Per contro, quando Raffaele si comporta in ogni cosa come un essere umano, non è che apparenza, immagine, di cui conviene ricercar il significato: Voi mi guardavate, allorché non mangiavo nulla; non era che una visione che voi guardavate (Tb 12, 19).

Egli ci insegna dunque molto sulla missione ed il modo d'intervento degli angeli. E, accettando che il cane di Tobia li accompagni nella loro squadra, egli giunge fino a mostrare che questi amano gli animali. Essi sembrano d'altronde avere una predilezione per le vacche. La contessa d'Aspromonte aveva dato una mucca alla giovane comunità fondata a Poussay da AUX LE CLERC (1576-1622). Un giorno, l'animale scomparve. Le suore la cercarono invano, "percorrendo per tre ore le vallate e le coste". Come stavano per rientrare avvilite, una voce proveniente dal cielo disse loro: " Scendete verso la pianura e la troverete". Subito obbedendo, le monache corsero verso il posto indicato e vi ritrovarono la mucca che, per nulla commossa da quel rimescolio che aveva provocato, ruminava pacificamente all'ombra di un salice. Madre Alice e le sue figlie attribuirono la voce all'angelo custode della comunità, che le aveva già soccorse più d'una volta.

Alcuni anni più tardi, a Castro Giovanni, un contadino perse la sua unica mucca. Per dieci giorni, egli la cercò invano poi, disperato, inviò sua sorella presso il padre francescano BONAVENTURA DA CAPIZZI (1551-1618), reputato nella regione per i suoi doni soprannaturali. Il religioso si raccolse alcuni istanti, pregando il suo angelo custode, ed invitando la brava donna a fare altrettanto, poi le dichiarò: "va in pace, la tua mucca è ritrovata, ma essa ha incontrato un ostacolo per via e non rientrerà che domani". L'indomani, in effetti, l'animale reintegrava la stalla con un passo noncurante, come se la avesse lasciata alcune ore prima. Non dispiace alle mucche, questa sollecitudine degli angeli si rivolge comunque ai loro padroni - di cui esse sono sovente la più preziosa fonte di guadagni - maggiormente che ad esse stesse.

Malgrado i tratti che gli sono propri, Raffaele non gode presso i fedeli della stessa popolarità dei suoi fratelli Gabriele e Michele. Questo attiene senza dubbio in parte alla discrezione dei suoi interventi presso gli uomini. Soprattutto, egli è stato soppiantato nella devozione popolare dagli angeli custodi, di cui è il modello e coi quali egli si è rapidamente confuso: Raffaele è (...) l'archetipo dell'angelo custode, il suo viaggio con Tobia simboleggia il ritorno del figlio presso il Padre celeste sotto la salvaguardia dello spirito protettore. Il Libro di Tobia non ci consegna nessuna informazione sull'aspetto di Raffaele, se non che egli si presenta come un giovane, vestito in modo abbastanza banale per dissimulare la sua natura e la sua identità. Anche quando, alla fine, egli si rivela ai suoi ospiti, non è detto che egli cambi allora di apparenza. Sono bastati, perché i fedeli lo identifichino nelle vetrate, sui capitelli scolpiti e nei quadri, forgiare a lui - come a Gabriele ed a Michele -  un'iconografia specifica a partire dagli elementi forniti dal racconto biblico. Lo si è raffigurato con un pesce od un vaso d'unguento, allusione alla guarigione del vecchio Tobia. E, poiché egli accompagnò Tobia nel suo periplo in Media, gli si attribuì un bastone da viaggiatore, che sovente si mutò in un bordone provvisto di una borraccia, come delle conchiglie san Giacomo, poiché i pellegrini lo invocavano come loro protettore.

Una iconografia d0un gusto contestabile, molto di moda nel XIX secolo, ha contribuito alla banalizzazione di Raffaele ed alla sua assimilazione all'angelo custode: che non ha mai visto di quelle immagini dolciastre in cui un angelo adolescente accompagna un ragazzino od una ragazzina, proteggendoli nel mentre che attraversano un ponte al di sopra d'un torrente impetuoso o camminano sul ciglio di un burrone, quando non porta verso il cielo l'anima del bambino vittima di un incidente? In queste ultime immagini, la madre disperata non ha sguardo che per l'angelo che le rapisce il suo bambino morto, come se egli avesse la colpevolezza di non aversi saputo mostrarsi vigilante. Tanti risvolti "edificanti" di epistole proprie al gesto di Tobia ed alla missione di Raffaele. Felicemente, diversi spirituali e mistici ci permettono di restituire all'arcangelo se non il suo vero volto - chi lo saprebbe? -, almeno una immagine personalizzata, meno mielosa di quella del belloccio che cammina a fianco ad un ragazzino ed indicandogli il cielo col dito. Ed alcuni artisti hanno saputo illustrare con dolcezza tale o talaltro episodio del racconto biblico. Basta evocare l'opera di Rembrandt intitolata L'arcangelo Raffaele che lascia la famiglia di Tobia (1637), conservata al Louvre: in un alone di luce, l'angelo si eleva verso il cielo nel mentre che Tobia ed i suoi lo seguono con lo sguardo: egli è di schiena, vestito d'una splendente tunica bianca dai riflessi d'oro, la sua capigliatura di fuoco proietta un chiarore diffuso sulle sue ali dispiegate. Sullo stesso tema, ma meno noto, il quadro di Le Sueur che ospita il museo di Grenoble ci mostra Raffaele che si invola nell'azzurro: stesso abito bianco, stessi capelli rossicci.

Nei primi anni del XV secolo, la nobildonna Francesca Bussa de' Leoni è malata. Ella stessa aspira alla morte, che la riunirebbe ai suoi bambini deceduti prematuramente, l'incantevole Evangelista, tolto all'età di nove anni, e la sua sorellina Agnese, deceduta a sette anni. Soprattutto, ella vedrà infine faccia a faccia quel Dio che l'ha condotta nelle strade di un'alta contemplazione. Ma non è ancora l'ora: un angelo le appare, rivestito d'una veste d'un bianco splendente, risplendente di luce, d'una bellezza indicibile. Gli occhi della malata non possono sopportare simile maestà, e, distogliendoli, ella lo intende dirle che è l'angelo Raffaele, e che deve guidarla ancor più lontana nelle vie della perfezione. Egli si fa sua guida attraverso l'inferno ed il purgatorio, poi la innalza nel cielo: così aumentano il suo orrore del peccato ed il suo bruciante desiderio di Dio. Ella lo rivedrà una quarantina d'anni più tardi, sotto lo stesso aspetto: "Vedo il cielo aperto. L'angelo è in piedi davanti a me. Il mio compito è finito, egli mi chiama". E. al suo confessore che vuole saperne di più, ella risponde in un soffio, prima di rendere l'anima: "Finisco i miei vespri".
Tale fu la morte di colei che si conosce sotto il nome di santa Francesca Romana, segnata da una delle più classiche apparizioni dell'angelo, come si mostra lungo il filo dei racconti biblici: un adolescente maestoso, vestito di bianco ed aureolato di luce, senza ali. Due secoli più tardi, la confezionista spagnola INES DE JESUS (1630-1677), monaca a Miedes, in Aragona, non vede diversamente l'arcangelo: "E' un giovane bellissimo, portante un abito d'un colore di madreperla molto scintillante".

La stigmatizzata tedesca MECHTILDE THALLER, chiamata l'Amica degli angeli a causa della sua familiarità che gli spiriti celesti intrattenevano con lei, lo descrive differentemente, ma sempre idoneo: L'abito di san Raffaele è rialzato e cinto d'una cintura. Nella mano destra egli tiene un bastone a forma di scettro (...) porta un abito verde. Il suo volto è rivolto verso il cielo, le sue mani sono giunte in una fervente preghiera. Vi è, nella sua bellezza, qualcosa di commovente, direi quasi di malinconico". Le pagine che questa mistica consacra all'angelo ed alla sua missione sono originali e d'un grande interesse, nella retta linea dell'angelologia del Libro di Tobia.

"Enciclopedia dei fenomeni straordinati" di Joachim Bouflet - Tradotto da Alfonso Giusti (Segretario Generale della M.S.M.A.)

 
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